Ariel Castro davanti al giudice: sequestro e stupro le accuse per gli orrori compiuti nella sua “casa-prigione” di Cleveland

CLEVELAND, 10 MAGGIO ’13- Ariel Castro, protagonista dell’ultima orribile vicenda che ha scosso gli Usa del sequestro di tre donne durato ben 10 anni, rinchiuse nella sua casa-prigione di Cleveland e costrette a subire di tutto, compare per la prima volta in Tribunale. L’uomo è accusato di sequestro e stupro, ma probabilmente la Procura, che ha già stabilito una cauzione di 8milioni di dollari, chiederà per lui la pena di morte per i presunti cinque aborti provocati a furia di percosse ad una delle donne, mentre per ora nessuna incriminazione risulta nei confronti dei suoi due fratelli. Una storia dai retroscena raccapriccianti svelati dai racconti delle vittime e dello stesso protagonista, che ha iniziato a collaborare con la polizia ammettendo alcune delle sue responsabilità. Tutte e tre le ragazze hanno raccontato di essere state avvicinate e adescate da Ariel con passaggi in auto, che purtroppo però le ha condotte nella casa delle torture, dalla quale sono riuscite a fuggire solo lunedì. È la storia atroce di un uomo molto violento, che si è definito un predatore sessuale, il quale ha dato vita nel seminterrato della sua abitazione ad una vera e propria prigione. Lo aveva fatto già con la sua ex moglie costretta a vivere sotto le sue imposizioni e continuamente oggetto di violenza, più volte massacrata di botte. Le stesse donne hanno raccontato di pesanti e continue sevizie, sono stati ritrovati infatti catene, lucchetti e corde usati dall’aguzzino per tenere in ostaggio le sue vittime, trasformandole in vere e proprie schiave. Continuano le indagine dell’FBI, che ha reso off-limits tutta la zona, incentrate nella ricerca di resti umani per provare i presunti aborti provocati e che dovranno chiarire i vari punti ancora oscuri di questa orribile vicenda. Occhi bassi e volto contrito, l’uomo è comparso così davanti al giudice e ai giornalisti nel Tribunale di Cleveland per ascoltare i suoi capi d’accusa, rimasto in silenzio è stato poi riaccompagnato in cella in cui è tenuto sotto continua sorveglianza perché si teme possa tentare il suicidio.

ALESSIA RONDELLI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply