Voci coraggiose contro la mafia: un imprenditore e un giornalista campani si ribellano e denunciano.

Nella foto Gianni Lannes

NAPOLI, 2 FEBBRAIO ’12 – Due storie che hanno a che fare con la mafia e il degrado, ma anche con il coraggio e la ribellione. Due uomini campani, un giornalista e un imprenditore, che non si conoscono ma che hanno in comune qualche cosa: il coraggio.
L’imprenditore. Qualche giorno fa, vicino Napoli, un imprenditore ha avuto la forza d’animo di denunciare il pizzo. Dopo anni di soprusi ha indossato un orologio-spia, con una telecamerina nascosta all’interno, e ha filmato gli incontri con i suoi aguzzini. Consapevole di rischiare la vita, ha agito e denunciato tutto. E quel moto di libertà è andato a segno: 32 persone sono state accusate di estorsioni, avvenute o tentate, ai suoi danni. Il gip Antonella Terzi nell’ordinanza di custodia cautelare ha voluto rendere una sorta di omaggio all’imprenditore coraggioso e ha scritto: “E’ questa la storia di una camorra vecchia, dalle radici profonde da estirpare, forte di una asfissiante capacità di controllo. Ma è anche la storia di un imprenditore straordinariamente coraggioso che reagisce ad un autentico assedio senza apparenti vie d’uscita con la forza della dignità e la determinazione di una non più sopportabile disperazione”.

Le registrazioni-prova. L’imprenditore ha registrato per tre volte i filmati, per un totale di due ore di dialoghi. Davanti alla piccola telecamera si sono alternate facce diverse, eppure tutte uguali, senza pietà, senza colore. Ombre nere che arrivano minacciose all’apertura dei cantieri, esperti di appalti, contratti e capitolati che esigono la “percentuale”. Quando si viene raggiunti da questi aguzzini niente è più come prima. Si perde la serenità, i guadagni si azzerano, non si riesce più nemmeno a pagare gli operai, i fornitori. E subentra la disperazione. A San Giovanni a Teddiccio, periferia orientale di Napoli, i clan che si spartiscono i bottini sono diversi: i Mazzarella, i Rinaldi, gli Altamura, i Formicola. Dagli sventurati commercianti e imprenditori si pretende l’impossibile. E non è raro che dopo aver pagato il pizzo ad un clan se ne presenti anche un altro, a chiedere lo stesso sacrificio.

La denuncia. Il 30 settembre 2011 l’imprenditore coraggioso si è presentato alla compagnia dei carabinieri di Torre del Greco con il suo personale “dossier”. Ad accoglierlo gli stessi investigatori che negli anni hanno convinto decine di commercianti a denunciare i loro aguzzini. Con loro ha ricostruito le vicende di cui è stato vittima, si è sfogato. Il pm Vincenzo D’Onofrio da parte sua ha chiesto e ottenuto l’arresto di 28 indagati, forte di appostamenti, intercettazioni, testimonianze e sopratutto video. “Stiamo a imparando – ha spiegato il pm – a leggere la camorra non più dalla parte dei vincitori ma dalla parte dei vinti”.

Il giornalista freelance. Non meno temerario è Gianni Lannes, giornalista e fotoreporter freelance attivo da molto tempo in Italia. Ha collaborato con testate giornalistiche importanti come La Stampa, L’Espresso, Panorama, Famiglia Cristiana, La Repubblica. Per quindici anni si è occupato di argomenti scottanti: reati ambientali. Dalle infiltrazioni della criminalità organizzata nel business degli smaltimenti, alle navi dei veleni, affondate colme di rifiuti nei mari italiani. E ora è solo. Senza scorta, senza protezione, oggetto di inquietanti minacce. Giovedì ha trovato un bigliettino agghiacciante nell’auto della moglie, sul seggiolino del figlio piccolo: “Hai una famiglia. Non rompere più i coglioni con le stronzate di ecomafia”, si legge.

Non è però la prima volta che Lannes riceve minacce. Nel 2009 sia la sua auto che quella della moglie furono date alle fiamme. Poi qualcuno entrò nel loro appartamento e rubò un personal computer. Alla fine, una lunga serie di minacce telefoniche anonime spinse gli inquirenti a mettere tutta la famiglia sotto protezione.

Tuttavia, l’estate scorsa la tutela alla famiglia Lannes è stata revocata, nonostante non fossero venute meno le ragioni che l’avevano giustificata. Una revoca annunciata per telefono, mai motivata nè formalizzata con un atto ufficiale, a cui l’avvocato di Lannes si sarebbe probabilmente appellato. “Penso che sia la prima volta che in Italia accade una cosa del genere” ha commentato il giornalista.

Ora, dopo le ultime intimidazioni, il citofono della famiglia Lannes è stranamente fuori uso. Non è più possibile vedere chi c’è alla porta. E la tensione si fa palpabile.

Dubbi sulla revoca della scorta. Lannes ha fatto notare come la cancellazione della protezione ha avuto una tempistica sospetta: è arrivata dopo la presentazione di un esposto formale sulle attività di bonifica del sito della centrale nucleare di Caorso. Il giornalista, in particolare, aveva scoperto la presenza di camion di una società genovese (la Ecoge) a cui la Sogin, società di Stato incaricata della bonifica ambientale degli impianti nucleari italiani, avrebbe appaltato una parte delle operazioni di smantellamento. “Il problema – sottolinea Lannes – è che la società appaltatrice (Ecoge ndr.) , secondo alcuni rapporti della Direzione investigativa antimafia, è di proprietà di una famiglia considerata organica alla ‘ndrangheta. Ho chiesto spiegazioni alla Sogin. Prima hanno negato, poi quando hanno visto la foto che avevo inviato loro mi hanno suggerito di non parlarne troppo e di tenere un basso profilo”.

La vicenda in parlamento. Nell’aprile 2010 alcuni deputati di Pd e Radicali hanno presentato un’interrogazione sulla vicenda del sopralluogo a Caorso (prima firmataria Elisabetta Zamparutti). L’interrogazione non ha però ricevuto risposta dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni. Gli stessi deputati il 2 agosto 2011 hanno poi chiesto spiegazioni sulla revoca della scorta a Lannes. Anche in questo caso non vi è stata una risposta precisa. Nei prossimi giorni torneranno sul punto appellandosi ad Anna Maria Cancellieri, il nuovo ministro dell’Interno del governo Monti.

Chiede tutela per la famiglia. “Quando un giornalista si espone rischia di ritrovarsi in situazioni come quella in cui mi trovo io – ha detto Lannes -. In questo Paese è difficile lavorare con serenità, ma io non cerco una tutela per me, vorrei che lo Stato garantisse almeno l’incolumità della mia famiglia”. Lo ha scritto anche sul suo blog, “Su la testa”: “Venticinque anni fa ho fatto una scelta di vita – commenta Lannes -: non sono un eroe da seppellire!”.

FEDERICA FIORDELMONDO

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