Il Palazzo e la Vittoria “mutilati”

STATUA DI BLASI, CHE FA LA REGIONE?
  

Il Palazzo del Mutilato in corso Stamira, ad Ancona, di proprietà della Regione Marche, abbandonato e in degrado
 – ANCONA – di Giampaolo Milzi – Umida, sporca, la spada impugnata dal braccio destro spezzata. Ingrigito e opacizzato il marmo di Carrara in cui il celebre scultore anconetano Sanzio Blasi la scolpì. La foto della statua della Vittoria Alata – che pubblichiamo in esclusiva in questa pagina – emblematizza e stigmatizza il cronico stato di degrado in cui versa da 16 anni l’elegante Casa del Mutilato, che dal 1937 si affaccia imponente all’inizio di corso Stamira (civico 9), a due passi dal porto di Ancona. Un edificio di notevole valore architettonico, di fatto abbandonato a se stesso dalla Regione Marche, ente proprietario. Sono anni che ci piove e ci ripiove nel punto dove fu ed è ancora sistemata la pregevole statua, in uno slargo della scalinata che conduce su al terzo piano dello stabile, che fu progettato in stile neoclassico da Eusebio Petetti. Colpa delle infiltrazioni d’acqua provenienti dal controsoffitto lesionato. Ai piedi della Vittoria calcinacci e pezzi d’intonaco, amaro frutto anch’essi dell’umidità che aggredisce le pareti. La facciata principale, ricca di fregi, stemmi ed ornamenti ha assunto il colore della fuliggine, dello smog da traffico. Mostra anch’essa i segni di mancate seppur doverosissime opere di manutenzione. Arrugginiti gli infissi, marcite e deteriorate le finiture lignee. Deturpata da due scarabocchi in vernice spray l’inferriata del grande portone d’ingresso. Degrado e abbandono, da sempre, richiamano atti degradanti.

 

