Donne e parto: episiotomia, condannata dall’OMS. Il parere medico

ROMA, 12 Maggio 2013 – E’ una pratica diffusissima in sala parto, l’episiotomia, il taglio perpendicolare dell’organo genitale femminile per permettere l’espulsione del nascituro. L’OMS la classifica come pratica “dannosa, se non in rari casi”. Invece, in Italia è praticata in 4 casi su 5 portando a gravissime conseguenze nella donna. L’incisione recide anche il muscolo del perineo, e questo può portare incontinenza, infezioni e addirittura lacerazioni permanenti. Ci vogliono circa 20 giorni per tornare a camminare e a sedersi.

L’esperienza traumatica delle donne che si sono raccontate in un’inchiesta di Repubblica, ha messo in luce come il parto sia stato per loro un evento tutt’altro che positivo a causa di questo intervento e la loro vita è stata influenzata in maniera importante anche successivamente, non potendo avere rapporti sessuali per anni.

Secondo l’OMS infatti, le buone pratiche da seguire prima, durante e dopo il parto prevedono che l’episiotomia debba essere praticata in un 5% dei casi, solo laddove si rischi una sofferenza fetale grave. Invece in Italia, viene praticata in un 60% dei casi al nord, mentre nel 70% dei casi al sud. In totale in Italia vendono praticate circa 200.000 episiotomie all’anno.

Secondo alcuni ginecologi italiani intervistati da Repubblica, questa pratica è assolutamente necessaria “quando la testa del bambino è troppo grande”, e comunque, un fattore importante è la sempre più avanzata età delle madri che comporta una diminuzione dell’elasticità dei tessuti.

CLARISSA MARACCI 

D:

R: L’episiotomia consiste nell’incisione chirurgica comprendente una piccola parte della vulva , vagina e piano perineale che coinvolge la cute ed il piano muscolare e viene effettuato durante il travaglio di parto nella fase finale per favorire la fuoriuscita del bambino . Essa è stata introdotta nella pratica clinica alla fine degli anni 60 e rapidamente si è diffusa in tutto il mondo come pratica di routine , anche se non é stata mai dimostrata in modo scientifico la sua vera utilità . Nasce con l’intento di ridurre le lacerazioni da parto specie quando il bambino è grosso e quando l’espulsione avviene rapidamente non permettendo ai tessuti vaginali una adeguata dilatazione. Viene eseguita in anestesia locale e dopo il parto è seguita dalla ricucitura chirurgica dell’incisione stessa; si è sempre pensato che comporti una riduzione dei disturbi sfinterici post – partum soprattutto a livello dello sfintere anale e protegga il neonato da traumi .Si è visto , però , che l’episiotomia può aumentare i dolori perineali e rendere dolorosi anche i rapporti sessuali nel tempo ; viceversa le lacerazioni naturali da parto arrecherebbero meno effetti collaterali .Comunque più recentemente l’utilizzo dell’episiotomia di routine è diminuita un po’ in tutto il mondo eccetto in America Latina ; anche in Italia ancora è largamente in uso : 80 % delle partorienti rispetto al 10% raccomandato dall’OMS. Le raccomandazioni elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità limita l’uso dell’episiotomia ad alcune specifiche indicazioni :

  • alla comparsa di un qualsiasi indizio di sofferenza fetale quando il bambino è già impegnato nel canale del parto ;

  • il parto avviene troppo rapidamente , non dando il tempo alla vagina di dilatarsi naturalmente ;

  • la testa del bambino è troppo grande ;

  • le spalle del bambino sono bloccate ;

  • si è nella situazione di parto podalico .

L’episiotomia può essere evitata con alcuni accorgimenti come quello di raccomandare alla partoriente di non spingere violentemente ma dolcemente ; la donna non dovrebbe mai iniziare a spingere prima di avere avvertito la sensazione di premito e comunque dovrebbe farlo non in apnea ma accompagnando la spinta con una prolungata espirazione .

Dott. Giorgio Rossi 

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