‘Ossessione’ e l’Ancona storica del 1942

 

NEL FILM DI VISCONTI LA CITTA’ SPAZZATA VIA DALLE BOMBE

- Ancona – di Stefano Novelli -

Capita che un’opera d’arte possa divenire la rappresentazione storica e documentale di un come eravamo, la fotografia di un particolare momento di importanza capitale per una comunità civica. E’ il caso di un film di Luchino Visconti, “Ossessione”, del 1943.

Un film mitico, considerato il capostipite del neorealismo italiano. Il primo di una serie di capolavori di un cineasta tra i più grandi che il cinema abbia avuto. L’importanza artistica di “Ossessione” e incisa nel cuore degli anconetani. Alcune importanti sequenze, infatti, furono girate proprio ad Ancona, nella soleggiatissima estate1942. Poco più di un anno prima del tragico bombardamento aereo attuato ad Ancona dalle forze alleate nella nerissima giornata del 1 novembre ‘43. Quell’attacco uccise centinaia di persone. E sfigurò gran parte del rione Guasco-San Pietro. Il centro storico, compresa la zona di Capodimonte, fu devastato. Il caratteristico e intricato rione porto fu completamente raso al suolo. Vicoli, strade, chiese, importanti edifici non furono più ricostruiti. Il volto antico della Dorica mutò per sempre.

La storia del film è tratta dal romanzo “Il postino suona sempre due volte” di James M. Cain. Il vagabondo Gino Costa (Massimo Girotti) si ferma in un ristoro nella Bassa Padana, divenendo l’amante della bellissima Giovanna (Clara Calamai), moglie dell’ignaro proprietario del locale, Giuseppe. Gino propone alla donna la fuga d’amore. Al rifiuto di lei, lui parte alla volta di Ancona, dove spera di imbarcarsi e di lasciarsi alle spalle la storia appena conclusa. Nella città dorica fa amicizia con un girovago, lo spagnolo. Gino non si imbarca più, ma trova lavoro alla Fiera di Maggio: una nuova vita sembra iniziata.Presto però Gino incontra ancora Giovanna e il marito, che era giunto in città per partecipare ad un concorso canoro. I due ex amanti si riavvicinano e decidono di uccidere Giuseppe simulando un incidente. Mettono in atto presto il loro piano: è l’inizio di una tragica fine.

Non riveleremo il resto della storia, di un film che merita di essere rivisto per intero. Ciò che in questa sede preme ricordare, è il ruolo della città di Ancona in “Ossessione”. Città dalle vedute di ampio respiro. Si ricordi quella del porto, con il molo Santa Maria e la banchine brulicanti di traffici. E la famosa inquadratura in cui lo spagnolo e Gino sono ripresi dal basso, a cavalcioni sulla balaustra antistante la Cattedrale di San Ciriaco che si vede sullo sfondo, e guardano un orizzonte che per Gino significa la speranza di partire. E come non ricordare quando il protagonista sale verso quello che nella vicenda è il colle Guasco, anche se in realtà la scena fu girata sull’impervia via Cialdini. Ma dove “Ossessione” soprattutto ci colpisce al cuore, restituendoci uno scorcio di Ancona che di li a poco non esisterà più, è la scena in cui si vedono lo scalone Nappi, situato sotto il Duomo di San Ciriaco, e Palazzo D’Avalos, accanto alla Chiesa degli Scalzi in piazza del Senato: entrambi poi spazzati via dal bombardamento del 1 novembre 1943. Settanta anni dopo, chi è particolarmente anziano può forse ricordarli. Tutti noi possiamo rivederli all’infinito, rivedere all’infinito l’Ancona che fu, grazie al cinema, e grazie a Luchino Visconti.

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

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