Uccise a pugni una donna in strada, pugile ucraino assolto perché schizofrenico

MILANO, 7 GENNAIO ’12 – Secondo il gup del Tribunale di Milano Roberta Nunnari, il pugile dilettante ucraino di 27 anni Oleg Fedchenko è affetto da una forma di schizofrenia quindi non è imputabile. E sconterà cinque anni in un ospedale psichiatrico. E’ questa la sua condanna per aver massacrato a pugni, nell’agosto 2010, una donna filippina di 41 anni accidentalmente incontrata per strada, senza motivo, senza conoscerla. L’unica colpa di quella povera donna, era stata di imbattersi in quel giovanotto nel momento sbagliato. Ieri il pugile ucraino è stato assolto dall’accusa di omicidio aggravato: secondo il gup milanese, il ragazzo non è imputabile, in quanto – come attesta una perizia disposta dalla Procura – al momento del fatto non era capace di intendere e di volere. La sua forma di schizofrenia lo ha salvato dal carcere, ma non dall’ospedale psichiatrico dove sconterà cinque anni.

Il fatto.

Il brutale episodio si verificò il 6 agosto 2010. Il pugile, reduce da una bruciante delusione amorosa, appena uscito da casa di sua madre (viale Abruzzi, a Milano) avrebbe deciso di vendicare quell’offesa scagliandosi contro la prima donna in cui si sarebbe imbattuto. E il destino ha voluto che quella povera donna ignara e sconosciuta fosse Emlou Arvesu, 41 anni, filippina, di professione colf, che stava rientrando a casa dopo aver accompagnato uno dei figli dalla sorella. Lei neanche lo conosceva Oleg Fedchenko. E’ morta senza sapere il perché. Il ragazzo l’ha sbattuta contro la vetrina di una banca, l’ha colpita diverse volte anche dopo che la donna, sanguinante, era scivolata a terra. Lui ha continuato a infierire, come una belva. Pugni violenti, ben assestati. Pugni brutali che l’hanno colpita fino a ucciderla. Arrestato con l’accusa di omicidio aggravato, il pugile è stato sottoposto a una perizia psichiatrica il maggio scorso, come disposto in sede d’incidente probatorio dal gip di Milano Cristina Di Censo. La perizia del professor Ambrogio Pennati chiarisce che Fedchenko al momento dell’aggressione era totalmente incapace di intendere e di volere, affetto da una forma di schizofrenia paranoide grave. A seguito della perizia depositata il ragazzo era stato trasferito in un ospedale psichiatrico giudiziario. Oggi, sulla base della riconosciuta infermità mentale del giovane, il pm ha chiesto l’assoluzione dal reato di omicidio aggravato dalla crudeltà, dai futili motivi e dalla premeditazione (per i quali il pm aveva chiesto 15 anni di Opg). Il gup lo ha assolto anche dall’imputazione di tentata rapina ai danni della colf che veniva contestata dal pm, ma che secondo il giudice non c’è mai stato. Fedchenko è stato condannato a 9 mesi di arresto (che ha già scontato con la carcerazione preventiva) per il reato di detenzione di armi: in casa aveva alcuni coltelli, che gli inquirenti hanno rinvenuto ben nascosti durante la perquisizione domiciliare che è scattata subito dopo il fermo.

Le reazioni.

Una sentenza difficile da accettare per il marito e i tre figli della vittima, che tramite i loro legali hanno fatto sapere quanto si sentono abbandonati dalle istituzioni. “La Regione Lombardia - dice il legale dei familiari di Emlou Arvesu - non ha nemmeno una polizza anticrimine imposta dall’Unione Europea nella direttiva della Commissione europea del 29 aprile 2004. L’unica polizza anticrimine del Comune di Milano, come spiegato dai referenti in Regione ai familiari, è valida per gli ultrasettantenni che hanno subito scippi o rapine”.

TALITA FREZZI

D: In che consiste l’accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà, dai futili motivi e dalla premeditazione?

R: E’ l’accusa più grave, che consente una pena di partenza dell’ergastolo.

D: Quali i limiti della persona incapace di intendere e di volere?

R: In tema di capacità di intendere e volere, gli artt. 88 e 89 del nostro codice penale richiedono ai fini della esclusione della imputabilità l’esistenza di una e vera propria malattia mentale, ossia di uno stato patologico che incida sui processi intellettivi e volitivi della persona oppure di anomalie psichiche che, seppur non classificabili secondo precisi schemi medico-legali, risultino tali per la loro intensità ad escludere o scemare grandemente la capacità di intendere e volere dell’autore di un reato.
Nel nostro sistema penale è previsto che in caso di riconoscimento della totale incapacità di intendere e volere al momento in cui l’autore del reato ha agito, lo stesso venga dichiarato non imputabile con la conseguenza che non viene applicata la pena ma la misura di sicurezza del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario, come in questo caso dove si sarebbe in presenza di una grave patologia psichiatrica come la schizofrenia. Nel caso, invece, di un riconoscimento di parziale incapacità di intendere e volere il soggetto risponde del reato compiuto, ma la pena viene diminuita. Il raptus, invece, chiamato anche “reazione a corto circuito” ossia una situazione spesso ricollegata a condizioni di turbamento psichico transitorio non dipendenti da una causa patologica bensì emotiva o passionale, non viene considerato dal nostro sistema penale quale causa di esclusione o diminuzione della capacità di intendere e volere in quanto non è considerato un fattore in grado di diminuire o limitare la capacità di rappresentazione della realtà e di autodeterminazione di un soggetto. In ogni caso, qualora le c.d. reazioni a corto circuito risultino manifestazioni di una vera e propria patologia in grado di incidere negativamente sulla capacità di intendere e volere, l’imputabilità del soggetto autore del reato potrà essere esclusa oppure diminuita con le diverse conseguenze sanzionatorie anzidette.

D: In che consiste la tentata rapina?

R: La rapina consiste nella condotta di chi, per procurarsi un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, si impossessa di beni altrui sottraendoli da chi li detiene mentre il tentativo significa che sono stati posti in essere atti diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, ma l’evento non si verifica per causa non imputabile all’autore.

AVV.TOMMASO ROSSI

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