Venezia 74 – Mother!, la recensione

 di Alessandro Faralla (Responsabile Cultura e Spettacoli F&D)

 Mother

-Venezia 74-

È palese sin dal prologo che la casa protagonista del nuovo film di Darren Aronofsky sia un nido dal quale sarà arduo uscire. La donna interpretata da Jennifer Lawrence si sveglia sola nel letto e inizia a vagare per l’immensa dimora cercando il marito scrittore, a stento riuscirà a varcare la porta d’ingresso.

La casa, vittima di un incendio, sta faticosamente tentando di assumere un nuovo corpo grazie all’impegno di una donna che avverte strane vibrazioni dai muri e dai pavimenti. L’inquietudine accompagnerà, in un crescendo, ogni istante del suo quotidiano, quando alla porta, cominciano a presentarsi inaspettati ospiti, ammiratori del lavoro del marito.
Poco a poco il personaggio della Lawrence vedrà invasa la sua intimità da personaggi che non rispettano né fanno troppo attenzione a norme di educazione e decenza quando si è accolti in casa d’altri. Entrano nelle stanze senza permesso, toccano oggetti che non gli appartengono, si cibano e bevono con disinvoltura. Cosa sta succedendo, perché la presenza di questi ospiti irrispettosi sta contaminano la tranquillità di una casa che in realtà non conosce passione? Jennifer Lawrence si muove perennemente, e con poca aderenza rispetto a ciò che gli sta capitando, con un’ espressione di sgomento e stupore non riuscendo ad ottenere la comprensione di un marito più attento alle premure da concedere a tutti coloro che sono gratificati dalla sua arte.

Intriso di allegorie bibliche dall’inizio alla fine Mother mischia l’occulto e lo spirituale ad uno stile barocco che pare giustificato solo per legittimare l’autoreferenzialità di un film quasi mai plausibile. Se non fosse per le scelte cromatiche, le musiche, gli elementi banali che fanno riferimento alla caduta e alla rinascita della Terra, Madre potrebbe benissimo essere una commedia sotto steroidi, paradossale, priva di controllo dove le esagerazioni dei protagonisti sono una distorsione irritante rispetto al sottotesto che istericamente porta in scena. Se pur accettassimo l’assunto che la casa è un viatico, gli oggetti sostituibili, non si capisce bene perché chi voleva fortificare un luogo con dedizione e calore sia il vero peccatore e il sacrificato di un disegno che si rigenera infinitamente per prosciugare ogni aspetto dell’umanità.

Concepito concettualmente e narrativamente per stupire, più che provocare, Madre non ha nemmeno la forza di farsi odiare nettamente. Tanto accettabile scenografiche quanto debole negli intrecci che ne fanno parte, il film ha però il merito di essere coerentemente fastidioso da vedere e ascoltare.

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