Sport e Diritti- 25^puntata: John McEnroe‬, l’ultimo rocker della racchetta da tennis.

“What problems do you have, besides being unemployed, a moron and a dork?” (“Che problemi hai, a parte essere disoccupato, un cretino e un coglione?”) Questa frase, rivolta durante una partita ad uno spettatore che lo infastidiva mentre si apprestava a servire, è il biglietto da visita del personaggio di oggi. Uno che usava la racchetta e le sue corde come un rocker la chitarra elettrica, un personaggio a tutto tondo dell’America che cambiava, con le sue nevrosi e le sue contraddizioni.
John McEnroe Jr nacque nel 1959 in una base militare americana dell’ex Germania Ovest, ed ebbe un dono non comune: il suo braccio mancino.
Comincia a giocare a tennis, John, e subito si nota che il quella pietra grezza c’è un talento straordinario. Nel 1977, a soli 18 anni e ancora dilettante, il nome di John McEnroe balza agli onori della cronaca tennistica in quanto entra dalle qualficazioni nel tabellone principale di Wimbledon; uno dopo l’altro li batte tutti, fino ad arrivare ad una storica semifinale, contro il già affermato Jimmy Connors, che lo batte in quattro set. E’ l’inizio di una storica rivalità.

Nel 1978 diventa professionista. La sua prima stagione è già protagonista: vince 5 tornei ATP e il Masters di fine stagione battendo in finale l’anziano campione Arthur Ashe.

L’anno successivo la definitiva affermazione. John vince 10 tornei, tra cui quello di Dallas battendo in 4 set quello che diventerà il suo grande rivale di tutta una vita: Bjorn Borg.
In quello stesso anno si afferma per la prima volta in un torneo del Grande Slam vincendo l’US Open, che diventerà la sua “casa”.

Nel 1980, a Wimbledon, in finale, si consuma uno dei momenti più appassionanti della rivalità con il campione svedere Borg: 5 match point per Borg al tie-break del 4 set. Mc Enroe le annulla tutte con quello stile di gioco folle e generosissimo, si impone 18-16 e trascina il rivale nordico al 5 set, dove però viene sconfitto. Ma l’occasione della rivincita viene poco dopo, nella finale dell’US Open, dove John deve difendere il titolo conquistato l’anno precedente ancora contro il campione svedese Borg.

Spettacolo straordinario, scambi epici: forza, coraggio, fantasia, tutto in una racchetta e ancora una volta la vittoria è del biondo Bjorn.
I due si alternano in testa alla classifica ATP in un botta e risposta torneo dopo torneo. L’anno successivo è di nuovo finale a Wimbledon e agli US Open. Questa volta, in entrambi i casi, è Mc Enroe a trionfare. Borg si ritira dal tennis professionistico, e quella finale americana fu l’ultima loro sfida.

Gli anni successivi John McEnroe continua a mietere successi: Wimbledon, Us Open, i Masters. E gli avversari si chiamano ora Jimmy Connors e i giovani Mats Wilander e Ivan Lendl, che domineranno la scena tennistica della seconda metà degli anni ’80 e i primi ’90.

La tecnica tennistica si evolve, le racchette diventano sempre più tecnologiche, leggere e veloci. Il gioco di Mc Enroe, tutto servizio, attacco e furore, comincia a diventare un po’ anacronistico. Troppo vulnerabile il tennis d’attacco in un’era di colpi da fondocampo sempre più potenti e incisivi.

McEnroe era un figlio degli anni ’70, con quel suo stile stralunato da rockettaro, e cominciava a dare l’idea di trovarsi un po’ come un pesce fuor d’acqua. Altra passione di John, il rock.

Continua con il suo tennis un po’ anacronistico per tutti gli anni ’80, vede affacciarsi sulla scena uno dopo l’altro giovani campioni che gli rubano a poco a poco il palcoscenico più luminoso. Boris Becker, Jim Courier, Goran Ivanisevic e Pete Sampras.

La carriera di John Mc Enroe aveva ormai imboccato una china calante inarrestabile. Il suo consueto nervosismo in campo si fa sempre più aggressivo, il campione che si rende conto che il suo tempo è ormai agli sgoccioli sfoga la sua rabbia contro avversari, arbitri e- come nell’aneddoto da cui siamo partiti- spettatori. Esce dalla top ten nel 1990 e, dopo qualche successo in tornei minori, si ritira definitivamente nel 1992. Nel 2006 tenta un avventuroso ritorno all’attività professionistica, a 47 anni, in doppio con Jonas Bjorkman, e vince il torneo di San José.

John McEnroe fu anche un personaggio delle cronache rosa: prima il matrimonio con Tatum O’Neal, figlia dell’attore Ryan O’Neal, e poi il secondo matrimonio con la sacerdotessa del rock Patti Smith.

Un uomo, un talento straordinario, un braccio mancino potente e sensibilissimo, che attraversa 4 decenni, riuscendo in tutti a vincere, passando dalla sua mitica Dunlop in legno alle più moderne racchette in grafite e poi in carbonio.

Spesso il fragore delle sue sfuriate ha coperto il rumore dei suo colpi straordinaria, ma John McEnroe resterà sempre per gli amanti del tennis un grandissimo talento, uno straordinario testimone dei tempi che cambiano e di un’America che si identifica nelle sue contraddizioni, un rocker maledetto della racchetta che faceva di ogni match un personalissimo show contro tutto e contro tutti.

T.R.

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