Pesto alla genovese….al botulino

DIRITTO ALLA SALUTE CI SPIEGA UN NUOVO ALLARME SANITARIO IN ITALIA

di dott. Giorgio Rossi

UnknownDopo l’Epatite A nei frutti di bosco congelati , un nuovo allarme sanitario scoppia nel nostro Paese a causa di un pesto alla genovese sospetto di essere inquinato da botulino . Fortunatamente tutto poi è rientrato,ma quanto accaduto merita comunque alcune riflessioni data la gravità di questa tossinfezione alimentare . Il botulismo è una malattia causata da un’intossicazione alimentare provocata dall’ingestione di alimenti contaminati dalla tossina del batterio Clostridium Botulinum .Questo è un microrganismo anaerobio , cioè si sviluppa in assenza di aria , che si può ritrovare nel terreno , nella polvere sotto forma di spore in grande quantità in tutto il mondo .La spora di per sé non è dannosa , ma questa può inquinare particolari alimenti ove , qualora si vengono a realizzare le condizioni adatte , continua il suo ciclo evolutivo dando origine al batterio vivo e vegeto il quale a sua volta inizia a produrre la tossina botulinica che è poi la responsabile dell’evento morboso nell’uomo . I cibi ove la tossina si può sviluppare sono soprattutto le conserve specie quelle fatte in casa ove non esistono i sistemi di sterilizzazione presenti invece di norma nell’industria alimentare .Particolarmente a rischio sono le conserve sottolio ove la mancanza di ossigeno favorisce lo sviluppo del batterio che come detto è anaerobio . Meno pericolose, ma non del tutto esenti da rischio, sono le conserve acide come i sottaceti o le stesse conserve di pomodoro in quanto il batterio non gradisce il PH acido (4,8 – 5,8 ),così come quelle ricche di zucchero come le marmellate .Ma tutto questo potrebbe non essere sufficiente in quanto il microrganismo muore e la sua tossina viene inattivata solo con il calore in particolare con la bollitura ad una temperatura superiore a 105 gradi per due ore ; con pentola a pressione i tempi scendono a 10-15 minuti .

Il segno più caratteristico, che andrebbe sempre ricercato prima di usare una conserva , è il rigonfiamento del coperchio metallico che si verifica in quanto il batterio sviluppa gas; viceversa non esiste un odore specifico né tanto meno un particolare sapore e pertanto la loro mancanza non è garanzia di qualità.

La tossina responsabile del botulismo può provocare nell”uomo conseguenze particolarmente serie ; i sintomi della malattia hanno una latenza di circa 24 – 72 ore ed inizialmente possono essere piuttosto vaghi mentendo una banale gastro-enterite e ciò può ritardare la diagnosi . Ma poi compaiono i sintomi tipici dovuti al fatto che una volta in circolo la tossina si lega specificatamente alle diramazioni terminali delle cellule nervose , le sinapsi , contenenti acetil colina che viene inattivata bloccando così la trasmissione degli stimoli alle fibre muscolari che si paralizzano . Si avrà allora la pstosi palpebrale , la palpebra tenderà a chiudersi , diplopia , visione doppia per paralisi dei muscoli oculomotori per poi scendere dai nervi cranici a quelli del toracici con difficoltà a deglutire e successiva paralisi dei muscoli respiratori compreso il diaframma fino all’arresto della respirazione e conseguente decesso . Il trattamento deve essere tempestivo ed è basato sull’utilizzo precoce dell’antitossina e trattamento di supporto ; ovviamente indispensabile l’ospedalizzazione che può prevedere nei casi più gravi anche la rianimazione con respirazione artificiale .

Ma vediamo come sono andate le cose per il pesto .L’ azienda Bruzzone e Ferrari di Genova Prà nota per la produzione di un ottimo pesto fresco che richiede refrigerazione , durante i controlli sui suoi prodotti aveva rilevato la presenza di un microrganismo fortemente sospetto per Clostridium botulinum e pertanto senza aspettare i necessari approfondimento che richiedono vari giorno , con molto senso di responsabilità , a scopo cautelativo , avvisava le autorità sanitarie della ASL di zona le quali disponevano il ritiro dal commercio del lotto 13G03 che rappresentava il pesto sospetto .

La notizia ovviamente a subito sollevato allarmismo tra chi aveva consumato il pesto in questione tanto che circa 100 persone si sono presentate agli ospedali di Genova con disturbi gastro-intestinali vari ; tutti sono stati visitati e 10 sono stati ricoverati per approfondimenti diagnostici . Contemporaneamente venivano avviati 19 campioni dello stesso pesto all’Istituto Zooprofilattico di Torino per gli accertamenti del caso .

Fortunatamente, sia le indagini sui campioni biologici delle persone ricoverate e sia quelle sul prodotto, escludevano la presenza di batterio e della sua tossina e tutto si concludeva al meglio.

Grande merito va riconosciuto all’Azienda Bruzzone e Ferrari per aver messo in atto il richiamo precauzionale , procedura certamente ammirevole e anche coraggiosa che dimostra grande senso di responsabilità purtroppo non così diffuso nel nostro Paese.

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