Volantini delle Br a Legnano e Parabiago. Sono le copie di una rivendicazione del 1977

MILANO, 12 MAGGIO ’12 – Dopo il ritrovamento di quattro volantini firmati dalla Brigate Rosse a Legnano, un quinto manifesto, identico agli altri nel contenuto, è stato rinvenuto a Parabiago, alle porte di Milano. In nessuno dei volantini, affissi in diversi punti della città di Legnano, viene fatto riferimento all’attentato ai danni del manager dell’Ansaldo, Roberto Adinolfi, riguardo al quale invece è arrivata una rivendicazione anonima al Corriere della Sera firmata dalla Federazione Anarchica Informale. I manifesti rinvenuti alle porte di Milano sarebbero una copia esatta delle rivendicazioni delle Brigate Rosse del 1977 trovate in seguito all’attentato a Emilio Rossi, il giornalista gambizzato nell’aprile di quell’anno mentre stava recandosi al lavoro in via Teulada a Roma. Nei volantini, sul caso stanno indagando gli uomini della Digos e i carabinieri che hanno provveduto al sequestro di uno dei manifesti, risulterebbero in evidenza quattro punti “Portare l’attacco allo Stato imperialista delle multinazionali; disarticolare la struttura della controguerriglia attiva; colpire gli uomini e i simboli della guerra psicologica; costruire l’unità del movimento rivoluzionario nel partito”. Il pm milanese Maurizio Ascione in merito al ritrovamento dei volantini con la stella a cinque punte ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato e iscritti. La Fiom Cgil Lombarda e la Fiom Cgil di Legnano in un comunicato fanno sapere di non condividere il contenuto dei manifesti, condannati anche dal presidente della provincia di Milano, Guido Podestà.

ELEONORA DOTTORI

D: Perché il pm ha aperto un fascicolo se non vi sono ipotesi di reati né indagati?

R: Ancora è solo la verifica di eventuali ipotesi di reato quantomeno nella fase preparatoria. Si tratta comunque di documenti che evocano reati e azioni di tipo rivoluzionario stragista che non possono passare totalmente inosservati.

Il nostro codice penale prevede la possibilità di incriminare la c.d. apologia di reato (art. 414, comma 3  c.p.) che punisce chi pubblicamente  esalta e/o manifesta la correttezza e giustificabilità  di atti ritenuti illeciti dall’ordinamento. Deve sussistere però l’elemento psicologico del dolo ossia la condotta deve essere sorretta dalla consapevolezza e volontà non essendo ammissibile un’ipotesi colposa.

AVV.TOMMASO ROSSI

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