la preziosa statua della Vittoria Alata di Sanzio Blasi in pericolo all’interno del Palazzo del Mutilato, da notare i calcinacci accanto alla base (foto di Roberto Giolli)
 L’sos l’aveva rilanciato un’inchiesta-denuncia pubblicata su Urlo nel marzo 2014, raccogliendo l’allarmante esposto presentato da una donna – nata e cresciuta ad Ancona ma da un po’ trasferitasi per lavoro a Bologna – nel dicembre 2013 alla Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici delle Marche. Quella donna è Alessandra Maltoni, nipote di un altro celebre scultore anconetano, Mentore Maltoni, l’artefice della “gemma” che impreziosisce il fronte esterno del palazzo: l’ampia balconata scolpita in bassorilievo, originariamente candida, il cosiddetto “Arengario”, che evoca, rendendo loro omaggio e gloria, i militari caduti, mutilati, feriti e rimasti invalidi durante la Prima guerra mondiale. Spinta dall’esposto della Maltoni – che tra l’altro segnalava il distacco e la caduta al suolo di una targa lapidea dalla parete dell’edifico che dà su via Astagno – e dalla raccolta di notizie sul caso che la redazione del nostro Urlo stava raccogliendo in quelle settimane, la Soprintendenza aveva scritto una lettera dal tono perentorio alla Regione, dopo una verifica compiuta in esterno dai suoi funzionari. Lettera in cui invitava l’ente a provvedere al più presto alla manutenzione, conservazione e tutela della Casa del Mutilato. Un ordine, più che un invito. In quanto l’immobile è oggetto del decreto n° 42 del 2004 emesso dalla Direzione regionale per i beni culturali, un atto avente forza di legge che impone a chi ne detiene il possesso – in questo caso la Regione, appunto – di garantirne la conservazione nel migliore dei modi. Siamo all’inizio dell’anno scorso. Bene, anzi male. Da allora la Casa del Mutilato è rimasta com’era, il fantasma si se stessa. Zero manutenzione. Nonostante, sebbene con grave ritardo e per evitare il rischio di sanzioni normative, l’assessorato regionale al Patrimonio e al Demanio (dell’allora Giunta guidata da Spacca) si fosse mosso. Come? Un paio di sopralluoghi tecnici, dall’esito rassicurante per quanto riguarda l’esterno (“non rilevati evidenti rischi di distacchi o crolli di elementi dalle pareti dell’edifico”), ma confermativo dello stato di degrado del sottotetto e delle infiltrazioni d’acqua. Va rilevato che la mancata evidenza di rischi di distacco non esclude l’esistenza (in incubazione) di quei rischi. E stupisce che il personale inviato dalla Regione, in quel febbraio 2014, abbia completamente ignorato la necessità di un sopralluogo all’interno dello stabile. Senza quindi preoccuparsi di verificare le condizioni di salute (precarie) della statua della Vittoria Alata né quelle dell’altra opera di pregio rimasta, l’altorlievo raffigurante San Sebastiano, posizionato in una nicchia del sontuoso salone per le cerimonie nel piano rialzato. Una scultura, questa, coperta da una moderna paratia divisoria, ma di cui Urlo riesce comunque a pubblicare una rarissima immagine. In ogni caso l’assessorato aveva deciso un restauro conservativo delle pareti e del solaio del sottotetto. Conferendone l’incarico alla Irma, la società di cui la Regione detiene il 100% di quote nata per gestire l’enorme patrimonio immobiliare del massimo ente locale. Purtroppo, a distanza di circa un anno e mezzo, Irma si è limitata, a sua volta, a conferire a una professionista privata, l’architetto Chiara Roccheggiani, l’incarico di predisporre il relativo progetto di messa insicurezza. Un progettino, sebbene preciso. Non per un intervento di corposa ristruttrazione, ma per un semplice “tamponamento”, una “impermealizzazione”. Il minimo indispensabile per scongiurare il protrarsi delle infiltrazioni d’acqua. Con tanto di autorizzazione e approvazione della Soprintendenza. Ebbene, neanche a questo minimo indispensabile ha provveduto la società Irma, salvo collocare striscioni che impediscono il passaggio ai pedoni sul marciapiede dove si era frantumata la targa lapidea. Nella primavera scorsa Alessandra Maltoni scrive di nuovo, una lettera ai consiglieri regionali e una diffida al ministero dei Beni culturali, in cui denuncia l’inammissibile ritardo delle opere di manutenzione. E siamo arrivati al settembre 2015. Di mezzo – ad allungare i già bizantini tempi della burocrazia politico-amministrativa – ci si sono messe le elezioni per il nuovo Consiglio regionale del maggio scorso. Pienamente insediatasi in modo operativo la nuova Giunta regionale, con l’estate agli sgoccioli, naturale chiedersi quale sia, per così dire, lo stato dell’arte. Uno stato che starebbe finalmente per registrare una svolta positiva in questa odissea urbanistica e di memoria storica. Fabrizio Cesetti, da tre mesi assessore al Patrimonio e al Demanio dell’esecutivo regionale guidato da Ceriscioli, dice di aver preso a cuore la vergognosa vicenda. A luglio a incontrato Alessandra Maltoni.Si è documentato. Ha appreso che – stante l’inerzia di Irma – già nel novembre e nel dicembre 2014 la Soprintendenza aveva sollecitato due volte la Regione ad attuare il prescritto intervento risanativo. “Vero, è una brutta vicenda, siamo in ritardo, ma non dipende da me. – commenta – Io mi sono dato da fare subito, perché la Casa del Mutilato è parte non solo della storia di Ancona ma di quella d’Italia. Un bene comune di grande valore che da questa storia abbiamo ereditato, che non a caso si trova a ridosso del centro storico del capoluogo regionale, e che abbiamo il dovere di salvaguardare”. Quindi? “Il 3 settembre sono andato di persona a rendermi conto della situazione sul posto. E sinceramente ne ho ricavato un brutta impressione. Ho visto la statua della Vittoria Alata, le lesioni al controsoffitto. Ma anche tanta polvere e disordine in giro. C’è umidità, è necessaria un’accurata ripulitura generale, anche all’interno, occorre ritinteggiare le pareti, verificare la tenuta dei cornicioni esterni. Ho fatto presente tutto ciò alla società Irma, inviandole una lettera l’8 settembre, ordinando interventi immediati, e sto aspettando la risposta”. Di più: “Nel caso che la risposta, con un preciso crono-programma dei lavori, non mi arrivi entro fine mese, farò in modo di esautorare Irma dall’incarico. Sarà il mio assessorato, sarà direttamente la Regione Marche a gestire quegli interventi di manutenzione che, ripeto, sono più che doverosi e assolutamente improcrastinabili. Anche perché sta per arrivare l’autunno, la stagione delle piogge, i rischi aumentano”.

