Ultrà del Pescara ucciso in spedizione punitiva dei rom, forse uno scambio di persona

PESCARA, 3 MAGGIO ’12 – Forse c’è uno scambio di persona alla base del tremendo omicidio di un tifoso ultrà del Pescara calcio. Domenico Rigante, 24 anni, è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, sparato da alcuni rom martedì sera. La tragedia si è consumata in un appartamento di via Luigi Polacchi, dove la vittima si trovava insieme al fratello gemello Antonio. E forse, quella pallottola era proprio destinata ad Antonio. La polizia, che indaga sull’omicidio, ipotizza che quella dei rom sia stata una spedizione punitiva in piena regola per saldare con Antonio Rigante una specie di conto rimasto aperto. Pare che il giovane infatti avesse avuto una violenta lite nel centro storico della città con questi ragazzi rom, appena una settimana fa. La causa scatenante dell’omicidio potrebbe essere stata la minaccia di uno dei rom verso Antonio. La pista investigativa più accreditata finora, sarebbe infatti che il gruppo rom guidato da Massimo Ciarelli, 29 anni (subito ricercato dalla polizia come presunto esecutore materiale dell’omicidio) abbia raggiunto la casa dei gemelli e abbia sparato, portando a compimento quella che prima era solo una minaccia, sbagliando però persona. A rivelare il nome di Massimo Ciarelli sarebbe stata la stessa vittima, nell’immediatezza dei soccorsi. Gli agenti della squadra mobile di Pescara e i sanitari del 118 hanno tentato il tutto per tutto per salvarlo, ma trasportato all’ospedale civile “Santo Spirito” di Pescara, Domenico Rigante è morto prima di mezzanotte.

Ieri pomeriggio, contro la casa del ricercato è stata lanciata e fatta esplodere una molotov. Le indagini continuano per individuare gli altri partecipanti al raid punitivo e per rintracciare il ricercato.

TALITA FREZZI

D: Quali reati si ravvisano?

R: E’ ipotizzabile il concorso in omicidio doloso (ossia volontario) aggravato dalla premeditazione dato che l’uccisione sembra essere stata pianificata dal gruppo in anticipo. Ricordiamo che nel nostro ordinamento il concorso consiste nell’agire con altri nella commissione di un reato ed il contributo può essere sia materiale ma anche  soltanto morale (c.d. psicologico) ossia si rafforzamento dell’altrui proposito criminoso. In particolare per quanto riguarda la posizione di chi svolge la funzione del c.d. palo in un reato non sono mancate affermazioni della giurisprudenza che hanno attribuito a tale condotta una valutazione fortemente negativa in quanto il soggetto che controlla che l’azione criminosa posta in essere concretamente da altri vada a buon fine, pur non contribuendo materialmente al piano, assume una funzione di estrema se non fondamentale  importanza per la riuscita dell’azione criminale.

Per quanto riguarda l’aspetto della pena, nel nostro ordinamento i concorrenti, pur potendo assumere ruoli diversi all’interno del sodalizio criminoso, soggiacciono tutti alla pena stabilita per il reato ma in ogni caso il Giudice ha la possibilità di graduare la responsabilità di ciascuno a seconda del ruolo concreto avuto nella commissione del reato. A tal fine il codice penale prevede anche specifiche circostanze attenuanti e aggravanti del concorso di persone (art. 112 c.p.).

D: L’irreperibilità e la fuga del presunto omicida saranno considerate aggravanti nel processo a suo carico?Che cosa significa “latitanza”?

R: Ilnostro ordinamento  considera “latitante” il soggetto che si sottrae volontariamente ad un ordine di carcerazione per una pena definitiva o, nel caso di indagati,  ad una ordinanza applicativa di misura cautelare custodiale (compresi gli arresti domiciliari)  o dell’obbligo di dimora. La latitanza non costituisce un autonomo reato ma è un’aggravante qualora nel periodo di latitanza si commettano altri reati e si differenzia dall’evasione che invece consiste nel fatto che in quest’ultima ipotesi la restrizione della libertà personale è già avvenuta ed il soggetto si sottrae ad essa. Inoltre mentre lo status di latitante deve essere dichiarato con apposito provvedimento dopo che le ricerche effettuate dalla polizia giudiziaria risultano infruttuose, per l’evaso ciò non serve.
Se una persona latitante si costituisce spontaneamente potrebbe essere una circostanza valutabile positivamente dall’autorità giudiziaria anche se poi la questione dovrà essere valutata caso per caso.

 

AVV.VALENTINA COPPARONI

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