Una storia lunga 9 anni: i terroristi della Federazione coi nomi Disney

GENOVA, 12 MAGGIO ’12 – Ora che Roberto Adinolfi, dirigente dell’Ansaldo gambizzato il 7 maggio scorso davanti alla sua abitazione in quartiere Marassi, è stato dimesso dall’ospedale e ora che un comunicato rivendica l’atto terroristico, le autorità sono al lavoro per risalire ai componenti della Federazione Anarchica Informale (Fai). Ma quei nomi sono più conosciuti di quanto si possa pensare: Qui, Quo, Qua, Paperino, Pippo, Topolino .. I terroristi appartenenti alla cellula Fai si facevano chiamare con i nomi dei più celebri personaggi di Walt Disney. E sarebbero gli autori di almeno nove anni di attentati terroristici.

2 febbraio 2007: alla redazione di Radio Black Out di Torino (un punto di riferimento per l’area anarchica) arriva un sinistro documento intitolato “Quattro anni” e datato 2006. E’ stato inviato dal Fai. Contiene un elenco di azioni compiute fino al 2006 ma anche la trascrizione integrale di un incontro che si sarebbe svolto al centro sociale “Immensa” (al quartiere Bolzaneto) tra i rappresentanti dei gruppi fondatori della Fai. I carabinieri del Ros avevano indagato su quel rendez-vous, dove i presenti al dibattito si erano dati nomi di fantasia ispirati ai personaggi di Walt Disney. E i più arrabbiati erano quelli che portavano i nomi dei tre nipotini di Paperino: “Qui” rappresentante della Cooperativa Artigiana Fuochi e Affini di area Bolognese; “Quo” per la Brigata 20 Luglio che rivendica gli attentati genovesi, il padrone di casa; “Qua” un terzo papero che annuiva quando si parlava di cominciare a usare le pistole.

Tutti gli attentati rivendicati dal Fai sono confluiti in un’unica maxi-inchiesta condotta dalla Procura Genovese, con oltre 20 indagati per associazione a delinquere con finalità eversive.

Gli attentati rivendicati dalla Fai. La prima volta che apparve la sigla della Federazione, era nel documento per rivendicare l’attentato alla Questura di Genova, nel dicembre 2002: due bombe destinate a uccidere, in un massacro che portava la firma della “Brigata 20 luglio”, riferimento al giorno della morte di Carlo Giuliani. Ma in quel momento la Federazione non esisteva ancora, o almeno non aveva una importanza tale da sovrastare le sigle originarie.21 dicembre 2003. Bologna, due bombe esplodono in Strada Maggiore, davanti alla casa di Romano Prodi (allora era presidente dell’Unione Europea). Due giorni dopo, alla redazione de La Repubblica viene inviato un documento in cui l’annuncio dell’inizio della “prima campagna di lotta della Federazione anarchica informale”, ne sancisce ufficialmente la nascita. Della Fai fanno parte la Brigata 20 luglio, Solidarietà internazionale, Cellule contro il Capitale, il Carcere, i suoi Carcerieri e le sue Celle e la Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini. Sigle conosciute dalle autorità, perchè nei due anni precedenti avevano talvolta anteposto la dicitura “F.A.I.” alla loro.

29 marzo 2004. Una bomba viene piazzata al commissariato di Sturla, a Genova. C’è la mano della Fai anche stavolta. Ma gli inquirenti sono convinti che si tratti di un apocrifo, data una rivendicazione confusa e delirante in alcuni passaggi.

1 marzo 2005. Debutta la Fai con la prima vera campagna. Vengono fatte esplodere due bombe in altrettanti cassonetti davanti alle caserme dei carabinieri di Voltri e Pra’, e quel disastro avviene in contemporanea con l’attentato alla caserma Montebello di Milano. Presto arrivano i comunicati di rivendicazione. Due fogli inviati alla redazione de “Il Secolo XIX” di Genova descrivono nel dettaglio la composizione degli ordigni, di cui uno “scatola elettrica più dinamite”, del quale non si trovò mai traccia, collocato – secondo quanto riportato nel comunicato – all’interno del teatro Ariston di Sanremo, dove si stava svolgendo il Festival.

Operazione “Viva Villa”. Resta ancora un mistero il documento della Fai che citava l’operazione “Viva Villa”, in riferimento all’eroe della rivoluzione messicana e al reuccio della canzone italiana, che doveva essere dedicata a un ragazzo morto nel 2003 in carcere a Livorno Marcello Lonzi. L’operazione, con riferimento alla bomba piazzata a Sanremo, citava una serie di detenuti anarchici, italiani, spagnoli e greci tutti contro il sistema del privilegio e del dominio. Ma quella bomba non fu mai trovata. Sanremo venne setacciata in lungo e in largo. Forse rinunciarono all’ultimo momento a quell’attentato? O qualcosa nella pianificazione dell’agguato terroristico andò storta? O si tratta invece di una strategia volta a tenere sulla corda uno degli eventi più seguiti dagli italiani? Sono domande che ancora oggi non hanno trovato risposte. Ma quel documento al “Secolo XIX” contiene anche un secondo foglio, intitolato “Chi siamo” contenente le linee guida dell’organizzazione (“parcellizzata e priva di strutture – si legge – preferiamo adattarci a una forma federativa priva di centro decisionale dove si diviene militanti solo nel momento specifico dell’azione e della sua preparazione”).

Novembre 2005. Una telefonata anonima a Genova annuncia un’autobomba piazzata sotto casa della fidanzata dell’ex segretario generale della Cgil. Il giorno dopo, una lettera spedita da Milano, un plico esplosivo destinato all’allora sindaco di Bologna, Sergio Cofferati.

Dicembre 2009. Attentato esplosivo all’università “Bocconi” di Milano, rivendicato dalla Fai.

Dopo due anni di silenzio, la Federazione torna in azione. L’ultimo atto terroristico a firma della Fai è l’attentato del 7 maggio scorso ai danni dell’ingegner Roberto Adinolfi.

TALITA FREZZI

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