Metodo Stamina verso il processo: indagini chiuse.

ARRIVATA LA CHIUSURA DELLE INDAGINI PRELIMINARI DELLA PROCURA DI TORINO A CARICO DI VENTI PERSONE

di Avv. Valentina Copparoni e Dott.ssa Alessia Rondelli (Studio Legale associato Rossi-Papa-Copparoni)

vannoni27 aprile 2014- E’ di questi giorni la notizia della chiusura da parte della Procura di Torino delle indagini condotte dal Pubblico Ministero Dott. Guariniello sul cosidetto “metodo Stamina” ossia il trattamento di cure con l’utilizzo di cellule staminali introdotto da Davide Vannoni.

L’inchiesta in realtà si era già formalmente conclusa nel 2012 ma, nei mesi successivi, il Dott. Guariniello aveva proseguito con gli accertamenti allargandoli in particolare anche agli Spedali Civili di Brescia dove la terapia veniva eseguita fino all’inizio del mese di aprile quando è stata interrotta a tempo indeterminato da parte dei medici.

Dunque dopo alcuni mesi di nuovi controlli disposti a fine 2013, ci sono ora venti persone formalmente indagate, in primis proprio Vannoni, come risulta dall’avviso di conclusioni delle indagini preliminari pubblicato per intero sul sito del quotidiano La Repubblica. Nelle 70 pagine dell’atto i reati contestati agli indagati sono diversi e molto gravi tra i quali l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa (di cui Vannoni è considerato capo, organizzatore e promotore); somministrazione di farmaci pericolosi; esercizio abusivo della professione medica; violazione delle norme in materia di privacy.
Tra gli indagati anche il vice di Vannoni, Marino Andolina, ma anche neurologi, biologi, numerosi medici degli Spedali di Brescia e anche Carlo Tomino, responsabile dell’ufficio ricerca e sperimentazione clinica dell’Aifa, l’agenzia nazionale del farmaco. In particolare a carico degli Spedali Civili accuse molto gravi. Le autocertificazioni risalenti al 2011 dei responsabili dell’ospedale dove veniva praticato il metodo Stamina, sarebbero risultate “fallaci” e “mendaci” perchè dovevano garantire la conformità del metodo con quanto previsto dalla normativa normativa.

Vannoni ha cosi replicato alla notizia: “Mi aspettavo queste accuse, totalmente infondate. Ho le carte per dimostrarlo, e conto di difendermi al gip o al processo: 180 giudici civili ci hanno già dato ragione autorizzando le cure. Come fa il giudice a parlare dei pazienti se non ha le valutazioni dei medici che abbiamo noi? Mi ha stupito trovare tutto pubblicato prima di ricevere io le carte che mi accusano, fa anche questo parte di una battaglia anche politica che condurremo”. “Non accetto le accuse di aver danneggiato i pazienti. Noi sappiamo bene cosa iniettiamo, e lo dimostreremo”.
Anche il ministro della Salute Lorenzin ha commentato la chiusura delle indagini: “Non sono molto stupita, vedremo l’esito del processo. E’ una vicenda che ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso, e me, con molte preoccupazioni e ansie. L’importante è che ne esca chiarezza, perchè qui le vittime sono le migliaia di persone che hanno creduto di poter avere una cura”.
Il ministro ha comunque assicurato che la commissione scientifica sul metodo Stamina andrà avanti : ”Abbiamo sempre due percorsi aperti, da una parte la commissione che valuta il metodo, ed e’ la seconda commissione perche’ la prima aveva gia’ giudicato il metodo totalmente inefficace e infondato, dall’altra parte c’e’ il lavoro della procura di Torino che oggi ha rinviato a giudizio moltissime persone. Spero che da questa vicenda escano fuori due verita’, una scientifica e l’altra processuale, ma sempre a favore delle famiglie che in questi anni hanno sofferto, atteso, avuto illusioni e speranze”.

Nel mese di dicembre scorso anche il Tar del Lazio si era pronunciato sul controverso ‘metodo’ Stamina che nello specifico consiste nel prelevare cellule staminali dal midollo osseo del paziente stesso e condizionarle in laboratorio verso la formazione di neuroni normali (cellule nervose) per poi reinfonderle al paziente ove andrebbero a sostituire le analoghe cellule malate. Metodo innovativo parecchio dibattuto nella comunità scientifica che cerca di studiarne gli effetti e le potenzialità, per questo era stata nominata dal Ministero della Sanità una Commissione medica ad hoc per la sperimentazione. Questione complessa intorno alla quale si trovano a confliggere interessi di natura primaria: la necessità di trovare un’alternativa se non proprio una cura per certe malattie rare e degenerative, da un lato, e l’esigenza di avere un metodo sicuro scientificamente provato, dall’altro. A difendere questo metodo c’è in prima linea, ovviamente, il suo ‘inventore’ Davide Vannoni, presidente della Stamina Foundation, che da anni si batte per far avere credibilità scientifica al suo lavoro. Difatti era stato lui stesso a presentare ricorso al Tar del Lazio per far sospendere la nomina della Commissione medica, che ha bocciato il suo metodo, perché ritenuta non imparziale. E il Tar gli aveva dato ragione, specificando che al Comitato devono partecipare esperti, anche stranieri, che non si siano già espressi sulla questione e che, se ciò non fosse possibile, almeno farvi partecipare, in pari misura, anche coloro che si sono espressi a favore. Il problema infatti si pone rispetto ai parecchi componenti che in passato, prima dell’inizio dei lavori, hanno espresso forti perplessità, o addirittura accese critiche, sull’efficacia scientifica del ‘metodo Stamina’, non garantendo pertanto l’obiettività e l’imparzialità del giudizio. È stato sottolineato inoltre che dai certificati medici prodotti non risultano effetti negativi collaterali, ma che è comunque  necessaria un’approfondita istruttoria in contraddittorio tra le due opposte posizioni tale da non lasciare più margini di dubbio. Solo in questo modo, se si arrivasse ad una conclusione negativa, si riuscirebbe a convincere malati destinati alla morte, che hanno riposto le loro ultime speranze in tale metodo, che questo ad oggi non è praticabile. Il Ministro della Salute Lorenzin, dopo la decisione del Tar, aveva annunciato l’avvio della procedura per la nomina di  un nuovo comitato. In realtà siamo ancora ad una fase iniziale del giudizio amministrativo, che ha accolto la domanda di sospensione della nomina della Commissione e di conseguenza del parere espresso da questa, ma per quanto riguarda il  merito se ne discuterà a giugno prossimo.

 

 

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