Trattativa Mafia-Stato, il Pm di Palermo chiede il rinvio a giudizio per 11 imputati

PALERMO, 10 GENNAIO 2013– Sarebbe  stato chiesto oggi il rinvio a giudizio per gli 11 imputati indagati dalla Procura di Palermo nell’ambito della trattativa Mafia-Stato (fonte: Reuters). Quel famoso accordo, che sarebbe sorto negli anni ’90 per mettere fine alla stagione delle bombe e che avrebbe condizionato l’andamento della politica per i successivi anni, avrebbe finalmente dei volti. Gli imputati sarebbero i boss corleonesi Totò Riina e suo cognato Leoluca Bagarella, il pentito Giovanni Brusca e Antonino Cinà. Tra i politici comparirebbero  invece l’ex ministro Calogero Mannino, il senatore Pdl Marcello Dell’Utri. L’accusa formulata dalla pubblica accusa, nella persona del Pm Nino di Matteo, è quella di “attentato, con violenza o minaccia, a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato, aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra”, mentre l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino sarebbe stato rinviato a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza. Richiesto il rinvio a giudizio anche per i generali dell’Arma Mario Mori e Antonio Subranni e per l’ex colonnello Giuseppe De Donno.Massimo Ciancimino, invece, figlio del sindaco di Palermo, oltre che della trattativa, dovrà rispondere di concorso in associazione mafiosa e calunnia aggravata. Per ora le fonti giudiziarie non riportano altri elementi: l’unica notizia trapelata dall’udienza di rinvio tenutasi oggi nel carcere di Palermo di fronte al GUP Piergiorgio Morosini è che Mancino avrebbe chiesto di essere giudicato con rito abbreviato. Si attendono ulteriori aggiornamenti.

CLARISSA MARACCI

D: Quale pena è prevista per il reato di “attentato a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello stato”?

R: L’art. 338  nel nostro codice penale stabilisce che chiunque usa violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso, o ad una qualsiasi pubblica Autorità costituita in collegio, per impedirne in tutto o in parte, anche temporaneamente o per turbarne comunque l’attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici o di pubblica necessità, qualora tali deliberazioni abbiano per oggetto l’organizzazione o l’esecuzione dei servizi.

Sono previste poi  circostanze aggravanti specifiche se la violenza o la  minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con  scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte. Se la violenza o la minaccia è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi, la pena è, nei casi preveduti dalla prima parte dell’articolo 336 e dagli articoli 337 e 338, della reclusione da tre a quindici anni, e, nel caso preveduto dal capoverso dell’articolo 336, della reclusione da due a otto anni.

D: Quali sono i termini di decorrenza della prescrizione? L’imputato può rinunciarvi?

R: La prescrizione (art. 157 codice penale) è una causa di estinzione del reato sul presupposto che sia trascorso un determinato periodo di tempo, stabilito dalla legge, senza che sia intervenuta alcuna decisione definitiva in merito allo stesso.
In particolare, la prescrizione estingue il reato trascorso il tempo corrispondente alla pena massima prevista per lo stesso e, in ogni caso, almeno 6 anni in caso di delitti e 4 anni in caso di contravvenzioni, anche se puniti con la sola pena pecuniaria mentre  è di 3 anni qualora si tratti di reati per cui sono previste pene diverse da quella detentiva e pecuniaria.  In caso di interruzione della prescrizione, non ci può essere un aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere anche se ci sono ipotesi particolari in cui l’aumento può essere maggiore.
La prescrizione inoltre  è sempre rinunciabile dall’imputato e non si applica ai reati puniti con la pena dell’ergastolo anche se a tale pena si giunge per l’applicazione di circostanze aggravanti.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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