Era un telefonino o la campanella? La Francia contro gli smartphone agli studenti

MACRON PROIBISCE L’USO DEI CELLULARI NELLE SCUOLE: COSA NE PENSANO I GIOVANI ITALIANI?

di Chiara Mattei (Studente)

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Proibiremo l’uso degli smartphone all’interno delle scuole elementari e medie” promette Emmanuel Macron nella propria campagna elettorale. A breve la semplice proposta del Presidente francese diventerà legge: la Rèpublique en Marche introduce il “divieto effettivo” dei telefoni cellulari nelle scuole elementari e medie all’inizio di settembre. Sarà un bene o un male la scelta del giovane Presidente? Ma la vera domanda è: cosa ne pensano i giovani?

È chiaro che al giorno d’oggi l’utilizzo della tecnologia è considerato pernicioso agli occhi di coloro che vorrebbero proteggere soprattutto chi ancora ha bisogno di essere guidato e tutelato affinché possa intraprendere la giusta via. Ma è chiaramente fondato che l’esistenza di quei piccoli e/o grandi strumenti che si tengono stretti tra le mani, accarezzati dal tocco celere dei nostri pollici, ha senza ombra di dubbio cambiato la vita di ciascuno di noi, ma a che prezzo?

Ovviamente l’indipendenza da smartphone, comunemente chiamata “nomofobia”, è diventata oramai frequente nella vita di ogni giovane. “Senza cellulare non so cosa farei”, “Menomale che il cellulare aiuta a ricordare i miei impegni”, “Fortuna che esiste il cellulare”…quante volte nella vita di noi adolescenti, classificati come “nativi digitali”, abbiamo pronunciato queste frasi senza renderci conto del vero senso delle parole?

A volte la vita ci appare così regolare e non ci stiamo accorgendo di quanto stiamo diventando davvero ottusi nel non comprendere che un apparecchio tecnologico ci sta comandando. Dov’è finita la nostra mente, la nostra coscienza e la nostra volontà di fare? Ma soprattutto, dov’è finita la nostra volontà di conoscere?

La scuola è quell’istituzione educativa che dovrebbe indirizzare ciascun bambino, ragazzo o chicchessia a trovare una collocazione giusta nella società, ma nel momento in cui il bambino o il ragazzo è frenato da qualcosa di ben più grande di sé stesso, crolla ciò che costituirebbe la funzione direttiva della scuola e di conseguenza dell’insegnamento.

Per di più, la scuola è anzitutto il luogo di incontri, di amicizie, di litigi e di amori. È un luogo in cui si dovrebbe sempre esprimere la propria identità e personalità e approcciarsi alle persone senza indossare filtri. Tutto ciò che, con la presenza dei telefoni cellulari, non esisterebbe – o se esistesse, esisterebbe solo in minima parte.

Ma allora il Presidente della Francia è riuscito a comprendere ciò che noi giovani ci rifiutiamo di accettare? Evidentemente, è arrivato alla conclusione che non basta semplicemente svolgere delle lezioni attraverso l’ausilio di lavagne interattive per rendere le lezioni meno plumbee. Bisogna ricorrere alle “maniere forti” per “raddrizzare” l’attenzione dei giovani e per auspicare ad un atteggiamento più maturo nei confronti dell’utilizzo di tali strumenti. A tal proposito, la maggior parte delle volte, la quantità di episodi spiacevoli accadono particolarmente a causa di numerosi scherzi – spesso di cattivo gusto – attraverso l’uso dei telefoni cellulari; scherzi che nascono dal mondo del web, dei social network e dall’uso inconsapevole della tecnologia all’interno della scuola, sfociando nel cosiddetto “cyberbullismo”, il cui livello aumenta sempre del 9% ogni anno.

Bisognerebbe educare i nostri piccoli uomini (in particolar modo coloro che attraversano la fase dello sviluppo, 10-14 anni) a conoscere realmente i rischi a cui vanno incontro, a trovare un compromesso per la loro continua “sete tecnologica”, la quale offusca e impedisce, inevitabilmente, il corretto apprendimento scolastico.

Sembrerebbe, ora come ora, che il giovane Emmanuel Macron abbia proposto e attuato una legge corretta per il bene di ogni singolo giovane cittadino frequentante le scuole elementari e le scuole superiori di primo grado, per rettificare il comportamento dei nostri giovani e soprattutto per rendere il futuro un posto di uomini capaci di perdere i telefoni per la testa e non di perdere la testa per i telefoni.

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