Diritto alla Salute- La medicina del turismo e delle migrazioni

I FLUSSI TURISTICI GLOBALIZZANO LE MALATTIE ENDEMICHE

del dott. Giorgio Rossi

weweL’Organizzazione Mondiale del Turismo riporta che l’attuale turismo di massa muove circa 600 milioni di viaggiatori internazionali ogni anno . In Italia ogni anno più di 16 milioni di nostri connazionali si recano all’estero, di cui il 10% in paesi tropicali e subtropicali .Questo grande movimento di persone nel mondo tende ovviamente a globalizzare anche certe malattie che in passato erano sempre state tipicamente endemiche in specifiche zone geografiche . Da qui la necessità sempre più sentita dello sviluppo di una medicina,la Travel Medicine, che abbia come obiettivo primario la protezione della salute dei turisti e degli altri viaggiatori mediante lo studio del rapporto tra viaggi internazionali e salute e di tutti gli aspetti relativi alla tutela della salute di chi viaggia .

Potremmo far risalire ad alcuni secoli fa i primi aspetti della Travel Medicine con la nascita dei primi lazzaretti nelle città portuali ove venivano posti in quarantena quei marinai che provenivano da aree geografiche di varie parti del mondo ove erano in atto delle epidemie .I primi a sorgere furono due lazzaretti a Venezia nel XV secolo e poi in altre città marinare come Napoli , Genova , Trieste , Livorno ed anche nella nostra città , Ancona , ove nel 1700 sorse la Mole Vanvitelliana che rappresenta ancora oggi uno dei lazzaretti meglio conservati. Non solo città di mare , ma anche Milano ebbe il suo Lazzaretto reso famoso dal Manzoni nei Promessi Sposi . Ed erano appunto malattie come la peste , il tifo petecchiale , il colera ad essere concentrate nei lazzaretti durante le epidemie .Nei secoli successivi grandi epidemie continuarono a manifestarsi anche con nuove malattie come , sifilide, tubercolosi , vaiolo e l’onnipresente colera .E proprio queste grandi epidemie fecero nascere la necessità di una collaborazione tra le varie Nazioni con la creazione di un’organizzazione di sanità internazionale , l’Organizzazione Mondiale della Sanità , l’agenzia dell’ONU per la salute mondiale .

L’impostazione di base della Travel Medicine è sempre stata principalmente rivolta alle malattie infettive e tropicali ,che restano ovviamente l’obbiettivo primario , ma attualmente, in considerazione anche del fatto che solo 1% dei viaggiatori muore di malattie infettive, ha ampliato molto la sua visione occupandosi anche della promozione della salute chiedendosi come può il viaggio migliorare la qualità di vita ed il patrimonio di salute delle persone .

Turismo , lavoro , affari , studio , missioni umanitarie , emigrazione , sono motivi che determinano un notevole movimento di persone da un Paese ad un altro e da un Continente ad un altro. I viaggi se da un lato consentono un arricchimento culturale ed umano , dall’altro possono dare origine a problemi sanitari . Conoscere i rischi sanitari legati ai viaggi internazionali permette di prevenire una parte o limitarne le conseguenze .

Si tratta di programmare per tempo le vaccinazioni o i richiami vaccinali e iniziare , ove indicato , la profilassi antimalarica più adeguata in base alla destinazione del viaggio , al tempo di permanenza in area malarica e alle caratteristiche individuali . Tutto questo è possibile effettuare nei Centri competenti delle ASL di appartenenza o consigliandosi sempre con il medico di famiglia che diventa la figura professionale di riferimento per problemi individuali , per conoscere quale altitudine è consentita o a quali problemi si va incontro in un viaggio aereo particolarmente lungo,ecc.

Per la vaccinazione anti febbre gialla esistono invece centri di riferimento nazionali indicati dal Ministero della Salute ed autorizzati all’effettuazione della vaccinazione stessa ed al rilascio della certificato internazionale di vaccinazione .

Un problema sanitario emergente è costituito dalla Tubercolosi . La malattia è endemica ancora in molti paesi non avanzati e si registrano ogni anno circa 9 milioni di nuovi casi . La presenza di milioni di immigrati molti dei quali provenienti da aree endemiche , ha comportato la ricomparsa dell’infezione in paesi ove sembrava eradicata . Per quanto riguarda i viaggiatori il rischio non esiste per periodi brevi ; per soggiorni di durata maggiore a 3 mesi in zone ove l’incidenza della tubercolosi è elevata , il rischio è comparabile con quello dei residenti .Per viaggiatori che prevedono una permanenza prolungata , come operatori sanitari , personale umanitario , missionari , ecc. , è raccomandata l’esecuzione della intradermoreazione alla tubercolina prima della partenza da comparare successivamente con un nuovo analogo test al loro ritorno . Se quest’ultmo evoca una reazione di tipo recente , il viaggiatore dovrà essere curato per infezione latente .

Certamente la Medicina del Turismo e delle Migrazioni merita un ampliamento dell’area di azione della disciplina e parallelamente la necessita di una formazione internazionale del personale dedicato.

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