‘Olindo Romano e Rosa Bazzi sono innocenti’

RISPUNTA IL SUPERTESTIMONE DELLA STRAGE DI ERBA

di Alessia Rondelli

Unknown-ERBA, 25 AGOSTO 2013- Sono passati ben 7 anni dalla tragedia che colpì la comunità di Erba, cittadina in provincia di Como, divenuta scenario di un tremendo pluriomicidio. L’11 dicembre 2006 vennero uccise, a colpi di coltello e spranga, 4 persone: Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la nonna del piccolo Paola Galli e la loro vicina di casa Valeria Cherubini. L’unico superstite della strage fu il marito di quest’ultima Mario Frigerio, anche lui accoltellato alla gola, ma salvatosi grazie ad una deformazione congenita della carotide che gli impedì di dissanguarsi completamente, divenuto poi il teste chiave della vicenda. Dopo un iter processuale piuttosto complesso, giocato tutto sul filo di testimonianze poi ritrattate, su rilievi dei Ris e perizie con ampie contraddizioni, la Corte di Cassazione nel 2011 stabilì la colpevolezza definitiva dei due coniugi residenti nel palazzo, Olindo Romano e Rosa Bazzi. La condanna per entrambi fu all’ergastolo, come già deciso in primo grado dalla Corte di Assise di Como e riconfermato poi dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano. In un primo momento le indagini si concentrarono su Azouz Marzouk, padre del piccolo Youssef e marito della Castagna, con vari precedenti penali legati allo spaccio, ma con un alibi di ferro per quella sera: si trovava in Tunisia in visita ai genitori. Si prospettò allora la strada del regolamento di conti compiuto contro l’uomo per vicende legate alla droga, ma nulla portò in questa direzione. I sospetti allora ricaddero sulla coppia di coniugi residenti al primo piano, i quali dopo un lungo interrogatorio vennero arrestati; il movente sarebbe stato l’ostilità perdurante da anni con la famiglia Marzouk sfociata più volte in pesanti litigi e denunce. I due attirarono anche le attenzioni dei media con i loro atteggiamenti piuttosto strani e si iniziò ad indagare sulle loro vite scoprendo inaspettati retroscena. La vicenda divenne un vero caso mediatico: vari programmi tv s’interessarono in particolare della “analisi” della personalità dei due coniugi morbosamente attaccati tra loro. La svolta arrivò quando i due sospettati resero confessione spontanea dei delitti, raccontando la vicenda nei dettagli, anche se poi al momento del processo ritrattarono entrambi dicendo di aver subito un lavaggio del cervello dalle autorità. Elemento chiave del processo fu la testimonianza dell’unico superstite Frigerio, che più volte fu messo in dubbio dalla difesa per aver solo in un secondo momento riconosciuto come responsabili gli imputati. Ma elemento che oggi come allora lascia un alone di mistero sull’intera vicenda è quello dell’esistenza di un superteste, mai sentito in aula, che saprebbe chi sono gli assassini e non sarebbero certo i Romano. La sua presenza saltò fuori già in primo grado quando Azouz venne raggiunto da una lettera della madre in cui gli raccontava di essere stata avvicinata da un connazionale tunisino, dettosi certo dell’innocenza dei coniugi Romano, tanto che lo stesso Azouz iniziò ad esprimere forti dubbi sulla loro colpevolezza. Pochi giorni fa l’avvocato di Azouz, Luca D’Auria, è volato a Tunisi per incontrare l’uomo, che gli ha confermato la sua versione: “all’epoca in Brianza c’erano precise voci che ritenevano colpevoli un gruppo di professionisti, non di origine araba, in quanto”, gli ha spiegato, “gli arabi non uccidono i bambini”. Il legale, ora più che mai convinto dell’esistenza di troppi punti oscuri in questa terribile vicenda, ha già depositato il ricorso per la revisione del processo alla Corte di Strasburgo: “Azouz è convinto dell’innocenza dei Romano. Io ritengo, invece, che nessuna pista sia preclusa”. 

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