Sport e Diritti- Primo Carnera: questa è la boxe, questa è la vita.

3939_265“I pugni si danno, i pugni si prendono. Questa è la boxe, questa è la vita. E io nella vita ne ho preso tanti di pugni, veramente tanti…ma lo rifarei, perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli”.
Con queste parole si presenta il nostro personaggio di oggi, uno che la vita la prendeva a pugni, uno che dalla vite però ne ha presi anche tanti di pugni.

Primo Carnera nacque nel 1906 in un paesino in provincia di Udine, e si narra che quando vide la luce pesava 8 chili. La sua famiglia era povera, e il padre dovette emigrare in Germania per mandare qualche soldo per mantere la famiglia.

Ma poi arrivò la guerra, la Grande Guerra, e il padre dovette lasciare il lavoro. Il piccolo Primo lasciò la scuola e assieme ai suoi fratelli iniziò a mendicare per strada.

Nel frattempo il suo rapido sviluppo continuava al punto che, a dodici anni, era già alto e grosso come un adulto. Per sopravvivere emigrò in Francia, dagli zii, dove trovò lavoro come carpentiere. Ed iniziò a tirare i primi pugni coi guantoni.

Era alto 197 centimetri per 129 chili.Si racconta che portasse il 50 di scarpe, e per questo andava scalzo. Arrivò un circo, vicino Le Mans, dove lui viveva, e lo ingaggiò. Il suo fisico smisuratamente grande destava stupore, valeva il prezzo del biglietto.Iniziò a girare la Francia con il circo, sfidando alla boxe chi ne avesse coraggio.Il circo faceva successo grazie a Primo Carnera, la cifra per chi lo avesse battuto cresceva sempre più. Ma nessuno ci riuscì. Divenne un fenomeno da baraccone, Primo.

Un giorno il circo fece tappa ad Arcachon. Qui, tra la folla che assisteva alle lotte di Carnera, c’era anche l’ex campione dei pesi massimi Paul Journee, che capì che quel gigante poteva diventare un vero pugile. Iniziò a frequentare la sua palestra, allenandosi con grande caparbia.Ogni tanto stendeva qualche suo avversario, li faceva svenire, e poi si dispiaceva terribilmente. Era un gigante buono, Primo. Mangiava una bistecca da un chilo al giorno, e diventava sempre più muscoloso e potente.

Dispiaciuto di averlo fatto svenire, però, si scusò. Carnera era buono ed ingenuo, al contrario del suo manager, che si arrabbiò con lui per il suo gesto. Gli raccomandava di mangiare una bistecca da un chilo al giorno e di togliersi le scarpe del circo.

Passo al professionismo, debuttando a Parigi nel 1928, vincendo per KO al secondo round. Poi ne vinse sei consecuitivi di incontri, ma forse era truccati dal suo manager. Mancava di tecnica, Primo, ma era enorme, e alto. Anche solo risucire a colpirlo diventava un’impresa per gli avversari.

Non ebba la gloria che sperava, al suo ritorno in Italia per alcuni incontri, e nel 1930 approdò negli Stati Uniti. Erano gli anni della mafia italo-americana, del proibizionismo e della Boxe truccata, delle scommesse e del riciclaggio del denaro sporco. Ma forse questi anni lo sono anche adesso.

Alla fine del 1930 Carnera aveva totalizzato 25 vittorie ed una sola sconfitta.

Primo Carnera conobba la sconfitta, due consecutive. E la delusione. Scoprì che il suo manager si appropriava della maggior parte del suo denaro e che collaborava con la mafia. Tornò in Italia, e cambiò manager. Nel 1933 Primo ebbe l’occasione di una match valido per individuare lo sfidante al titolo mondiale. Si confrontò con Schaaf, e anche lui, dopo un match faticoso, fu messo al tappeto.
Pochi giorni dopo Ernie Schaaf morì a causa di una emorragia cerebrale, procuratagli dai grossi ed energici pugni di Carnera. Primo voleva ritirarsi, era distrutto per l’accaduto. Ma fu presto dissuaso, ed ebbe la sua grande occasione. L’incontro per il titolo mondiale del massimi, al Madison Square Garden di New York. Il suo avversario era Jack Sharkey. Anche lui fu battuto, dopo soli 6 round.

Carnera divenne il primo italiano a conquistare il titolo dei pesi massimi.

Dopo aver difeso una prima volta il titolo incontro l’americano Max Baer.

Primo Carnera era in difficoltà, i colpi dell’avversario sembravano colpirlo come mai prima, era ancor più lento e macchinoso del solito. Spesso alle corde, due volte al tappeto, Primo Carnera dovette gettare la spugna.

La boxe stava andando in declino. Primo tentò l’avventura nel mondo del cinema, interpretando numerosi film tra cui “L’idolo delle donne”, in cui interpeta se stesso.

Tornò alla boxe, ma ormai erano più le sconfitte delle vittorie. Primo Carnera sembrava sempre più lento e stanco. Iniziarono i primi problemi di salute.
La boxe gli aveva ormai chiuso le porte.
Tornò a lottare nei ring americani del wrestling, non lontano dal suo ruolo di fenomeno da baraccone nel circo francese. 321 vittorie in giro per l’America, la sua popolarità di nuovo alle stelle. Il cinema si accorge di nuovo di lui. E’ l’epoca dei Kolossal. In tutto, girerà quindici film, tra cui
Ercole e la regina di Lidi e Il tallone di Achille.

I problemi di salute erano sempre più gravi. Prima una trombosi ad una gamba, poi dovette togliere un rene, poi Carnera si ammalò di cirrosi epatica.

Nel maggio del 1967 tornò al suo paesino di nascita, Sequals, per godersi i suoi affetti negli ultimi round della sua vita.
Il gigante buono morì nel 34º anniversario dalla conquista del titolo mondiale dei pesi massimi, cioè il 29 giugno 1967. Gettò la spugna dopo una vita difficile, da fenomeno del circo, da gigante, da campione, da attore, e poi di nuovo da fenomeno da baraccone nel wrestling. Mai forse potè essere veramente Primo Carnera, l’uomo che aveva dietro tutta quella massa gigantesca e di cui si intravedeva la bontà dai grandi occhi buoni.

T.R.

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