Uno studio britannico lancia l’allarme: la pericolosità della marijuana è sottostimata, danni 20 volte peggiori delle sigarette.

LONDRA, 11 GIUGNO ’12 – La British Lung Foundation – fondazione britannica che promuove la ricerca nel campo delle malattie polmonari e che sostiene le persone colpite da queste patologie – ha effettuato un sondaggio sul consumo di marijuana, coinvolgendo oltre mille volontari e definendone gli esiti “preoccupanti”. Sembra infatti che il consumo di marijuana sia estremamente diffuso (soprattutto tra i giovani: un ragazzo su tre sotto i 24 anni ne fa uso) e che i consumatori siano poco informati circa i reali effetti di questa discussa sostanza. In molti sono convinti che un uso moderato di marijuana faccia meno male delle sigarette (“…l’erba costruisce”, affermava Bob Marley). Ma non è così. Secondo gli esperti, il consumo di marijuana aumenta sensibilmente i rischi di tumore polmonare e provoca problemi sul fronte della respirazione, delle circolazione e della psiche. Helena Shovelton, presidente British Lung Foundation, lo dice senza mezzi termini: “Lo spinello espone al rischio di tumore polmonare circa venti volte di più rispetto alla sigaretta di tabacco”. Inoltre, esisterebbe una chiara connessione tra gli spinelli e la tubercolosi, la bronchite cronica e perfino la schizofrenia. La causa dell’aumentata nocività della cosiddetta “canna” rispetto alla sigaretta risiede soprattutto nella modalità di consumo, che comporta boccate più profonde e durature: il fumatore di “erba” inala una quantità circa quattro volte superiore di catrame e cinque volte superiore di monossido di carbonio. Eppure, nonostante gli allarmi, l’88% degli intervistati ritiene molto più pericoloso il consumo di sigarette, mentre una persona su tre si spinge addirittura a definire la marijuana come un passatempo naturale e salutare. Un modo poco convincente di sdrammatizzare (o forse di autoassolversi), fomentato anche dalla lettura talvolta superficiale di alcuni studi sulla cannabis terapeutica, il cui fine è certamente diverso dalla sollecitazione all’abuso. Unico dato positivo: è statisticamente provato che in molti abbandonano il consumo di marijuana intorno ai trent’anni. Dunque è scongiurata l’esposizione a lungo termine, che costituisce un fattore importante nella comparsa dei tumori polmonari. In ogni caso, la British Lung Foundation, allarmata dai risultati dello studio, ha già dichiarato di voler avviare una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui danni della marijuana, troppo spesso sconosciuti o semplicemente sottovalutati.

FEDERICA FIORDELMONDO

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