Terremoto Lega: Bossi si dimette, il Carroccio in mano al triumvirato, l’inchiesta prosegue.

MILANO, 5 APRILE ’12 – L’inchiesta condotta da tre Procure sul tesoriere della Lega Francesco Belsito, da cui sono scaturiti particolari sconcertanti che coinvolgono anche la famiglia Bossi, è un terremoto. Uno scandalo per la Lega. E porta inevitabilmente a conseguenze pesanti per il Carroccio: Umberto Bossi si dimette da segretario di un partito che ha fondato 22 anni fa. Resta presidente del partito. Una decisione dolorosa, ma irrevocabile. Al suo posto, al vertice del partito, un triumvirato composto da Maroni, Calderoli e Manuela Dal Lago, che guiderà i leghisti fino al prossimo congresso d’autunno. Il consiglio federale della Lega ha poi nominato Stefano Stefani nuovo amministratore del partito. “Chi sbaglia paga - ha detto Bossi nel pomeriggio, dopo aver rassegnato le dimissioni – qualunque sia il cognome che eventualmente porti”. “Non ho alternative, mi dimetto perché questa inchiesta riguarda la mia famiglia”, ha detto lo storico fondatore motivando la sua decisione. Il senatur, il fondatore della Lega abbandona e oggi, davanti alla sede del partito in via Bellerio, si sono riuniti tanti simpatizzanti e amici, che sebbene vicini a Bossi hanno contestato Maroni, facendo riferimento attraverso una pioggia di volantini sull’auto dell’ex ministro al “bacio di Giuda”. “Adesso ci mettiamo al lavoro per fare pulizia – ha dichiarato Roberto Maroni - andando a guardare i conti e aprendo tutti i cassetti. E’ importante anche che sia stato dato incarico a una società di revisione esterna per la verifica patrimoniale”. Un lungo abbraccio tra Bossi e Maroni alla fine del consiglio federale, quando l’ex ministro ha chiesto al senatur di ripensarci, ma è stato irremovibile. Un momento di grande commozione. Ma forse, inevitabile.

Le intercettazioni.

Agli atti della Procura di Milano vi sono intercettazioni telefoniche in cui Nadia Degrada parla “del nero che Bossi dava tempo fa al partito”. Per gli investigatori, quel “nero” è “riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni”. Tra i documenti sequestrati ieri a Roma nella cassaforte del tesoriere vi è un carnet di assegni (relativo al conto corrente bancario sul quale vengono versati i contributi per la Lega) che reca la scritta “Umberto Bossi”. Il carnet è ora all’esame dei Pm di Napoli e di Milano. Negli atti dell’inchiesta milanese gli investigatori scrivono che dalle intercettazioni telefoniche emerge che il denaro sottratto alle casse della Lega è andato “a favore tra gli altri di Bossi Umberto e Calderoli Roberto”. Negli atti d’inchiesta ci sono anche i nomi di Bossi jr. “Renzo Bossi e la sua fidanzata, Silvia Baldo Silvia sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa (ristrutturazioni?) per timore di controlli, visto il periodo critico”, scrivono gli investigatori negli atti dell’indagine. Ma il giovane Renzo Bossi a quelle accuse risponde deciso: “Non ho nascosto alcun faldone, un mese e mezzo fa ho preso nel mio ufficio in via Bellerio due raccoglitori relativi al mio conto bancario personale”.

The family.

Nella cassaforte del tesoriere indagato, Francesco Belsito, i carabinieri del Noe e gli ispettori della Guardia di Finanza hanno sequestrato documentazione contabile e una cartella con l’intestazione “The family”: la cartellina, contenuta in mezzo alla contabilità del partito, potrebbe – ma è una delle ipotesi della Procura – contenere documenti relativi alle elargizioni ai familiari del leader del Carroccio.

Milano, sotto interrogatorio l’imprenditore Paolo Scala.

Va avanti da questa mattina nella Procura di Milano, l’interrogatorio davanti al gip dell’imprenditore Paolo Scala, indagato insieme a Belsito. L’uomo d’affari è indagato per la vicenda dei sospetti finanziamenti con i fondi “sottratti” dalle casse della Lega in Tanzania e a Cipro. Scala ieri è stato interrogato dal magistrato della Dda della Procura di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, che lo ha indagato per riciclaggio (insieme all’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito). La Procura Milanese invece, indaga Scala per il reato di appropriazione indebita, commesso in concorso con lo stesso Belsito e con l’imprenditore Stefano Bonet. A Belsito gli inquirenti milanesi hanno anche contestato il reato di truffa ai danni dello Stato, mentre a Bonet solo truffa.

L’indagine partita nel 2009.

Le inchieste delle tre Procure che vedono nell’occhio del ciclone il tesoriere Francesco Belsito e il partito della Lega nord, sono scaturite da un filone d’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nel 2009, che stava effettuando accertamenti sulla cosca del boss De Stefano (‘Ndrangheta) e i suoi affari nel nord Italia.Gli investigatori si sono imbattuti in personaggi come Romolo Girardelli (detto l’ammiraglio) faccendiere genovese che già nel 2002 era finito in una inchiesta della Dda perché sospettato di essere un riciclatore dei De Stefano in contatto con elementi di spicco della cosca che operavano in Liguria ed in Francia (Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale). Seguendo gli affari di Girardelli, gli investigatori della Dia sono arrivati a Belsito, alla società Effebi Immobiliare che il tesoriere aveva con il figlio Alex Girardelli. La società con sede a Genova, attiva nel settore immobiliare e commerciale, aveva rapporti con l’imprenditore veneto Stefano Bonet, il suo promotore finanziario Paolo Scala e l’avvocato di origini calabresi ma con lo studio a Milano Bruno Mafrici, su cui adesso sono concentrate le attenzioni di tre Procure. 

TALITA FREZZI

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