Trump ed il decreto anti-rifugiati: la promessa mantenuta e la magistratura si oppone

ANALISI GIURIDICA DELL’ORDINE ESECUTIVO CHE CONGELA I FLUSSI MIGRATORI NEGLI STATI UNITI

della Dott.ssa Fratini Fedora

UnknownDonald Trump ha tutte quelle caratteristiche che piacciono molto all’americano medio, deluso in questi anni dalle promesse dei politici convenzionali che hanno spostato il peso del budget statale sulla spesa militare, mentre l’ineguaglianza sociale si accresce sempre di più e la finanza speculativa aumenta la sua voglia irrefrenabile di accumulare denaro.

Le sortite contro gli immigrati, il rifiuto del “politically correct” e la capacità di autofinanziamento sono stati i temi vincenti della sua campagna elettorale rispetto ai suoi avversari.

Le sue decisioni in materia di immigrazione, tuttavia, stanno facendo discutere tutto il mondo, ad un punto tale che anche le Nazioni Unite hanno rivolto un appello al Presidente americano per proseguire la tradizione americana di accoglienza dei rifugiati e di non operare restrizioni di razza, nazionalità e restrizione.

In una dichiarazione congiunta l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e l’Alto commissariato per i rifugiati hanno ricordato come “il programma americano di reinsediamento sia uno dei più importanti del mondo” e ribadito l’impegno a collaborare con il governo statunitense, come fatto finora, per “proteggere le persone che ne hanno più bisogno”.

Si chiama “Protezione della nazione dall’ingresso di terroristi stranieri negli USA” l’ordine esecutivo con il quale Trump ha congelato i flussi migratori negli Stati Uniti.

Tale misura non era mai stata adottata prima, nemmeno dopo l’attacco del 11 Settembre ed ha portato caos negli aeroporti americani, dove sono state arrestate centinaia di persone.

Il provvedimento del Presidente d’America prevede la sospensione per 120 giorni del programma di ammissione dei rifugiati, la sospensione per i rifugiati siriani sino ad ulteriore avviso, ossia sino a quando il Presidente non riterrà che sono stati fatti cambiamenti sufficienti per garantire che il loro ingresso “è coerente con l’interesse nazionale”.
Inoltre, sono previste la riduzione da 110 a 50mila del numero di tutti i rifugiati previsti per l’anno fiscale 2016 (dal primo ottobre 2016 al 30 settembre 2017); la priorità, dopo la fine del periodo di sospensione, ai rifugiati appartenenti a minoranze religiose perseguitate; eccezioni al bando sui rifugiati “caso per caso”, a discrezione del dipartimento di Stato e del ministero dell’Interno.
Le Autorità locali e statali avranno un ruolo nella ricollocazione dei rifugiati e vi sarà una sospensione, per 90 giorni, dell’ingresso delle persone provenienti da sette Paesi a maggioranza islamica (Siria, Libia, Iraq, Iran, Somalia, Yemen, Sudan).
Vi è anche lo sviluppo di standard e procedure uniformi per controllare gli immigrati, come ad esempio le interviste personali o un database con i documenti di identità presentati dai richiedenti, nonché un completamento veloce del sistema biometrico di tracciatura di ingressi e uscite dagli USA e la sospensione del programma Visa interview Waiver, che consente a chi è ritenuto titolato il rinnovo del visto senza intervista personale.

Tra i primi a manifestare la propria preoccupazione per il decreto anti-rifugiati è Malala Yousafzai, la giovane attivista pakistana, Premio Nobel per la Pace nel 2014.

Per il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, gli USA dovrebbero mantenere le porte aperte ai rifugiati e a quelli che necessitano aiuto.

Anche la magistratura americana si schiera contro Donald Trump.

Un giudice federale di New York ha ordinato la sospensione d’emergenza di parte degli ordini esecutivi del Presidente sull’immigrazione, in particolare il provvedimento che vieta l’ingresso negli Stati Uniti a tutti coloro che arrivano con validi visti da sette Paesi considerati dalla Casa Bianca a rischio di terrorismo.

Analoghe decisioni sono state emesse da giudici del Massachusetts, Virginia e Washington.

I procuratori generali di 16 Stati hanno diffuso una nota congiunta che condanna l’ordine esecutivo di Trump ed il giudice di New York ha emesso un ”emergency stay” che proibisce su scala nazionale la deportazione delle persone fermate, affermando che provocherebbe “danni irreversibili”.

La decisione consente, dunque, a chi è giunto con un visto valido, di rimanere temporaneamente negli Stati Uniti.

Il ricorso contro l’ordine di Trump era stato presentato a Brooklyn a nome di due rifugiati iracheni – che erano stati detenuti all’aeroporto JFK, nonostante avessero ricevuto regolarmente asilo e fossero in possesso di validi visti – dai legali della Aclu, l’Associazione per i diritti civili (American Civil Liberties Union).

La Aclu ha definito l’ordine di Trump “incostituzionale” e “in violazione della legge internazionale”.

Il Presidente d’America, già in campagna elettorale, aveva promesso di sospendere i piani di accoglienza per i rifugiati siriani; infatti, l’America di Trump è quella che si protegge, che persegue il proprio interesse, che compra e che vende.

L’unica certezza, sul tema, è che Trump ha mantenuto quanto promesso al popolo americano che l’ha votato.

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