Arabia Saudita: la lotta delle donne (anche) per il diritto di guidare

IN ARABIA SAUDITA E’ VIETATO ALLE DONNE (ANCHE) GUIDARE. LE PROTESTE AUMENTANO IN TUTTO IL MONDO MA IL GOVERNO SI DIFENDE

di Avv. Valentina Copparoni (Studio Legale Associato Rossi-Papa-Copparoni di Ancona)

donne_saudite-volante_jpgArabia Saudita, 3 novembre 2013- Lottare per un diritto: quello di poter guidare. Può sembrare assurdo ma è cosi ed è ciò che sta accadendo in Arabia Saudita, l’unico paese al mondo in cui le donne non posso guidare, pena multe salate ma anche l’arresto. In realtà non esiste una vera e propria legge che vieti loro di guidare ma per farlo è necessaria la patente di guida che viene rilasciata dalle autorità locali solo agli uomini.

Dopo aver ottenuto soltanto poco tempo fa la libertà di andare in bicicletta ( anche se solo per svago, vestite in maniera decorosa e controllate da un parente di sesso maschile “imposto” per proteggerle in caso di cadute ed incidenti), ora le donne arabe spostano la loro lotta su un altro fronte.
E’ evidente che questa rivendicazione  non è fine a se stessa. Sta diventando il simbolo di una lotta per l’emancipazione femminile in territorio arabo  che tocca sfere e diritti ben più importanti.
Una settimana fa, per la precisione il 26 ottobre, le organizzazioni attiviste locali hanno organizzato la “giornata delle donne alla guida” (“october 26 driving”) in cui per protesta a Riad le donne sarebbero scese per le strade alla guida delle loro auto. Nonostante le minacce del governo che le hanno invitate  a starsene a casa rischiando altrimenti l’accusa di manifestazioni politica non autorizzata alcune di esse hanno deciso di sfidare le autorità mettendosi comunque al volante. 16 donne sono state fermate ed arrestate, hanno dovuto pagare una multa e sono state costrette a firmare, insieme ai loro tutori – che per la legge saudita devono essere parenti di sesso maschile, quindi padre, fratello, marito-  un impegno a rispettare le norme.
Sul sito della campagna per il diritto alla guida delle donne arabe (http://www.oct26driving.com/?page_id=77)è stata organizzata una petizione con raccolta di firme  dove si legge : “Non essendoci alcuna valida ragione per cui lo Stato possa impedire alle donne adulte di guidare la macchina se in grado di farlo è necessario fornire alle cittadine la possibilità di sostenere l’esame di guida. In caso di mancato superamento, non verrà rilasciata la patente, perché non ci sia alcuna disparità con gli uomini. L’unico criterio di valutazione sarà la capacità di guidare e non il genere”.

La mobilitazione per il diritto alla guida si è intensificata soprattutto dopo le dichiarazioni di Sheikh Saleh al-Lehaydan, consulente legale e psicologo dell’associazione psicologi del Golfo, che ha parlato di alcuni dati scientifici secondo i quali “la guida delle donne danneggia le ovaie, il bacino e compromette la fertilità. Di conseguenza, le donne al volante danno alla luce figli affetti da disfunzioni cliniche di diverso grado”.

Le proteste intanto si moltiplicano anche nel resto del mondo.

Qualche giorno fa quattro attiviste del gruppo femminista Femen hanno protestato davanti all’ambasciata dell’Arabia Saudita a Berlino, mostrando i seni nudi dipinti di verde, il colore della bandiera del Paese arabo, contro il divieto di guida per le donne. Le attiviste hanno mostrato cartelli  con scritto “I cammelli sono per gli uomini, le macchine per le donne”, “Più veloci del vostro sviluppo”  , “No women, no drive”
Quest’ultimo slogan è anche il titolo di un video che in sole 48 ore ha raggiunto e superato i 3,5 milioni di contatti su YouTube. Si tratta di una realizzazione dell’artista e attivista saudita Hisham Fageeh che ha voluto creare un rifacimento evidentemente satirico della canzone di Bob Marley “No woman no cry” e ciò per denunciare l’assurdo divieto di guida per le donne in Arabia Saudita. Nel video Fageeh canta in Taoub ed indossa la keffiah, il tradizionale copricapo arabo.

Insomma le donne arabe sembrano voler alzare la testa, non accettare più quelle “prigioni” che a volte possono essere anche dorate, data la ricchezza media del paese,  ma che rimangono sempre e comunque prigioni. Non si può negare che alcuni passi avanti sembrano esserci forse proprio frutto di queste rivendicazioni che, grazie all’ appoggio anche a livello internazionale, sembrano dare i primi timidi e limitati frutti. E cosi il Consiglio di Shura di Riad ha deciso di  approvare un progetto di legge che dovrebbe consentire il diritto di voto alle donne nelle elezioni municipali ma si tratta di una legge dovrebbe entrare in vigore solo nelle elezioni del 2015. A Jeddah due donne sono entrate nel consiglio d’amministrazione della Camera di Commercio, una ha ottenuto la vicepresidenza ed una la carica di vice sindaco e Nura al Fayez è stata nominata  vice ministro per l’educazione femminile.
Qualche mese fa avevamo scritto di un’altra piccola grande battaglia vinta nel mondo arabo. Nell’aprile scorso per la prima volta nella storia del Regno Saudita  il Ministero della Giustizia ha concesso ad una donna la licenza di esercitare in tribunale la professione forense, fino ad oggi una sorta di casta riservata al mondo maschile. Arwa al-Hujaili, dopo aver studiato  all’Università Re Abdulaziz di Gedda, è stata assunta come tirocinante all’interno di uno studio legale e dopo 3 anni di apprendistato potrà ottenere il titolo di avvocato. La giovane, consapevole dell’importanza di questo traguardo per sé ma anche per tutte le donne che stanno giorno dopo giorno, spesso nel silenzio, lottando per avere la parità di diritti, ha voluto far conoscere attraverso il social network Twitter questo importante traguardo postando sul proprio account proprio una foto del certificato di registrazione all’ordine. In realtà già qualche mese prima, in ottobre,  alle donne era stato concesso di poter esercitare le professioni giuridiche senza però risolvere uno degli aspetti considerati più problematici: il diritto i presentarsi in aule di tribunali. La concessione si basa su una legge di ben 21 anni fa che assicura ad entrambi i sessi il diritto poter esercitare la professione forense ma che di fatto non era mai stata attuata.
Una libertà conquistata grazie alla caparbietà di una giovane donna che non si è voluta fermare, anche se a guardar bene si tratta di una concessione con molti limiti. Infatti,secondo le norme vigenti, le donne devono sottostare al patronato di una figura maschile, generalmente il marito o un membro della famiglia, al quale spetta la facoltà di approvarne spostamenti e decisioni.

In ogni caso ancora una volta la caparbietà di una giovane donna ha abbattuto un muro,  di quelli duri da far crollare ma  questo  dimostra che con l’intelligenza e la tenacia tutto è davvero possibile.
Piccole grandi donne che non si fermano, mai, qualunque sia il muro davanti.

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