DIRITTO DI REPORTAGE – Ricordi di Lisbona (di Lucia Tomassetti)

AGOSTO 2012 – Lisbona ha innanzitutto il fascino della città di mare. Ciò che la rende davvero unica è la molteplicità di aspetti che mostra: di quartiere in quartiere, si trasforma. Appena rientrata da questa città, serbo vivide alcune immagini in particolare.
Praça do Comercio è stata il punto di partenza della visita. Questa stupenda piazza, quando la gente arrivava per nave, era la porta d’ingresso della città. Molto ampia, contornata da palazzi color giallo limone, si apre letteralmente sul mare. In teoria sarebbe il fiume Tago, prossimo alla foce, ma in sostanza è già mare, già oceano: il profumo della brezza è inconfondibile! Un tratto della piazza sfuma nell’acqua, con una passerella in lieve pendenza che vi si immerge; le onde lambiscono il lastricato. Poco più in là, due colonne spuntano dall’acqua, sulla sommità si posano i gabbiani: sono il simbolico cancello aperto verso il grande mare, o verso la città, a seconda del punto di vista. Dal lato opposto, la cornice di palazzi si interrompe con un maestoso arco, che introduce alla Via Augusta.

Lì è un vero bagno di folla, fra turisti e artisti di strada. Proseguendo in direzione del Rossio, sulla sinistra si scopre l’ elevador di Santa Justa, un ascensore dell’ 800 che permette di osservare la città dall’alto. Presa dall’entusiasmo, mi sono ricordata di soffrire di vertigini solo quando ormai ero già arrivata in cima! Lisbona è ricca di punti panoramici: naturali, essendo costruita su sette colli, ma anche artificiali, fra torri, funivie e ascensori, come quello appena citato.

Nel quartiere di Belém, lontano dal centro, quasi una cittadella a parte, si trova l’ omonima torre, forse l’edificio più celebre della città. Nata come costruzione difensiva nel XVI secolo, oggi l’unico assalto che subisce è quello dei turisti. Insieme al Monastero dei Geronimiti, pure a Belém, è patrimonio dell’Unesco. Entrambe le costruzioni mostrano decorazioni che ricordano un ricamo all’uncinetto, invece sono di pietra: si tratta del cosiddetto stile manuelino. Il monastero è particolarmente elegante. La missione spirituale dei monaci che vi risiedevano era confortare le anime dei marinai. Fu fatto erigere in onore di Vasco de Gama, dopo la scoperta della via per le Indie. Al suo interno riposano le spoglie di Camoes e Pessoa, i due più celebri scrittori del Portogallo, nonché di Vasco de Gama stesso. Durante la visita ho pensato al periodo delle scoperte per mare, ai viaggi che spesso erano senza ritorno per molti marinai al seguito di impavidi esploratori; ciò è molto suggestivo, ma anche malinconico. In questo quartiere si trova poi l’ Antiga confeitaria de Belém. E’ il posto più tradizionale dove assaggiare i tipici dolcetti di fragrante pasta sfoglia, pieni di crema d’uova, serviti tiepidi e da spolverare a piacere di cannella. La città è piena di pasticcerie. Se si esce dal circuito turistico e si va in una zona residenziale, è facile vedere qualche lisboeta entrare in una pastelaria e ordinare uno di questi dolcetti, chiamati pasteis de nata, insieme a un caffè, in un momento qualsiasi del giorno. A Belém si dice che abbiano un ingrediente segreto, e per distinguerli li chiamano pasteis de Belém. Questi dolci rientrano a pieno titolo tra i ricordi più belli!

L’Alfama è un quartiere di vicoli intricati, a tratti un po’ decadenti, ma suggestivi, che si inerpicano per ripide salite e degradano poi verso il mare. E’ bello percorrerli a bordo dello sferragliante tram numero 28 e poi a piedi. Nonostante la zona sia battuta dai turisti, la vita degli abitanti scorre normalmente: le vecchiette prendono il fresco della sera sedute sui gradini di una chiesa, bande di monelli giocano per strada, i gatti gironzolano indisturbati. Questi vicoli mantengono l’impianto moresco, risalente al periodo della dominazione araba. Nell’ Alfama si trovano il Castello di Sao Jorge, altro famoso punto d’interesse di Lisbona, e la Cattedrale, vicino alla quale Tabucchi aveva immaginato la casa del suo Pereira, protagonista del celebre romanzo. Mi sono piaciuti molto i miradouros, cioè i belvedere, abbelliti da buganvillee, che danno sul mare. Belli sono anche i cortili coperti da pergolati di vite, sotto cui i ristoratori dispongono i loro tavoli, anche se sullo stesso cortile si aprono pure ingressi di abitazioni private, e la gente stende con noncuranza i panni ad asciugare alle spalle dei clienti che mangiano!

Il Parque des Naçoes diversamente dagli altri quartieri è prettamente moderno, pieno di costruzioni futuristiche, tra cui spiccano due palazzi con la sommità a forma di caravella, rivolti al mare. Lungo il Tago, c’è un piccolo parco con strumenti musicali a disposizione dei passanti, tra cui un simpatico set di triangoli e percussioni varie. E’ in questa zona che inizia il ponte Vasco de Gama, non solo il principale ponte di Lisbona, ma anche il più lungo d’Europa, con oltre 17 Km di lunghezza. Una funivia conduce proprio nei pressi dell’ Oceanario. Inaugurato nel 2011, esso possiede una vasca centrale con le specie dell’ Atlantico, e vasche più piccole dedicate agli altri oceani. Osservando i pesci da vicino, dagli squali ai pesci luna, si ha l’impressione di fare una vera immersione subacquea!

Queste sono le cose che più mi hanno colpito a Lisbona, ma certo non le uniche che ho apprezzato. Penso al famoso caffè La Brasileria, di cui Pessoa era un assiduo frequentatore, alla stazione del Rossio, con le caratteristiche porte a ferro di cavallo…

Il viaggio ha incluso tappe nei dintorni di Lisbona: Cabo da Roca, il punto più a ovest d’Europa; Cascais, il posto più accessibile per fare il bagno nell’oceano senza essere surfisti; la meravigliosa Sintra, con il castello moresco, raggiunto con una camminata di 2 Km in salita, nel bosco, e il poco visitato monastero detto Capuchos, caratterizzato da porticine incredibilmente minuscole.

C’era molto altro ancora da vedere, ma il tempo a disposizione ha imposto di tralasciare qualcosa. E’ un buon motivo per ritornarci!

 Lucia Tomassetti

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