Torturata,uccisa e sciolta nell’acido: sei ergastoli per la fine di Lea Garofalo


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MILANO, 31 MARZO ’12 – Sequestrata, torturata, uccisa e sciolta nell’acido. Perché sapeva troppo, perché dopo una vita agli ordini delle cosche del territorio, aveva deciso di collaborare con la giustizia e porre fine all’egemonia della ‘Ndrangheta in Calabria. Per la tragica fine di Lea Garofalo (35 anni) – l’ex convivente di Carlo Cosco, un esponente del clan calabrese di Petilia Policastro, che nel 2002 diventa collaboratrice di giustizia - uccisa e sciolta nell’acido il 24 novembre 2009, la Corte d’Assise di Milano ha condannato all’ergastolo l’ex compagno della donna Carlo Cosco e altri cinque imputati: i fratelli del padre Vito Cosco (autore della strage di Rozzano) e Giuseppe “Smith” Cosco, Massimo Sabatino (37enne spacciatore di Quarto Oggiaro), Carmine Venturino e Rosarcio Curcio. Sono tutti accusati di aver sequestrato Lea Garofalo, di averla torturata e uccisa, di aver sciolto il suo corpo in 50 chili di acido in un terreno di San Fruttuoso. Dovranno scontare complessivamente sei ergastoli. Inoltre, i giudici della prima sezione della corte d’Assise hanno stabilito che i sei condannati al carcere a vita dovranno risarcire la figlia della vittima, Denise, 20 anni (testimone chiave della pubblica accusa) di una provvisionale di 200.000 euro; mentre alla madre e alla sorella di Lea Garofalo dovranno andare 50.000 euro a testa. Il risarcimento dovrà poi essere quantificato in sede civile. In questo processo lunghissimo e molto doloroso, specie per Denise, che ha dovuto rivivere la storia terribile di sua madre e anche i particolari della sua drammatica fine per mano della criminalità organizzata, si era costituito parte civile anche il Comune di Milano, cui andrà un risarcimento di 25.000 euro. Il dispositivo della sentenza, come stabilito dal giudice, dovrà essere pubblicato sull’albo del Comune di Milano e sul sito del Ministero della giustizia.

TALITA FREZZI

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