Torino: sette arresti per la vendetta da lavare con il sangue

TORINO, 9 MARZO ’12 – Travolto da un’auto pirata, che invece di fermarsi a prestare soccorso al pedone, si sarebbe fermata per ‘finire il lavoro’. Il conducente dell’auto investitrice sarebbe sceso e dopo aver raggiunto il ferito – ancora riverso sull’asfalto – gli avrebbe sparato un colpo di pistola a bruciapelo, dritto in testa. Nonostante quel trattamento la vittima designata si salvò. Quell’incidente del 2 settembre dello scorso anno a Oulx, in provincia di Torino, sapeva di vendetta, aveva tutti i contorni di un regolamento di conti. E oggi, dopo sei mesi, i pezzi di quel mosaico terribile su cui gli inquirenti stavano lavorando, sono stati ricomposti. E il quadro che ne sarebbe emerso è inquietante. La vittima dell’investimento, anzi del tentato omicidio, era l’albanese Silvester Cerriku, 31 anni. Vedovo. Sua moglie si era suicidata, sembra a causa di una forte depressione. L’uomo era ritenuto dai familiari della defunta moglie, la causa di quel suicidio. Secondo i familiari sarebbe stato lui a far sprofondare la donna in quella spirale di tristezza, terrore, dispiacere e depressione che ben presto, l’avrebbero spinta in braccio alla morte. Una morte che sarebbe dovuta toccare anche a quel marito, per vendetta. Perché la morte di una figlia, in certe culture e società dove l’onore arriva prima della giustizia ordinaria, va lavata con il sangue. Oggi, quegli stessi familiari (sette persone in tutto) sono stati arrestati dai carabinieri di Torino, ritenuti a vario titolo responsabili di aver ideato, organizzato e messo in atto il tentato omicidio di Silvester Cerriku.

TALITA FREZZI

D: In che consiste il reato di tentato omicidio?

R: tentato omicidio, reato che nel nostro  ordinamento descrive la condotta di chi compie atti diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di un uomo ma l’evento, per cause non dipendenti dalla volontà dell’autore, non si verifica. Non basta quindi la sola intenzione, ma serve una serie di atti diretti e in astratto idonei alla commissione del reato. Se la pena prevista per il reato è l’ergastolo, in caso di tentativo si avrà la reclusione non inferiore a 12 anni, altrimenti la pena è diminuita da un 1/3 a 2/3. Ricordiamo che la pena per l’omicidio non aggravato è della reclusione non inferiore a 21 anni.

D: In che consiste l’induzione al suicidio? Quando viene ravvisato?

R: Il reato di istigazione o aiuto al suicidio consiste nella condotta di chi determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione. La pena prevista, se il suicidio avviene, è quella della reclusione da 5 a 12 anni, mentre se il suicidio non avviene quella della reclusione da 1 a 5 anni purchè dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.

E’ previsto un aumento di pena se la persona istigata o eccitata o aiutata è un minore degli anni 18 o è inferma di mente o in condizioni di deficienza psichica per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti. Qualora, infine, la vittima è minore di anni 14 o in ogni caso non ha la capacità di intendere o volere, si applicano le nome per il reato di omicidio.

AVV.TOMMASO ROSSI

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