Una prova di coraggio dietro la morte dei fratellini di Gravina. La procura ha riaperto il caso, si indaga su cinque amici

BARI, 22 FEBBRAIO ’12 – La Procura di Bari ha deciso di riaprire il caso sulla morte di Salvatore e Francesco Pappalardi, i due fratellini di 11 e 13 anni, scomparsi a Gravina in Puglia il 5 giugno del 2006 e ritrovati senza vita il 25 febbraio del 2008 all’interno di una cisterna in un vecchio edificio abbandonato nel centro del paese. All’epoca dei fatti fu arrestato il padre dei ragazzini, Filippo Pappalardi, con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Dopo il ritrovamento dei corpi però, la posizione dell’uomo venne archiviata in via definitiva dalla magistratura poiché gli inquirenti scoprirono che i fratellini potevano essere caduti in modo del tutto accidentale nella cisterna, tanto che al momento Filippo Pappalardi ha presentato una richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione. Come detto però, il caso è stato riaperto ed ha assunto una veste del tutto nuova dopo che la mamma di Francesco e Salvatore, Rosa Carlucci, ha denunciato al procuratore aggiunto, Anna Maria Tosto, che i suoi figli avrebbero partecipato con altri cinque amici, minorenni all’epoca dei fatti, ad una sorta di prova di coraggio da sostenere nella casa delle cento stanze. Gli altri adolescenti amici delle due vittime avrebbero quindi visto Francesco e Salvatore finire nella cisterna, ma avrebbero taciuto la verità per tutti questi anni. Anche la procura minorile quindi ha aperto un’inchiesta al fine di valutare la fondatezza dei sospetti della donna.

ELEONORA DOTTORI

D: Se quanto denunciato dalla madre dei due fratellini fosse vero quali reati si possono ravvisare?

R: Per quanto riguarda il fatto accaduto, nulla, sarebbe stata una tragica fatalità, a meno che gli altri ragazzi non li abbiano costretti a fare qualcosa. Se i ragazzini all’epoca fossero stati sentiti e avessero taciuto queste circostanze o avessero detto il falso si configurerebbe un reato di false dichiarazioni (al Pm o alla polizia giudiziaria). Va precisato però che non esiste un obbligo di presentarsi a rendere dichiarazioni su fatti di cui si è a conoscenza, se non si viene sentiti su impulso della polizia giudiziaria o del magistrato.

D: Visto che le persone coinvolte erano minorenni all’epoca dei fatti come si procederà?

R: La competenza del Tribunale per i minorenni rispetto a quella del tribunale ordinario va ancorata al momento della commissione dell’eventuale fatto delittuoso.

AVV.TOMMASO ROSSI

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