Festa della donna. Rita Levi Montalcini, un esempio di come poter essere donna, sempre.

IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA DONNA, L’ESEMPIO DI RITA LEVI MONTALCINI.

di Avv.Valentina Copparoni (Studio legale Associato Rossi-Papa-Copparoni di Ancona)

montalcini Il 30 dicembre 2012 si spegneva una grande donna: Rita Levi Montalcini. Geniale, anticonformista, ribelle ,era nata nell’aprile del  1909.

Questo non sarà il racconto della sua vita ma una più semplice riflessione su come una donna di altri tempi possa diventare ed essere l’esempio per tutte le piccole grandi donne di oggi. Forse non serve poi così tanto. Forse serve soltanto la volontà.
Primo Levi l’ha definita “una piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa”. Credo che questa piccola signora sia stata davvero in grado di cambiare le cose non solo nel panorama della ricerca e delle scoperte scientifiche ma anche nel mondo delle donne.

Pur appartenendo ad una famiglia dominata dalla forte personalità del padre, dalla netta distinzione tra i ruoli maschili e quelli femminili, dalla convinzione che la carriera lavorativa di una donna non possa che essere in contrasto con il ruolo “predestinato” di moglie e madre, Rita Levi Montalcini decide di dedicare la sua vita alla medicina ed alla ricerca. Si scontra con la severa opinione del padre ma la sua “indomita volontà” non la ferma e la guiderà sempre anche nei momenti più duri quando da ebrea è costretta a scappare dall’Italia in Belgio e poi tornata in Italia a nascondersi in vari rifugi, sempre con un obiettivo preciso in testa e nel cuore:la ricerca e l’aiuto per gli altri.

 “L’umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi”. Rita Levi-Montalcini ha sempre affermato di sentirsi una donna libera. Ha rinunciato per scelta a un marito e a una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza ma anche alle battaglie sociali come quella per la regolamentazione dell’aborto negli anni settanta portata avanti insieme al “Movimento di Liberazione Femminile” .
Eroina di un femminismo di altri tempi, fatto non di sterili rivendicazioni sull’altro sesso ma di presa di coscienza e consapevolezza del proprio ruolo non attraverso parole ma attraverso fatti.
E cosi che nel 1992 istituisce  in memoria del padre, con la sorella gemella Paola, la Fondazione Rita Levi-Montalcini  rivolta alla formazione dei giovani ed al conferimento di borse di studio universitarie a studentesse africane (progetto “Un convitto per le ragazze Tuareg“) e ciò nella convinzione che soltanto attraverso l’istruzione e la conoscenza le donne possano prendere a pieno consapevolezza del loro ruolo nella società e possano prendere posizione da sole contro i soprusi, le violenza o semplicemente la tendenza ad essere messe in un angolo perché esistono dei ruoli che non possono non essere rispettati. L’obiettivo è quello di creare una classe di giovani donne pronte a rappresentare  un ruolo centrale nella vita scientifica e sociale del proprio paese, non superiore né inferiore a quello degli uomini ma semplicemente paritario.

Da donna credo che oggi il vero femminismo, quello rappresentato da Rita Levi Montalcini, non esista più, che sia stato sostituito dalla continua e sempre uguale affermazione da parte delle donne non di uguaglianza ma di superiorità rispetto agli uomini.
Una continua e ripetuta ricerca del proprio ruolo che spesso passa attraverso la trasformazione degli uomini in stereotipi negativi, privi di sensibilità e di emozioni che non saprebbero affrontare il mondo con il cuore, che non saprebbero come le donne soffrire, sentire  e condividere i sentimenti altrui. Un femminismo che a volte si trasforma nel peggior maschilismo, quel maschilismo tanto criticato proprio dalle donne.
Adoro una delle sue massime di vita: “meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita”. E come non crederle dato che ha dedicato tutta la sua vita a quello che spesso noi chiamiamo semplicemente lavoro ma che per lei è stata una missione e se anche la vista e l’udito sono cambiati nel tempo lei ha sempre sostenuto: “ Il corpo faccia quello che vuole: io non sono il corpo, io sono la mente”.

L’augurio che faccio a tutte noi donne è quello di ritrovare e lottare per il vero femminismo e l’augurio per gli uomini è quello di conoscere donne “portatrici” di questo vero femminismo.

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