I grandi intrighi del Cremlino dietro l’omicidio di Boris Nemtsov?

VLADIMIR PUTIN E L’OMICIDIO DELL’OPPOSITORE CHE SAPEVA TROPPO

di avv. Fabiana Latte

imagesSiamo in Russia, giorni nostri, dove in un clima apparentemente democratico, chi osa opporsi al regime russo non può far altro che accettarne le possibili conseguenze. L’assassinio alla democrazia si è consumato nella giornata di ieri.

Non so se avete mai sentito parlare di Boris Nemtsov. A soli 55 anni è stato brutalmente ucciso a colpi di arma da fuoco. Ovviamente gli autori di un simile gesto non sono ancora noti.

I precari equilibri della guerra fredda sono evidentemente compromessi.

Nonostante le dichiarazioni di Vladimir Putin, il dubbio che dietro l’efferato omicidio ci sia proprio l’attuale presidente russo si fa sempre più forte.

Il quando: alla vigilia di una imponente manifestazione annunciata contro Putin e contro il suo governo. Una vera minaccia. Perché proprio in relazione ai disagi economici russi, la manifestazione sarebbe stata la base per una nuova ondata di proteste. Difatti, dai più, tale manifestazione che si sarebbe dovuta tenere nella giornata di oggi, è stata rinominata “primavera” un chiaro riferimento ad una sorta di rinascita del regime.

Il luogo: non troppo distante dal Cremlino.

Il possibile movente dell’attentato: Nemtsov stava lavorando da diverso tempo su un dossier contente informazioni contro il presidente russo, contro l’indiscusso (o indiscutibile, direi) potere centrale. In tale dossier si accusava Putin di corruzione e si affermava che le ricchezze accumulate da quest’ultimo fossero di provenienza illecita.

Il modus operandi: fa pensare ad un agguato preparato nei minimi dettagli. A tal punto che, secondo una fonte dell’agenzia Interfax, nei minuti immediatamente precedenti alla sparatoria un soggetto appostato nei pressi del luogo dell’attentato, ha dato il segnale agli aggressori di attaccare. Le abitudini della vittima erano ben note. Non solo. L’oppositore del Cremlino è stato colpito alla schiena da diversi colpi di pistola, provenienti da una macchina.
Si ritiene che l’arma utilizzata per commettere l’efferato omicidio sia una pistola (Makarov) in dotazione dell’esercito e dalla polizia russa (che coincidenza,eh!). Le difficoltà, invece, provengono dall’individuazione dell’azienda che ha prodotto i bossoli rinvenuti sul luogo del delitto, in quanto si pensa che siano fabbricate da aziende diverse. Non serve dire che questo fattore rende estremamente difficile rintracciare l’origine dei bossoli e amplia notevolmente la ricerca.

Per gettare fumo sulla vicenda, già si parla di un attentato di fondamentalisti islamici o di un evento criminoso legato alla crisi ucraina. Nessun componente della Commissione di inchiesta (casualmente) capeggiata dal presidente russo Putin, sta conducendo le ricerche all’interno delle proprie forze di polizia.
Nonostante l’affermazione del leader russo, Nemtsov, non ha una notorietà pari ad un comune cittadino.

Nemtosov era uno tra i politici più carismatici presenti nel panorama dell’opposizione, un ex vice premier e dal 2013 era legislatore nel parlamento della città di Yaroslavl. In prima linea nella lotta contro la corruzione.

Troppo scomodo.

Non era solo questo, era anche padre. Un padre di quattro figli che ora son rimasti orfani di un uomo coraggioso che non si è fatto mai intimorire dalle numerose minacce ricevute nell’arco di tutti questi anni.
Molti tra i principali leader internazionali hanno espresso indignazione e auspicano ad ogni modo un’indagine rapida, imparziale e trasparente.

Non è il primo degli omicidi di tal tipo che rimangono senza un autore. Altri dissidenti e oppositori hanno in comune con Nemtsov, la stessa sorte e l’opposizione nei confronti del governo di Putin. Pensiamo immediatamente alla Politkovskaya o all’oligarca Boris Berezovskij o, ancora, a Natalia Estemirova. Ma l’elenco non è esaustivo.
Tra i tanti protagonisti e attivisti che hanno come unica colpa l’aver denunciato le violazioni ai diritti umani e la corruzione della propria patria, vi lascio con una delle tante storie per comprendere, come, il caso (se così vogliamo chiamarlo), abbia unito queste vittime, tutte morte in circostanze ancora poco note.

Anna Stepanovna Politkovskaya è stata una giornalista russa, nota per il proprio impegno sul fronte dei diritti umani, della dignità umana, della libertà e della democrazia e, non da ultimo, per la sua opposizione al presidente Vladimir Putin. Nel corso della sua carriera giornalistica contraddistinta dall’enorme coraggio, è stata una testimone (scomoda, direi) freddata nel 2006 nell’ascensore della propria abitazione, con un colpo alla testa, il giorno antecedente alla pubblicazione sul giornale russo “Novaja Gazeta” dei risultati di una sconvolgente inchiesta sulle torture perpetrate in Cecenia che condannavano apertamente l’esercito russo e il governo russo. Coincidenza vuole, che anche in questo caso, l’assassinio è stato perpetrato con la stessa pistola (una Makarov) che ha esploso i 6 colpi nei confronti di Nemtsov.
All’oggi non è ancora possibile risalire al mandante dell’omicidio.

In questa giornata di lutto, lascio a voi le possibili conclusioni e deduzioni.

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