Orange Blosson Jam, stoner rock psicoattivo

UN FUNGO ATOMICO IL CD D’ESORDIO DELLA BAND

di Davide Pesaresi – Ancona – Lo stoner rock nelle Marche! Solo di recente mi sono accorto di quanti gruppi suonino validamente questo genere dalle nostre parti… e gli Orange Blossom Jam non fanno una piega. Anzi, molto probabilmente si tratta della miglior band nostrana, ottima anche a livello nazionale. Attualmente la line-up è composta da Matteo Stronati, Andrea Simonetti, Nick Soltani e Satya Dalia, rispettivamente chitarra/voce, basso, seconda chitarra e batteria. Ma gli Orange Blossom Jam erano partiti nel 2008, un duo formato da Nick Soltani e Profundis Testa alla batteria. Poi – dopo vari cambi di formazione e musicisti presi in prestito da altre band (in questo caso parliamo di Matteo, proveniente dai Southell) – nel 2011 il gruppo prende una forma compatta, comincia a scrivere i primi pezzi e a tenere concerti, spesso come supporto per nomi più famosi, tipo i Vortice Cremisi e i The Secret. Nel settembre 2012 sono in sala di registrazione, e completano e pubblicano quello che, fino ad ora, è il loro primo ed unico album: “Mystic jar of doom”.

Gli anconetani (e per metà anche osimani) Orange Blossom Jam – come i Palmer Generator, già recensiti in questa rubrica – sono di difficile categorizzazione, perché mischiano la psichedelia, il doom e lo stoner, fondendo il tutto in qualcosa di strano, anormale, quasi astrale. Tutto frutto di un’orgia tra Black Sabbath, Yob, Goatsnake e Pink Floyd. E già dalla cover del disco si può intuire la forte influenza ricevuta dagli inglesi Electric Wizard. Ma sarebbe un peccato paragonare gli Orange Blossom Jam ai grandi calibri del genere, si rischierebbe di sminuirli. Paragoni a parte, riescono ad impressionare a modo loro, attingendo al proprio forte estro. Provare per credere con “Mystic Jar of doom”. Basta un assaggio dell’iniziale “I”, così capace di portare la mente in un’altra dimensione, caratterizzata da un alto tasso psichedelico ed elevate distorsioni metallizzate. Azzeccatissima, in “I”, la scelta di lasciare maggior spazio alla musica, in modo che sia essa stessa a “parlare” con l’ascoltatore. Un silenzio vocale spezzato con la successiva “Forever high”: inizia con leggeri arpeggi psichedelici, per poi “sfondare” con un doom/stoner violento, cattivo, mentreMatteo Stronati dà un’ottima prestazione come cantante stoner. Il tempo per respirare non viene minimamente concesso, il disco procede con “II”, più veloce e più cattiva rispetto alla prima parte, dove Stronati si fa più gutturale, più bestiale. L’apice si raggiunge con la penultima traccia, “Bees dance”. Qui a fare la porca figura è il chitarrista Nick Soltani grazie al suo assolo, un trip di acido condito di malignità, servito in un limaccioso calice.

Orange Blossom Jam, un’altra band con tanta strada da fare e tanto da imparare, ma che può vantare un esordio da fungo atomico.

Per info e contatti: http://orangeblossomjam.bandcamp.com/

– www.facebook.com/OrangeBlossomJam

– www.youtube.com/channel/UCxqxdBsEok_4j-Q2aexbYZw

– www.reverbnation.com/orangeblossomjam

– orangeblossomjam@gmail.com

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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