“Il Caso Spotlight”: film vero su una storia vera

GRANDE GIORNALISMO SU CHIESA E SEX ABUSI

ANCONA – di Alessandro Faralla – Un film senz’altro apprezzato. C’è però chi ha storto il naso, sottolineando che “Il Caso Spotlight” (presentato fuori concorso al Festival di Venezia 2015) è fin troppo semplice, senza sussulti, per meritarsi un premio come l’Oscar. Forse l’errore è esserci abituati, a giudicare un lavoro per l’appetibilità o la predisposizione a concorrere per i premi.

Il parametro con cui un film va analizzato è ben altro. Il “Caso Spotlight” riesce nell’intento di raccontare una storia vera, dura e drammatica con intelligenza, non cercando scorciatoie né sensazionalismi, così come dovrebbe fare ogni inchiesta giornalistica che cerca la verità e non la pubblicità.

Tom McCarthy, il regista, attraverso una scrittura avvincente, dei dialoghi appassionati e un’impostazione rigorosa, non sminuisce la vicenda né glorifica il lavoro del team Spotlight, la divisione del Boston Globe che nel 2002 scosse una città e poi il mondo intero investigando su numerosi casi di abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti della Chiesa Cattolica. Le rivelazioni documentante in oltre 600 articoli valsero al giornale il Premio Pulitzer.

Una pagina delicata che mostra come specialmente nell’informazione bisogna sapere leggere, non fermarsi dinanzi agli intoppi, riconoscere i propri errori e ripartire, così come è avvenuto al Globe. Non lasciarsi prendere dalla fretta, comprendere l’obiettivo e lo schema da seguire: questo l’atteggiamento del neodirettore Marty Baron (Liev Schreiber), arrivato al Boston Globe nell’estate del 2001. Appena insediatosi, suggerisce al gruppo di lavoro guidato da Walter Robby Robinson (Michael Keaton) di approfondire la notizia di un prete locale accusato di aver abusato di diversi giovani parrocchiani nel corso degli ultimi trent’anni. Quattro cronisti, per amore del loro lavoro, della ricerca della verità e per ambizione – elementi che accompagnano più o meno tutti coloro che fanno questo mestiere e che nel film non vengono camuffati – saranno protagonisti di un cammino imprevedibile quanto emozionante: ricerche, testimonianze, verifiche costanti per smantellare il complesso sistema di insabbiamenti creato dai vertici di un’istituzione potente come la Chiesa.

Il film, grazie ad un cast efficace, in cui spiccano il solido Keaton e un coinvolgente Mark Ruffalo, affronta con onestà e tatto il dolore, la fede tradita, la violenza psicologica subita in maniera brutale dalle vittime, portandoci all’interno di una redazione, catturandone le sensazioni, le atmosfere delle tappe di un pregevole lavoro d’inchiesta.

Il “Caso Spotlight” fa onore all’integrità e alla generosità del giornalismo d’inchiesta, ricordandoci quanta differenza possa fare questo mestiere se fatto con tenacia, meticolosità e senza condizionamenti.

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