A scene at the sea, la parentesi romantica di Takeshi Kitano

Pensate un attimo alle commedie all’italiana del momento, piene di adolescenti isterici, liti familiari nevrotiche, porte che sbattono continuamente, piatti di ceramica che volano, scene di sesso frenetico. Uno scenario ansiolitico, quello rappresentato dalla cinematografia contemporanea italiana. Ora dimenticate tutto questo e ascoltate solo l’affascinante rumore dell’oceano. Delle onde che si infrangono sulla spiaggia. E’ il mare del Giappone, quello dove Kitano ambienta la storia d’amore a tre fra un ragazzo, la donna che ama, e il suo surf. E’ la trama diA scene at the sea” di Takeshi Kitano ( 1991), un’opera che evade significativamente dal suo stile poliziesco e che potrebbe essere definita come l’unica parentesi romantica della sua filmografia.

A scene at the sea racconta la storia semplice di un netturbino sordomuto (Claude Maki) il cui sogno è quello di diventare un surfista. A qualsiasi costo, anche a costo di apparire ridicolo di fronte agli altri surfisti e di fronte alla ragazza che ama. L’atmosfera, presentata in maniera semplice e delicata, è quella di una città industriale del Giappone di inizio anni ’90. Le scene sono scandite da pause, silenzi, al limite della noia. Quella noia che restituisce al film il potere delle immagini contro quello delle parole inutilmente vomitate da molti attori contemporanei. La forza dei silenzi, il fascino di quelle scene dal sapore manga descritte da Banana Yoshimoto nei suoi libri. Un film per rilassarsi, per tirare un attimo il fiato dall’invadente frenesia televisiva e cinematografica che si abbatte sul povero spettatore.

Le musiche del film sono quelle di Joe Hisaishi, compositore delle colonne sonore dei film di Hayao Miyazaki , incluso Nausicaä of the Valley of the Wind.

CLARISSA MARACCI

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