La lunga onda del cinema cileno post Pinochet

INTRIGANTE FOCUS DEL PESARO FILM FEST

di Claudio Camillucci – Pesaro -

F&DfotocinemacileLa nuovissima produzione cilena, frutto del lavoro degli allievi delle scuole inaugurate dopo la fine del regime militare di Pinochet (1973/1990), ha rappresentato l’evento più focale dell’edizione 2013 del “Pesaro Film Fest”, svoltasi dal 24 al 30 giugno. L’apertura è stata dedicata a “NO – I giorni dell’arcobaleno” (2012), nomination agli Oscar come miglior film straniero, del regista Pablo Larrain, girato in Cile ed ambientato negli anni ‘80. L’opera ricostruisce una storia vera legata al periodo finale della dittatura. I militari furono costrettidall’opinione pubblica internazionale, dopo anni di potere feroce e repressivo, ad indire un referendum per chiedere al popolo se concedergli o meno altri otto anni di governo. La risposta, in maggioranza, fu appunto “No”. Il film racconta l’impegnativa campagna organizzata dal fronte dell’opposizione, guidata da un giovane pubblicitario interpretato da un bravo Gael Garcia Bernal.

Lo speciale “capitolo cileno” ha poi dedicato particolare attenzione a Sebastian Lelio, con una personale comprensiva de “La sagrada familia” (2005), presentato al festival di San Sebastian, e di “Navidad” (2009) passato a Cannes nella sezione “Quinzaine des Realisateurs”. Abbiamo quindi gustato in anteprima “Gloria” (2013), premiato con l’Orso d’argento per la splendida interpretazione di Paulina Garcia come migliore attrice. L’opera, che sarà nelle sale in Italia in autunno grazie alla Lucky Red, racconta la vita quotidiana di Gloria, del suo incontro con Rodolfo e del loro intenso ma infelice rapporto. Ci ha inoltre favorevolmente colpito “Sabado” (2003) di Matias Bize. Narra di una ragazza che pochi minuti prima di sposarsi scopre di essere stata tradita dal fidanzato. Col vestito di nozze vaga per la città alla ricerca della vendetta. Durante il percorso viene seguita e ripresa dalla videocamera di chi avrebbe dovuto girare il filmino del matrimonio. “Sabado” si rivela virtuosamente una sorte di cinema del reale. Dello stesso autore ha bucato alla grande lo schermo “La vida de los peces” (2010), già presentato al Festival di Venezia. E’ il ritratto malinconico ed intimista di due generazioni di giovani a confronto, che riscoprono il mondo lasciato alle spalle e rivalutano le scelte di vita passate. Ha ben figurato nella kermesse anche “La chupilca del diablo” (2012). Questa opera prima di Ignacio Rodriguez delinea un dramma esistenziale malinconico. Un vecchio in punto di morte decide di riconciliarsi con la sua famiglia, dopo una vita trascorsa in solitudine in una fabbrica di liquori. La 49° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema ha inoltre proposto la pellicola di Andrés Wood “Violeta se fue a los cielos” (2011), Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival, dedicata alla cantautrice Violeta Parra, madre del folk latino americano. Ritrae la vita e il carattere di una ragazza appassionata, contradditoria e creativa.

La visione dei vari film citati delinea un cinema che racconta la solitudine come forma di libertà dalla delusione, la delusione causata da soggetti in crisi (di famiglia, con gli amici). Un cinema in cui scorrono le storie private e intime tra soggetti in cerca di rifugio, che si svolgono in luoghi per la maggior parte al chiuso. Un cinema che vuole aprirsi e confrontarsi con il suo passato non lontano e ancora pieno di inquietanti interrogativi. Ne sono derivati sguardi personali sulla vita dei singoli individui, sui processi di modernizzazione della società cilena e sulla tragica memoria della dittatura militare.

I film proposti in questo articolo sono reperibili in Dvd, tranne “La vida de los peces”, visionabile su Internet. Per maggiori informazioni: www.pesarofilmfest.it

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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