Per quanto riguarda la sorta di “damnatio memoriae” che pare abbia colpito la statua della Vittoria Alata, l’altorilievo di San Sebastiano, i residui arredi del palazzo – oltre all’evidente necessità di interventi di risanamento anche sulle facciate (soprattutto quella principale) e nei locali interni – l’assessore si mostra ottimista: “Prima ripareremo il sottotetto. Poi faremo un nuovo sopralluogo tecnico all’interno dei locali, così come recentemente richiesto dalla Soprintendenza. Le statue vanno riportate al loro splendore originario. Arriverà il momento che, di concerto col l’assessorato al Patrimonio, penseremo a un progetto capace di dare nuova vita a tutto l’edificio”.

  Edificio, va ricordato, sul quale la Regione puntò il suo interesse già a metà anni ’70. Tanto che nel dicembre del 1977 ne affittò gran parte dalla “storica proprietà”, cioè l’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra – Anmig, insediandovi il Consiglio regionale che vi avrebbe tenuto le assemblee. Poi, il 27 marzo 1991, la Regione acquistò l’intera Casa del Mutilato, sborsando 1 miliardo e 800milioni di lire all’Anmig, e la sottopose ad imponenti e costosi lavori di riqualificazione e riadattamento al piano seminterrato e al piano terra, necessari perché risultasse pienamente adeguata a sede di rappresentanza del Consiglio regionale. Nel 2007, il trasferimento al palazzone delle ex Ferrovie dello Stato di piazza Cavour (dove due anni dopo si trasferirà anche la sede dell’Anmig) e la Casa del Mutilato che resta deserta. E finisce nel piano d’alienazione degli immobil della Regione. Ma la Regione non riesce a venderla in occasione di ben tre aste, tutte andate deserte (nel 2006, 2010 e 2011) nonostante un ribasso del prezzo base da 2 milioni e 826mila euro a 2 milioni e 420mila.

Mel marzo 2014, l’assessorato al Demano della Giunta Spacca, aveva reso noto a Urlo di avere annunciato una “nuova proposta di vendita pubblica con la riduzione del prezzo di un ulteriore 10%”. E confermato che “in passato non sono stati effettuati interventi di restauro, che sono oggi invece previsti di tipo conservativo”. Circostanza che non aveva certo contribuito a solleticare l’appetito di acquirenti già di per sé improbabili. “In ogni caso la Casa del Mutilato resta nel nostro piano di alienazioni immobiliari”, annuncia oggi il neo assessore Cesetti. Il quale non si nasconde dietro un dito, come esige del resto il buon senso: “Per vendere un’abitazione occorre sia pulita, in ordine, del tutto sana e sicura dal punto di vista strutturale”.

Un capitolo a parte sembra per fortuna aprirsi per le opere scultoree interne: non rischiano di finire sul mercato immobiliare assieme alla loro “casa”. Almeno stando a quanto assicura Cesetti: “L’ho detto e lo ripeto. Ne avremo cura. Per la Vittoria Alata di Blasi, e forse per la scultura del San Sebastiano, pensiamo a una diversa localizzazione”. Quale? “Tale da garantire la loro migliore fruizione pubblica possibile”. Una proposta in tal senso è giunta dalla prof.ssa Silvana Giaccaglia, presidente del Comitato regionale Marche dell’Anmig, dopo che nel giugno scorso aveva scritto una lettera alla Giunta regionale nella quale chiedeva “attenzione e cura per la Casa del Mutilato, ovvero il ripristino delle sue condizioni strutturali originarie, esterne e interne. “All’inizio di settembre ho incontrato Cesetti e ho affrontato con lui anche il problema delle opere. – ha detto la Giaccaglia – E gli ho suggerito di valutare per la Vittoria Alata uno spostamento nell’appena restaurata ex Polveriera di Castelfidardo, di proprietà del Comune di Ancona, al parco del Cardeto, considerato anche che ospiterà fino al maggio prossimo gli eventi culturali in occasione del centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale”.

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

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