Pane, libertà e dignità per gli egiziani. E’ colpo di Stato a Il Cairo.

DESTITUITO IL PRESIDENTE MORSI, L’UOMO ACCUSATO DI AVER “SVENDUTO LA RIVOLUZIONE”

– di Clarissa Maracci

UnknownIl Cairo, 7 Luglio 2013 – Ancora una volta gli egiziani insorgono per ottenere i propri diritti, con la grinta di un popolo che non ha potuto votare per trent’anni. E questa volta è golpe. Gli egiziani non hanno mai accettato l’accentramento di potere nella figura del Presidente Morsi dopo le rivoluzioni di Piazza Tahrir, dove molti giovani hanno perso la vita e sono stati addirittura torturati, per ribellarsi al regime trentennale di Moubarak.
Il malcontento degli egiziani nei confronti del nuovo Presidente eletto inizia ad emergere già nello scorso dicembre, in sede di votazione della nuova Costituzione Egiziana, varata dopo la rivoluzione. La bozza della Carta Costituzionale, approvata in pochissimi giorni dall’assemblea costituente, fu ampiamente criticata dai liberali poiché accusata di accentrare i poteri nel Presidente Morsi e di limitare invece, quelli della magistratura.

Le disposizioni della Carta Costituzionale sono state fortemente volute dal Presidente Morsi e dal suo partito, quello dei Fratelli Musulmani, al punto che alcuni sono arrivati a sostenere che Morsi abbia “svenduto la rivoluzione”, ovvero, perso un’occasione importante di affermare i diritti e le libertà dei cittadini egiziani, oppressi dal regime di Mubarak per trenta lunghi anni.

Al Presidente Morsi è stato dato un ultimatum dall’esercito, scaduto nella giornata di mercoledì, ore 17.30 locali. Il Presidente, insediatosi un anno fa, ha rifiutato di consegnare le dimissioni ed è subito arrivato il divieto di espatrio da parte delle forze di sicurezza ed un mandato di arresto domiciliare. E’ stato il capo delle forze armate egiziane a dare l’annuncio del colpo di stato in tv, nella giornata di mercoledì, subito dopo che Mohamed Morsi veniva informato dall’esercito di non essere più il Presidente d’Egitto in seguito al fallimento dei negoziati con i militari per lasciare il potere.

Le forze di sicurezza hanno trattenuto lo staff di Al Jazira, negli uffici de Il Cairo, essendo l’emittente vicino al partito di Morsi, quello dei Fratelli Musulmani. Arrestato anche il leader del partito, Saad el Katatni e il capo dei parlamentari dello stesso partito al Bayumi, secondo quanto riferisce l’agenzia di Stato. Si parla di ordini di arresto per 300 membri del partito.

In piazza Tahrir, la notizia è stata accolta con fuochi d’artificio e popolo in visibilio. <<Il popolo e l’esercito sono una sola mano>> dice la gente in piazza. E in effetti, senza l’appoggio dell’esercito, gli oppositori di Morsi non avrebbero mai potuto soverchiare il neonato Presidente e potenziale dittatore. Per il momento, i poteri presidenziali sono stati delegati al Presidente della Corte Costituzionale, in attesa delle prossime elezioni che si terranno in data anticipata. “Pane, libertà e dignità umana” sono le parole di Mahmoud Badr, portavoce del movimento dei Rivelli Tamarod. Ora toccherà a el Baradei, gestire la situazione post-Morsi, nella definizione del processo di transizione che prevede elezione anticipate e realizza una vera conciliazione nel paese.

Barak Obama, preoccupato per la crisi egiziana, ha incitato le forze armate – finanziate dagli Stati Uniti – ad agire rapidamente e responsabilmente per restituire piena autorità ad un governo civile democraticamente eletto, il più presto possibile, attraverso un processo inclusivo e trasparente. E ha anche detto all’esercito di evitare «qualsiasi arresto arbitrario ai danni del presidente Morsi e dei suoi sostenitori.

Intanto la tensione sale, e Mohamed al-Zawahiri, fratello del leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri, ha emesso una fatwa, autorizzando i suoi seguaci a combattere contro l’opposizione egiziana. «Non abbiate paura, né esitazione – ha spiegato al-Zawahiri, che guida la corrente jihadista salafita, ad al-Masry al-Youm – annunciamo ai nostri fratelli musulmani che alla fine non saremo noi i vinti, ma sarà il contrario». I sostenitori dei Fratelli Musulmani, riunita davanti alle moschee, canta «Non riporteremo al potere l’esercito».

Intanto, proseguono le manifestazioni anti-governative a piazza Tahrir, in cui si sono registrati 39 incidenti, 16 vittime e un centinaio di stupri, come riporta Human Rights Watch. I manifestanti pro-Morsi sono invece radunati invece a migliaia davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya, nella Capitale. Questo scenario lascia presagire la possibilità di esplosione di un conflitto civile tra gli egiziani, ma l’ultima parola questa volta spetterà all’esercito.

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