Sport e Diritti: 36^ puntata – Tazio Nuvolari, compleanno a tutta velocità per un mito italiano

Mr. Porsche diceva di lui: “Nuvolari è il più grande pilota del passato, del presente e del futuro”. E qualcosa lui di velocità e automobili ne capiva.

Tazio Giorgio Nuvolari nacque a Castel d’Ario il 16 novembre 1892. La strada che percorse sempre assai veloce partì in salita.Durante la prima Guerra Mondiale venne impiegato come autiere nel Servizio Automobilistico dell’Esercito. Si sposò nel 1917 con rito civile dopo una “fuitina”, destando scandalo e riprovazione in un’Italia ancora bigotta e benpensante.

Nel 1920, a 27 anni, prese la licenza di pilota di moto da corsa. E iniziò il mito.

La sua prima gara ufficiale la corse il 20 giungo 1920 a Cremona, sul Circuito Internazionale Motoristico. Vinse la sua prima gara il 20 marzo 1921 a Verona sul Circuito del Pozzo.

Divenne un pilota professionista, ed ebbe il primo incontro che gli cambiò la vita. Enzo Ferrari, all’epoca pilota e futuro fondatore della Ferrari. Grande stima tra i due, i fuoriclasse si annusano e si riconoscono. Nuvolari divenne rapidamente molto popolare in Italia, dove venne soprannominato “Il campionissimo delle due ruote”. Con la moto legò le sue fortune all’inglese Norton, e poi alla Bianchi.

«Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera tagliente. Nuvolari ha la bocca sempre chiusa, di morire non gli importa niente… Corre se piove, corre dentro al sole, tre più tre per lui fa sempre sette… Con l’Alfa rossa fa quello che vuole, dentro al fuoco di cento saette!» Così cantava anni fa il compianto Lucio Dalla.

Nuvolari iniziò a cimentarsi anche nei Gran Premi di automobilismo, e vinse la prestigiosa Targa Florio in Sicilia a Bordo dell’Alfa Romeo 8 C- 2300 della scuderia Ferrari. Nuovolari guidava tra gli dei. Vinse nel suo primo anno i Gran Premi di Monaco, di Francia e d’Italia.

Il suo marchio di fabbrica era la sbandata controllata, controsterzo in ingresso di curva e pronto ad accellerare in uscita con l’auto già rivolta verso il rettilineo. Un po’ come nella vita. Dura la sua vita, davvero. Perse entrambi i figli a diciotto anni.

Enzo Ferrari raccontava che quando per la prima volta salì come copilota su un’auto guidata da Nuvolari, alla prima curva avvertì che le ruote slittavano e credette che il mantovano avesse perso il controllo e che la vettura stesse uscendo di pista, ma con sua grande sorpresa questo non accadde. Dopo due o tre curve Ferrari capì che Nuvolari ci faceva apposta.

La guida di Nuvolari era generosissima, a tratti rischiosa. All’epoca i sistemi di sicurezza non erano certo quelli di adesso, i piloti venivano sbalzati dalla vettura, le auto si incendiavano a volte ma Nuvolari riusciva sempre a essere più veloce del suo destino.

I suoi avversari erano straordinari: Alberto Ascari, Juan Manuel Fangio. Gli dei delle quattro ruote che correvano sulle piste del paradiso.

Corse e vinse in tutto il mondo Nuvolari, ma la sua casa divenne la Mille Miglia, all’epoca una delle corse più amate e popolari in Italia.

L’auto poteva rompersi, la pista essere bagnata o cosparsa d’olio, gli avversari forti e più veloci, ma lui riusciva sempre a distinguersi, a mettere il cuore tra i cavalli della sua automobile.

A 58 anni, il 10 aprile 1950 Nuvolari partecipava alla gara in salita Palermo-Monte Pellegrino, su Cisitalia-Abarth204.Ottenne la vittoria nella sua classe di autovettura, 5° in assoluto. Fu la sua ultima gara.

Nuvolari non annunciò mai il suo ritiro, ma smise di correre dopo quella gara. Il suo fisico era ogni giorno più debilitato.

Morì nel 1953 a Mantova. Si racconta che al suo funerale c’erano oltre 50000 persone, la bara fu messa su un telaio di un’autovettura scortata da Ascari, Villoresi e Fangio. I suoi rivali, i suoi angeli custodi verso il Paradiso.

Fu sepolto con gli abiti che indossava sempre scaramanticamente in corsa: un maglione giallo, pantaloni azzurri e gilet di pelle marrone con al fianco il volante che usava in gara.

Sulla tomba di Nuvolari è incisa una frase meravigliosa, un augurio stupendo per accompagnare un vero campione: «Correrai ancor più veloce per le vie del cielo».

Il tempo è corso ancora più veloce di lui, le immagini sfocate delle sue vittore sembrano appartenere a una realtà così lontana. Quando le gomme delle auto stridevano e sgommavano, quando il cuore del pilota era molto più importante dei controlli elettronici. Quando la gente amava l’automobilismo.

T.R.

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