Diritto alla cultura- Il mondo secondo Emily Dickinson

di Valentina Copparoni

“Dì tutta la verità ma dilla obliqua

Il successo sta in un circuito

Troppo brillante per la nostra malferma delizia

La superba sorpresa della verità

Come un fulmine ai bambini chiarito

Con tenere spiegazioni

La verità deve abbagliare gradualmente

O tutti sarebbero ciechi”

Una straordinaria poetessa, Emily Dickinson, nata  il 10 dicembre 1830 ad  Amherst, nel Massachusetts, dove trascorre tutta la sua infanzia. Secondogenita di Edward Dickinson, noto e stimato avvocato che diventa deputato del Congresso americano e di Emily Norcross, donna dalla personalità molto fragile, riceve dalla famiglia un’educazione che per quell’epoca è sicuramente molto completa oltre che libera.
Dal 1840 al 1947 frequenta la Amherst Academy poi le scuole superiori a South Hadley che però è costretta ad abbandonare dopo solo un anno perché si rifiuta di professarsi pubblicamente cristiana. Emily sin da adolescente mostra un carattere molto complicato, sfaccettature contraddittorie ed  una fierezza unica. A soli 23 anni però, apparentemente senza motivo, qualcosa la porta a scegliere una vita del tutto isolata dal mondo, a chiudersi in se stessa e nel suo mondo fatto di parole e poesia. Un isolamento volontario, che nessuno forse è riuscito a comprendere fino in fondo, forse per  qualche delusione d’amore o forse per delusioni  dal mondo esterno,  tanto da trovare rifugio e protezione soltanto nell’arte della poesia, della sua poesia. Si affaccia al mondo poche volte, nel 1855  con un viaggio a Washington e pochi e brevi soggiorni a Filadelfia, Boston e Cambridge.
Una personalità cosi complessa le regala poche ma importanti amicizie, considera quasi maestri Benjamin Newton, praticante nello studio legale del padre e il reverendo Charles Wadsworth, con cui ha  un’intensa corrispondenza,un legame intenso che si interrompe bruscamente alla partenza del reverendo per la California, evento che segnerà profondamente l’animo già fragile e sensibile di Emily.
Del tutto assorta nel suo mondo, Emily  inizia un periodo molto ricco per la sua vena poetica che si alimenta di studi da autodidatta ma soprattutto di una grande spirito riflessivo ed introspettivo. Da sola ama contemplare la natura o meglio il piccolo giardino verde  della casa di suo padre, ama meditare sui  grandi temi biblici, perdersi nella lettura del suo amato Shakespeare, di Keats, Browning, Emerson, Elizabeth Barrett, Emily Brontë, ma soprattutto ama  scrivere.
Nel 1857 un altro importante incontro, quello con lo scrittore e filosofo Ralph Waldo Emerson.La poetessa diventa amica anche con Samuel Bowles, direttore dello “Springfield Daily Republican” giornale su cui saranno pubblicate anche alcune sue poesie. Qualche anno dopo decide di far uscire dal suo mondo isolato almeno alcuni dei suoi versi cosi invia  quattro poesie a Thomas Higginson, critico dell’”Atlantic Monthly”. Questo ne rimase affascinato e al contempo sconcertato , un modo nuovo di scrivere che apre tra i due una lunga corrispondenza fino all’incontro nella casa di Amherst. Anche dall’incontro personale Higginson rimane affascinato ma anche consapevole che forse per quell’epoca il fuoco della poesia di Emily era troppo ardente fatto di semplicità in un contesto in cui si preferiva maggiore ricercatezza e raffinatezza.
Tra il 1864 e il 1865 Emily Dickinson trascorre alcuni mesi dalle cugine a Cambridge, nel Massachusetts per curare una malattia agli occhi che , se possibile, la isola ancora di più ma non intellettualmente. Ama circondarsi di poche persone e mantenere con esse una vivida corrispondenza epistolare, essenziale ma viva ed intensa.
Leggendo alcune delle sue poesie sembra esserci sempre una continua oscillazione tra ansia ed estasi,  spirito riflessivo e desiderio di vivere in qualche modo le emozioni che essa sente affrontando temi di quotidianità, amore per la natura e quelli grande attualità che, nonostante l’ isolamento volontario, la Dickinson conosce e sa affrontare con lucidità.

 

“Fammi un quadro del sole –

posso appenderlo in camera mia

e fingere di scaldarmi

mentre gli altri lo chiamano “Giorno!”.

 

Disegna per me un pettirosso – su un ramo –

così sognerò di sentirlo cantare

e quando nei frutteti cesserà il canto –

ch’io deponga l’illusione.

 

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno –

se sono i ranuncoli che “volano”

o le farfalle che “fioriscono”.

E poi, sfuggi il gelo sopra i prati

e la ruggine sugli alberi.

Dammi l’illusione che questi due – ruggine e gelo –

non debbano arrivare mai!”

Emily Dickinson è considerata da molti tra i più grandi lirici moderni.  Al momento della morte solo 7 poesie erano state pubblicate, ma ciò che questa straordinaria poetessa ha lasciato è un bagaglio di ben 1775 componimenti poetici   che, dopo essere stati a lungo nascosti e quasi protetti dalla stessa poetessa, sono stati ritrovati scritti su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo contenuti tutti in un raccoglitore.
Un mondo che per molto tempo è rimasto isolato come la stessa Emily e che solo dopo la sua morte ha potuto essere universalmente apprezzato ed amato soprattutto dal 1955, anno in cui esce la prima e completa edizione critica delle sue opere.
Emily Dickinson muore di nefrite nello stesso luogo in cui è nata, ad Amherst, nel Massachusetts, il 15 maggio 1886 all’età di 56 anni.
In tanti anche oggi sono affascinati dalla sua arte ed è  citata anche in una canzone di Simon & Garfunkel, “The dangling conversation” che le hanno dedicato  un altro brano, “For Emily, whenever I may find her…

 

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