Un controllo casuale permette di ritrovare sfinge egizia

ROMA, 7 DICEMBRE ’12 – Stava per essere portata all’estero ma un controllo casuale della Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma ne ha impedito il trasferimento. Stiamo parlando di una sfinge egizia in granito africana che i finanzieri avrebbero trovato, già imballata in una cassa e nascosta in una serra, casualmente nel corso di un controllo ad un automezzo industriale nell’area della necropoli di Montem Rossulum. Secondo i funzionari della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, la sfinge potrebbe essere una decorazione funeraria oppure di una villa d’ozio e proveniente, senza dubbio, da scavi clandestini eseguiti a Monterosi, in provincia di Viterbo, il che dimostrerebbe l’esistenza di scambi culturali con i paesi del Mediterraneo. Oltre alla sfinge gli agenti avrebbero trovato anche materiale fotografico riguardante la stessa e in seguito ad una perquisizione domiciliare nei confronti del conducente avrebbero acquisito altri elementi legati alla sfinge. Con la conquista romana dell’Egitto molti manufatti vennero importati in Italia: la sfinge, 120 centimetri per 60, potrebbe provenire da un contesto ipogeo come dimostrano le solidificazioni calcaree che la ricoprono.

ELEONORA DOTTORI

D: Quali reati si ravvisano?

R: Il c.d. Codice dei Beni Culturali e del’Ambiente (d.lgs. 42/2004) punisce tra le varie condotte, all’art. 174 il reato di “uscita o esportazione illecite” che sanziona chiunque trasferisce all’estero cose di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, bibliografico, documentale o archivistico, nonché quelle indicate all’Articolo 11, comma 1, lettere f), g) e h) del testo di legge, senza attestato di libera circolazione o licenza di esportazione. La  pena prevista è la reclusione da uno a quattro anni o  la multa da 258 a 5.165 euro. Il giudice poi dispone la confisca delle cose, salvo che queste appartengano a persona estranea al reato. Se il fatto è commesso da chi esercita attività di vendita al pubblico o di esposizione a fine di commercio di oggetti di interesse culturale, alla sentenza di condanna consegue l’interdizione.
Il successivo articolo 175 invece punisce le violazioni in materia di ricerche archeologiche ; in particolare è punito con l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da euro 310 a euro 3.099: a) chiunque esegue ricerche archeologiche o, in genere, opere per il ritrovamento di cose indicate all’articolo 10 senza concessione, ovvero non osserva le prescrizioni date dall’amministrazione; b) chiunque, essendovi tenuto, non denuncia nel termine prescritto dall’articolo 90, comma 1, le cose indicate nell’Articolo 10 rinvenute fortuitamente o non provvede alla loro conservazione temporanea. L’articolo 176. (Impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato) punisce chiunque si impossessa di beni culturali indicati nell’Articolo 10 appartenenti allo Stato ai sensi dell’ articolo 91 è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 31 a euro 516, 50. La pena è della reclusione da uno a sei anni e della multa da euro 103 a euro 1.033 se il fatto è commesso da chi abbia ottenuto una concessione di ricerca.

D: Quando scatta la c.d. perquisizione domiciliare?

R: Il nostro codice penale di rito prevede che quando vi è fondato motivo di ritenere che il corpo del reato o cose pertinenti al reato si trovino in un determinato luogo ovvero che in esso possa eseguirsi l’arresto dell’imputato o dell’evaso, è disposta la perquisizione locale con decreto motivato. La perquisizione in in’abitazione o nei luoghi chiusi adiacenti ad essa non può essere iniziata prima delle ore / e dopo le ore 20 anche se nei casi urgenti l’autorità giudiziaria può disporre che la procedura possa essere eseguita al di fuori di detti limiti temporali.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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