Uno Bianca: dopo 21 anni Marino Occhipinti chiede la semilibertà

VENEZIA, 4 GENNAIO ’12 – Marino Occhipinti, 46 anni, ex poliziotto-bandito membro assieme ai fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi della temibile banda della Uno Bianca che in pochi anni trucidò 24 persone e ne ferì oltre 100, ora chiede al tribunale di Sorveglianza di Venezia di ottenere la semilibertà. E’ detenuto dal 29 novembre 1994 al carcere di Padova con una condanna all’ergastolo per i crimini commessi con la banda e per reati che vanno dall’associazione a delinquere, all’omicidio volontario e rapina. A ventuno anni dalla strage del 4 gennaio 1991 in cui la Uno Bianca incrociò una pattuglia dei carabinieri a Bologna, uccidendo tre giovani militari, si torna ancora a parlare di questa terribile banda le cui gesta criminali sconvolsero l’Italia intera. Occhipinti, all’epoca dei fatti poliziotto nella squadra mobile di Bologna, nel febbraio 1988 partecipò all’assalto armato a un furgone della Coop di Castel Maggiore in cui rimase uccisa una guardia giurata, nel tentativo di difendere il furgone. Quando scattarono le manette ai polsi del poliziotto-bandito, nel 1994, Occhipinti era stato nominato vice-sovrintendente della sezione narcotici. Sta scontando la condanna all’ergastolo. E’ uscito dal carcere nell’aprile del 2010 grazie ad un permesso premio concesso con un decreto a firma del giudice Giovanni Maria Pavarin. E in quelle poche ore di ottenuta libertà, partecipò alla Via Crucis organizzata a Sarmeola di Rubano, a Padova, da Comunione e Liberazione. Il Tribunale di Sorveglianza affermò che per quel detenuto, nonostante la condanna all’ergastolo sussistevano tutti i requisiti di legge per l’ammissione all’esperienza dei permessi premio. Una pioggia di critiche da parte dell’associazione “Vittime della Uno Bianca”, che si è costituita come un cordone per unire il dolore dei familiari e il ricordo degli innocenti brutalmente uccisi dalla banda. Dopo pochi mesi, l’ex poliziotto-bandito chiese scusa alla città, alle vittime come gesto di umiltà ma anche di auto-redenzione da un passato in cui non si riconosceva più. Dal 2010 ha chiesto e ottenuto altri permessi premio. Ora Occhipinti – che ha già scontato in carcere 17 anni ai quali ne vanno sommati 4 per buona condotta – chiede la semilibertà al Tribunale di Sorveglianza di Venezia. E dopo lo choc dell’opinione pubblica, arriva la polemica.

Sono ancora in carcere tutti gli altri membri della banda della Uno Bianca: Roberto Savi, ex-poliziotto e cofondatore della banda criminale è rinchiuso al carcere di Opera. Ha chiesto la grazia al Tribunale di Bologna nel 2006, ma gli è stata ritirata. Il fratello, Fabio unico componente assieme a Roberto di tutti i crimini della banda, è detenuto a Orvieto. Il fratello minore, Alberto, anch’egli poliziotto fino all’arresto, è rinchiuso nel carcere di Padova assieme a Occhipinti.

TALITA FREZZI

D: In che consiste la semilibertà?

R: Il beneficio della semilibertà concesso dal Tribunale di Sorveglianza consiste nella concessione della possibilità di svolgere lavori all’esterno dell’Istituto Penitenziario durante la giornata, con obbligo di farvi rientro per il pernottamento.

D: Quando può essere concessa la semilibertà?

R: La semilibertà può essere concessa dopo aver scontato la metà della pena o, in caso di ergastolo, dopo aver scontato almeno 20 anni. Per il condannato all’ergastolo il beneficio può essere concesso dopo 20 anni di pena espiata. Non si tratta di 20 anni effettivi, ma di un periodo minore nella realtà, poichè in esso si computano anche gli sconti concessi per la buona condotta. Una volta ammesso alla semilibertà, il condannato può usufruire di permessi con maggiore libertà di movimento, per periodi non superiori, complessivamente, a 45 giorni nel corso dell’anno.

D: Che significa ‘chiedere la grazia’? Quando viene concessa e da chi?

R:La “grazia” consiste in un atto di clemenza del Capo dello Stato rivolto a beneficio di una determinata persona e rimesso al potere discrezionale dello stesso Presidente della Repubblica (art. 174 c.p.). L’istituto è caratterizzato da particolari finalità ed esigenze di natura umanitaria ed equitativa e la valutazione del Capo dello Stato si basa su di un parere motivato (non vincolante) espresso dal Ministero della Giustizia sulla base delle informazioni ricevute dal Magistrato di Sorveglianza o dal Procuratore Generale in merito al soggetto, alla sua condotta ed alla sua personalità. LA concessione della grazia presuppone una sentenza irrevocabile di condanna ed è una causa di estinzione della pena con la quale, se concessa, la stessa è condonata in tutto o in parte oppure è commutata in un’altra specie stabilita dalla legge. Non estingue le pene accessorie (ossia quelle che conseguono automaticamente alla condanna come effetto penale della stessa: es. pubblicazione sentenza, interdizione dai pubblici uffici, interdizione legale etc ) salvo che il decreto di concessione stabilisca diversamente, e neppure gli altri effetti penali della condanna.Si differenzia dall’indulto in quanto quest’ultimo è un atto di clemenza generale e non particolare.

AVV.TOMMASO ROSSI


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