Tiziano Chierotti, 24 anni, 52esimo caduto italiano in Afghanistan

ROMA, 27 OTTOBRE ’12 – Le conseguenze dell’11 settembre 2001 non sembrano voler cessare, anche se sono passati 11 anni dal crollo delle Twin Towers.
E ogni giorno porta con sé un prezzo da pagare, un prezzo alto, sempre troppo, anzi indeterminabilmente troppo alto, perché è un conto da saldare con il sangue e la vita di uomini, civili e militari, senza alcuna distinzione di nazionalità.
L’Italia piange oggi il ventiquattrenne caporale Tiziano Chierotti, mentre altri tre soldati connazionali sono stati feriti, ma le loro condizioni, fortunatamente, non destano preoccupazioni.

Tiziano, coinvolto in un conflitto a fuoco tra gli insorti ed una pattuglia italiana ieri, giovedì 25 ottobre, nella provincia di Farah, ha riportato letali ferite all’addome e le sue condizioni sono apparse fin da subito molto gravi: così se ne è andato il giovane caporale, nato a San Remo e residente ad Arma di Taggia, in provincia di Imperia.

La sparatoria è avvenuta nel distretto di Bakwa, a sud di Herat, nel corso di un’operazione congiunta della Task Force South East con unità del 207° Corpo dell’esercito afgano. Stando alle prime ricostruzioni, i militari italiani coinvolti, del II Reggimento Alpini di stanza nella caserma di San Rocco Castagnaretta, nel cuneese, erano impegnati in un’attività di pattuglia nell’abitato del villaggio di Siav, 20 km a ovest della base operativa avanzata “Lavaredo” di Bakwa, dove è basata la Task Force South East. Improvvisamente sono stati raggiunti da colpi di fuoco provenienti da un gruppo di insorti e l’immediata reazione della pattuglia ha permesso di mettere in sicurezza gli abitanti di Siav e prestare poi soccorso ai feriti, evacuati prontamente in elicottero. Nello scontro ha perso la vita anche un insorto afgano.

La 52esima vittima italiana in Afghanistan trova il cordoglio del Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, e delle maggiori autorità dello Stato; il Coni ha disposto il minuto di silenzio in occasione delle gare sportive del week-end. È stata aperta anche un’inchiesta dalla Procura di Roma, ipotizzando il reato di attentato a fini di terrorismo.

Tiziano era partito ad agosto per questa sua prima ed ultima missione e ora lascia la mamma Gianna, il papà Pietro, il fratello maggiore Daniele e la sorella minore Sally in un dolore inconsolabile. La preoccupazione della mamma Gianna traspariva da quanto rispondeva a chi gli chiedesse del figlio: “Non è una missione facile e lui è solo un ragazzo.” Già, Tiziano era solo un ragazzo di 24 anni con una grande passione per le moto, che aveva scelto con orgoglio la carriera militare. Oggi, tutti lo riconoscono nella fotografia sul profilo Facebook, dove teneramente tiene in mano un cucciolo di cane, con un’espressione felice, il mare alle spalle ed una vita davanti. Tiziano è l’ennesimo disegno spezzato di quella tragedia umana che parte dall’ 11 settembre 2001 a New York, passa per Kabul e arriva a Baghdad per continuare, pare, almeno fino al 2014, anno indicato dalla NATO per la fine della missione Isaf in Afghanistan.

Mentre la salma di Tiziano deve ancora essere riportata in Italia, si riaccende la polemica sulla presenza militare italiana in Afghanistan tra coloro che invocano l’immediato ritiro delle truppe (come il leader Idv Antonio Di Pietro e il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero) e coloro che, nel rispetto degli impegni internazionali assunti, dicono di attendere il 2014. In quest’ultimo senso sono le dichiarazioni del Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola: “Il Governo si è impegnato a rispettare le date del ritiro in accordo con gli alleati transatlantici, fino a completare la transizione verso le forze di sicurezza afgane”.

Certo è che nell’ottobre 2001 pochi immaginavano che a distanza di 11 anni la situazione afgana fosse ancora irrisolta. Inoltre, lo scontro di ieri e l’attacco odierno (26 ottobre) ad un convoglio militare italiano, che fortunatamente non ha avuto conseguenze letali (e senza citare altri episodi che negli ultimi giorni hanno coinvolto soldati inglesi e americani), fanno capire come l’Afghanistan, a poco più di due anni dalla conclusione della missione Isaf decisa dalla Nato per fine 2014, sia tutt’altro che pacificato.

Di fronte a questo scenario drammatico, la domanda da porsi ed alla quale bisogna dare risposta non riguarda tanto la questione se la guerra in Afghanistan sia da considerarsi in linea o meno con il dettato dell’art. 11 della Costituzione, in forza del quale l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa, o se il ritiro immediato metta in cattiva luce l’Italia agli occhi degli alleati NATO, ma è la seguente: come evitare che le vite di Tiziano Chierotti e degli altri militari siano state interrotte vanamente? Come cercare di dare un senso a tutto ciò? Ritirare ora le truppe, per lasciare il paese nel caos di prima, forse anche peggiore, e tradire quelli che erano gli intenti, almeno sulla carta, di questa missione e di quelli che vi hanno preso parte e vi prendono parte, ma certamente evitando la morte ad altri militari italiani, oppure rimanere fino al 2014 o meglio, fino a che gli afgani non riescano a governarsi da soli, rischiando di perdere altri uomini, che però, ad obiettivo raggiunto, sarebbero morti effettivamente per portare la democrazia in Afghanistan?

Difficile rispondere.

MOSE’ TINTI

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