Sport e Diritti- Il Palio di Siena: città magica, scempio dei diritti degli animali

IL PALIO DI SIENA TRA TRADIZIONE E POLEMICHE

di Tommaso Rossi

PALIOSIENAOggi il nostro viaggio tra Sport e Diritti ci porta alla scoperta di una città magica e di un evento storico che di sport proprio non ha nulla, e di diritti – quelli degli animali- se ne cura davvero poco.

Il Palio di Siena, per i senesi un momento atteso tutto l’anno, per i non senesi un ignobile scempio sulla pelle di poveri cavalli, ma al tempo stesso una forza di attrattiva in grado di convogliare a Piazza del Campo migliaia di turisti.
Si svolge il 16 agosto il Palio dell’Assunta, e come ogni anno all’entusiasmo contradaiolo, fatto di gioie e dolori, si affiancano le polemiche. C’è poi il Palio straordinario, che si corre tra maggio e settembre in occasione di particolari ricorrenze o occasioni, l’ultima delle quali è stato l’avvento del nuovo millennio nel 2000.

Il Palio di Siena, competizione fra le contrade di Siena nella forma di giostra equestre, secondo alcune fonti nacque nel 1260, per commemorare la battaglia di Montaperti.

La corsa del Palio prende il nome dal premio: il Palio, dal latino pallium (mantello di lana), un drappo di stoffa pregiata destinato alla chiesa della contrada vincitrice.

Dal ’700 il palio poi diventa un dipinto, e alla corsa iniziano a partecipare i popolani, e non più soltanto le classi nobili: è l’avvento del Palio dei contradaioli.

La gara di cavalli tanto attesa dura solo pochi minuti, ma la preparazione del Palio, la sua organizzazione, parte da maggio, ma in realtà dura tutto l’anno.

Le dirigenze, sin dall’inverno, curano le strategie tenendo i contatti con i fantini e i proprietari di cavalli, che poi vengono sorteggiati tra le varie contrade per la gara. .

Si entra pienamente nel clima paliesco a fine maggio, con l’estrazione a sorte delle tre contrade che affiancheranno le sette che corrono di diritto: con il quadro delle contrade delineato per intero si può iniziare a parlare davvero di “monte” (ingaggio dei fantini) e di “partiti” (patti segreti per la vittoria), che da sempre contribuiscono a creare la mitologia nascosta del Palio di Siena. Altro che Calcioscommesse.

Una settimana prima del Palio viene presentato il Drappellone che il Comune ha commissionato ad un artista locale o di fama internazionale.

Tra gli appuntamenti che segnano l’avvicinarsi della corsa vi sono la cena della prova generale, la cosiddetta “Messa del fantino” e la benedizione di cavallo e fantino.

Nel frattempo la città si stringe intorno alle sue contrade, e le contrade al proprio fantino. Il cavallo sorteggiato impara a conoscere i colori, i rumori del Palio, in una simbiosi che deve formarsi con il fantino e con la città che lo sospinga alla vittoria.

E’ un delirio popolare, è la storia di una città che si lega indistricabilmente al filo delle sue contrade, è un microcosmo senza tempo dove per diventare eroi basta vincere una corsa di due minuti. Dove non esiste lo sport, dove non ha senso arrivare secondi, dove De Coubertain non sarebbe stato invitato neppure per un bicchiere di vino, lui e il suo spirito olimpico dell’” Importante è partecipare”. Al Palio di Siena l’importante, anzi la sola cosa è vincere. E arrivare davanti alla Contrada nemica. Non esistono avversari, rivali: al Palio esistono solo nemici.

Diciassette sono le Contrade di Siena, dieci quelle che si sfidano ad ogni Palio in Piazza del Campo.
La folla è in delirio: contradaioli, turisti, curiosi, e caldo, tanto caldo che, assieme alla frenetica attesa, rende l’aria senese elettrica, densa di drammaticità e di follia.

Nel pomeriggio, prima della corsa, dal Duomo alla piazza si snoda la passeggiata storica durante la quale sfilano sia i mazzieri, i figuranti e i cavalieri rappresentanti il Comune e le istituzioni storiche cittadine sia le comparse delle Contrade i cui figuranti indossando le monture, i costumi con i colori della contrada.

Dopo il corteo storico, i fantini si avvicinano alla mossa uscendo dall’Entrone, l’ingresso del cortile del Palazzo comunale, e si portano nella zona della partenza. A questo punto, il Mossiere, giudice unico della validità della partenza e situato su un palco detto verrocchio, riceve da un vigile urbano una busta contenente l’ordine di allineamento per la partenza.

L’attesa cresce, i cavalli scalpitano, i fantini con gli occhi assetati di vittoria si lanciano sguardi, alla ricerca di alleanze e strategie. Il mossiere con un pedale dal il via, abbassando il canape posto davanti alla linea dei cavalli allo start, operazione piena di confusione e drammaticità che può durare anche per ore.

La gara parte, in un delirio popolare fantini e cavalli si spingono, strattonano, corrono, si disarcionano, cadono. Zoccoli e polvere, sangue e follia si mischiano in un attimo, brevissimo, atteso da un anno.

Il campo di gara è troppo stretto, gli archi di curva cui sono contretti i cavalli troppo estremi. Le cadute fanno parte della gara, i cavalli “scossi” (senza fantino) a volte galoppano verso il traguardo come in preda ad un delirio di libertà. A volte cadono incontro ad una morte che li aspetta sui sanpietrini di piazza del campo, o contro una balaustra che consente agli ospiti d’onore di godere del miglior punto di osservazione.

Appena il fantino o il cavallo scosso giungono al traguardo, centinaia di contradaioli festanti si precipitano sotto il palco dei Capitani a ritirare il Palio, che sarà dapprima portato in chiesa, poi conservato per sempre nel museo di Contrada. Il fantino è portato in trionfo, il delirio popolare ha il suo culmine. Si fa la conta dei cavalli rimasti zoppi, feriti, da abbattere, e del sangue rimasto sul campo di battaglia della Piazza senese.

La Contrada festeggerà a partire dalla sera stessa e per settimane con una serie di cortei e cenini. Anche il cavallo vincitore è ospite d’onore ai festeggiamenti. Del palio si ricordano i grandi fantini della storia: Bucefalo, Aceto, Trecciolino.

Del Palio si hanno davanti agli occhi le battaglie, i festeggiamenti, il senso di appartenenza di una città che si fa follia, il folklore che diventa vita stessa.

Del Palio si ricorda, purtroppo troppo poco, l’enorme tributo di sangue che i cavalli devono ogni anno versare per donare un anno di attesa, due minuti di speranza, e lunghi mesi di gioia o di dolore ad un popolo intero, e forse per far dimenticare, in quella magica Piazza del Campo, la vera sfida che è la vita reale.

 

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