Le “Cattiverie obbligatorie” di Maria Francesca Alfonsi

SECONDO LIBRO DELLA GIORNALISTA ANCONETANA

Coper  Cattiverie obbligatorie– ANCONA – di Martina Bonci –

Poche pagine, 27 mini racconti, 27 cattiverie obbligatorie.

Maria Francesca Alfonsi, giornalista RAI anconetana, dopo il primo libro “Il sogno della casa terrena” (1997), è tornata con un lavoro del tutto inaspettato e stupefacente: “Cattiverie obbligatorie”, pubblicato l’anno scorso da Italic.

Il libro è composto da 27 storielle che nascono l’una dall’altra, e si susseguono come a formare un ciclo unico, un anello scandito da morti violente o incidenti non proprio casuali.

In ogni racconto i protagonisti delle vicende si trovano a dover fronteggiare situazioni di stress, angoscia, dolori, che appartengono alla vita di tutti i giorni, ma che con grande senso di iniziativa risolvono in modo intransigente e definitivo con atti cruenti e letali. L’autrice racconta con chirurgica calma e lucidità gli avvenimenti che precedono l’inevitabile epilogo finale inquadrando il punto di vista del colpevole: ne indaga e ne mette in luce le motivazioni assolutamente razionali e soppesate, scevre da ogni impulso emotivo. E perciò molto probabile che il lettore sia portato ad indugiare a fantasticare in modo “spericolato” su possibili modi per eliminare anche lui, definitivamente e in maniera affatto ortodossa, i problemi che gli propina la vita moderna, salvo poi essere riportato alla realtà civile dalle parole ironiche dell’autrice.

Con grande inventiva e originalità, la Alfonsi stuzzica la l’immaginazione del lettore condensando nelle poche pagine del libro molte possibilità concrete per architettare una vera e propria rivalsa personale all’insegna dell’illegalità: a partire dalle tecniche più semplici, come lasciare una bottiglia di vetro all’ingresso dell’appartamento della vicina rumorosa per procurarle una rovinosa caduta lungo il pianerottolo, a quelle più raffinate, come le torte fatte in casa al gusto di cianuro per allietare mortalmente il palato del marito fedifrago.

Cattiverie obbligatorie”, ma lo ribadiamo, che hanno il sapore di un’ironia, di un sarcasmo allo stesso tempo pungenti e intriganti ma leggeri. Utili per metabolizzare pacatamente grattacapi esistenziali più o meno gravi e vivere quindi più sereni e meno amareggiati.

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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