Diritto alla salute – Rischio tubercolosi nei cinghiali marchigiani

ALLARME PER LE CARCASSE INFETTE RINVENUTE DALLA FORESTALE SULLE RIVE DEL FIUME ESINO

di dott. Giorgio Rossi

UnknownNelle Marche lungo le rive del fiume Esino nella zona di Fabriano sono state recentemente rinvenute delle carcasse di alcuni cinghiali smembrati contenuti , in parte, in sacche di plastica, in parte , direttamente sul terreno .La Guardia Forestale che ha effettuato i primi rilievi ha ritenuto gli animali affetti da tubercolosi ed ha avviato i resti all’Istituto Zooprofilattico di competenza per gli approfondimenti sanitari necessari , tutt’ora in corso .
Anche gli animali selvatici , come il cinghiale , possono essere contagiati dalla tubercolosi ; tra gli animali domestici solo il cane ed il gatto ne sono esenti . L’infezione in questo caso , ed anche in altre analoghe situazioni ,originariamente è nata in un allevamento bovino già conosciuto in quella zona e sottoposto a stretto monitoraggio . Le mucche con gli escrementi infettano i pascoli dove a anche i cinghiali vanno alla ricerca di cibo , anche se il germe al sole ha una sopravvivenza relativamente breve di circa due giorni che , però , si allunga sensibilmente in caso di particolari condizioni climatiche come l’umidità . La malattia dall’animale può essere trasmessa anche all’uomo , sia con la vicinanza o manipolando prodotti o materiale infetto o mangiando le carni non adeguatamente cotte o peggio essiccate o insaccate.

La tubercolosi è una malattia causata da un germe della famiglia dei micobatteri di cui ne esistono vari tipi, facilmente trasmissibile tra uomo e uomo , attraverso le semplici goccioline di saliva , tra animale e animale , ma anche tra animale ad uomo .

La tubercolosi bovina , implicata in questo caso , è sempre esistita ed è cosmopolita e nei vari paesi (la legislazione italiana nello specifico è particolarmente rigorosa ) viene rigorosamente controllata mediante uno stretto monitoraggio degli allevamenti ove , attraverso gli Istituti Zooprofilattici ,ai vari capi di bestiame viene somministrata , una o due volte all’anno , la intradermo alla tubercolina che costituisce il test di screening per individuare capi infetti o sospetti . Il test consiste in una certa quantità di sostanza infettante opportunamente purificata che viene iniettata sotto cute , se si assiste ad una reazione ti tipo allergico -iperergico locale ,l’animale viene considerato infetto fino a prova contraria mediante un approfondimento di esami . Questo test viene utilizzato anche nell’uomo ove riveste un significato meno importante ,ma che comunque può essere sempre un indizio .Esistono poi i controlli sulla macellazione , ove già con l’esame macroscopico degli organi si può vedere se l’animale è malato .Solo la pastorizzazione assicura la distruzione del germe , come potrebbe avvenire nel latte qualora infetto ; ma come detto sopra , né l’essiccamento né la salatura sono in grado di sterilizzare il prodotto.

Nel caso dei cinghiali nelle Marche , che non rappresenta il primo caso , anche in Liguria c’è stata recentemente una epidemia di tubercolosi tra cinghiali , sembrerebbe che siano stati abbattuti dai bracconieri i quali si sono resi conto della malattia degli animali e li abbiano successivamente abbandonati . Infatti la tubercolosi nell’animale si può già riconoscere , specie quando è in una fase avanzata , da segni esterni come l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche , ma soprattutto dalla visione degli organi interni . I bracconieri macellano clandestinamente gli animali e poi con un florido commercio illegale vendono le carni a ristoranti specializzati in cacciagione . Ciò rappresenta un grave pericolo per la salute dell’uomo in quanto l’animale è fuori da ogni possibile controllo veterinario che viceversa avviene di routine anche nella selvaggina quando abbattuta mediante la caccia di selezione seguendo le indicazioni della Guardia Forestale e mediante un costante controllo sanitario alla macellazione .

Nella questione sono intervenuti anche gli operatori della Lega per l’Abolizione della Caccia ( Lac) effettuando un sopralluogo e facendo presente che gli ambienti venatori sono già da tempo al corrente della presenza di alcuni casi di tubercolosi tra i cinghiali marchigiani specie nella Zona del Monte San Vicino i quali a loro volta diventano fonte di reinfezione dei pascoli pur non rappresentando un serbatoio di riserva del germe come altri animali selvatici ,tipo i caprioli, anche questi trovati affetti da tubercolosi anche nella nostra regione dopo il ripopolamento . La Lac ha ufficialmente richiesto alla Regione la sospensione della caccia al cinghiale in tutte le Marche , almeno per questa stagione venatoria 2013-2014 , oltre ad una intensificazione delle procedure di monitoraggio .

La Regione Marche a sua volta ha annunciato che a brevissimo verranno convocate le associazioni venatorie e le forze dell’ordine per concordare un’azione di rafforzamento dei controlli delle carni , di bonifica della malattia e di identificazione e punizione dei bracconieri .

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