Goldrake, tornare bambini per tre minuti e mezzo

Sono un ‘ragazzo’ del 1975. Uno come tanti, con i propri gusti, le proprie passioni, le proprie abitudini e, soprattutto, la propria infanzia vissuta. I ragazzi della mia età, così come tutti i giovani di questo mondo, sono cresciuti ognuno in modo diverso. Abbiamo respirato la stessa aria paese per paese, vissuto la stessa storia e la medesima evoluzione fino ai giorni nostri. Questo è un discorso molto generico, è il normale iter di crescita, il rapporto storia/ambiente che circonda e caratterizza l’individuo dalla nascita fino alla fine dei propri giorni.
Io, personalmente, posso parlare per ciò che riguarda le mie esperienze infantili e sono dell’opinione che quello che è ‘successo’ a noi nati negli anni 70 non si sia ripetuto. Ho quella sensazione che ci sia capitata una cosa che non ha avuto più replica alcuna, una cosa che tutt’ora alberga nei nostri cuori come uno dei ricordi più piacevoli della nostra fanciullezza. Una sorta di ‘Minimo Comune Multiplo’ che tutti i maschietti nati in quella decade condividono con vero piacere perchè legato ad uno dei più bei momenti della nostra infanzia. Di cosa sto parlando? Ancora un po’ e ci arrivo.
Era l’inverno del 2004 quando per radio il dj presenta una canzone di Alessio Caraturo, un cantante mio coetaneo di Napoli. Ricordo ancora quelle prime note suonate, anzi, quel suono della sua chitarra accarezzare le armoniose note di quella musica che già da subito trasmetteva quel dolce cullare di un ricordo infantile e latente. Tuttora ricordo l’effetto che ebbi nell’ascoltare le prime parole di quella canzone. Non era un brano inedito, anzi, quelle parole erano ‘vecchie’ di 30 anni ma che nessuno, della mia età, aveva mai dimenticato. “Vai… c’è sul radar la flotta di Vega…” era la ending di Goldrake un cartone animato (anime) che andava in onda proprio in quel periodo e che tutti noi davanti alla tv (io addirittura fino a 9 anni l’ho avuta in bianco e nero) con quello sguardo infantile, ammaliato e stupito guardavamo questa serie ammirando questo enorme Robot combattere contro le forze del male.

E’ difficile descrivere la storia e l’effetto che noi bambini avevamo di fronte ad esso, è più facile descrivere l’emozione che ho avuto ascoltando quella musica. Diversa dall’originale ma che suonata in quel modo faceva tornare in mente proprio quegli istanti. Proprio quei momenti in cui davanti alla tv il mondo reale cessava di esistere. Dove ci alienavamo e sognavamo per quel lasso di tempo in cui eravamo solo noi e lui. Mi fermai sul bordo della strada, misi le mani davanti alla bocca, ero stupito, emozionato e per un’istante, all’età di 30anni, mi ritrovai immerso in quel mondo con la stessa mente di quel bambino che non riusciva a staccare gli occhi dalla tv. Avevo la pelle d’oca e gli occhi lucidi. Era tornato, proprio lui, il Grande Goldrake, il nostro eroe. Quando ancora per noi il bene ed il male erano due cose nette e distinte come il bianco e il nero. Dove il cattivo veniva sempre sconfitto dal buono.

Quel brano fu il singolo più venduto fino al 2005, non è un caso, e non mi rimane difficile immaginare quale sia stata la fascia d’età media che lo ha acquistato.

Alessio Caraturo ci ha donato un qualcosa di cui avevamo bisogno, il risentirci bambini per 3 minuti e 31 secondi, risvegliare quell’infante assopito che è dentro di noi e di cui, ogni tanto, abbiamo bisogno che ci coccoli un pò. Tanti sono i ricordi che ci fanno tornare bambini ma questo è uno di quelli che accomuna tutti i miei coetanei. Il video della canzone poi rende ancor più l’idea, ma soprattutto, grazie a lui, chiunque può ammirare quello sguardo che tutti avevamo all’epoca.
Pochi leggeranno questo articolo, ma se tra quei pochi c’è un mio coetaneo, sicuramente anch’egli si immedesimerà in tutto ciò che ho scritto fin’ora.

John Crichton

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