Terremoto dell’Aquila: 4 arresti nell’inchiesta per il recupero e lo smaltimento delle macerie


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L’AQUILA 2 MARZO ’12 – L’indagine sul recupero e lo smaltimento delle macerie accumulatisi dopo il devastante sisma del 5 aprile 2009, fu avviata dalla Procura aquilana nel Gennaio 2010 e ad oggi conta una quindicina di indagati. La scorsa mattina, il Gip del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha ordinato la custodia cautelare di 4 persone, fra amministratori locali ed imprenditori edili: i Carabinieri del Noe di Pescara in collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia del capoluogo, hanno proceduto ad arrestare il Sindaco del Comune di Magliano dei Marsi, Gianfranco Giacoboni, e un suo assessore ed ex vicesindaco, Angelo Iacomini, insieme ai due fratelli Gianfranco e Sergio Cieli, titolari della ditta Celi Calcestruzzi e proprietari di alcune cave, anch’esse poste sotto sequestro. Oltre al due cave, sono state sequestrate anche alcune villette a schiera nel vicino Comune di Carsoli ed un impianto per la produzione del calcestruzzo per un valore di circa 10 milioni di euro. In merito a questi ultimi provvedimenti, il p.m che coordina le indagini, Antonietta Picardi, ha spiegato che è verosimile ritenere che le abitazioni siano state edificate con calcestruzzo non soggetto alle prove richieste dalla legge, mentre s’indaga su presunti rapporti corruttivi intercorsi fra i fratelli Cieli e l’Amministrazione comunale di Magliano, per un presunto traffico illecito di rifiuti. I due amministratori arrestati sono stati entrambi sospesi dal Prefetto dalle loro cariche pubbliche.

Le accuse mosse ai 4 fermati, sono appunto traffico illecito di rifiuti, sottrazione abusiva di inerti, frode ai tributi dello Stato, nonché false certificazioni e corruzione. Fra il materiale abusivamente trasportato nelle cave, c’erano probabilmente anche parte delle rovine del terremoto dell’Aquila. Su quest’ultimo punto. La Procura continua ad indagare.

A.D.

D: Quando il Gip può ordinare la custodia cautelare?

R: Il GIP decide di applicare una misura cautelare, su richiesta del PM ed in presenza dei reati che lo consentano, quando valuta la presenza anzitutto di gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato e poi la sussistenza di una esigenza cautelare (pericolo di fuga, di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove). Successivamente il Giudice deve fare un vaglio prognostico circa le modalità che meglio consentono di salvaguardare queste esigenze, scegliendo di conseguenza la misura da applicare. In seguito, per il modificarsi (aumento o diminuzione) delle esigenze cautelari, la misura può essere modificata o anche revocata.

D: Il traffico illecito di rifiuti, integra un reato? Qual è la pena relativa?

R: L’art. 259 del Codice dell’Ambiente disciplina tale ipotesi di reato che consiste nella condotta chi  effettua una spedizione di rifiuti costituente traffico illecito ai sensi dell’articolo 2 del regolamento (CEE) 1° febbraio 1993, n. 259, o effettua una spedizione di rifiuti elencati nell’Allegato II del citato regolamento in violazione dell’articolo 1, comma 3, lettere a), b), e) e d), del regolamento stesso. Tale reato è punito con la pena dell’ammenda da 1550 euro a 26 mila euro e con l’arresto fino a 2 anni. La pena è aumentata in caso di spedizione di rifiuti pericolosi. Alla sentenza di condanna o di patteggiamento per i reati relativi al traffico illecito di cui al comma 1 o al trasporto illecito di cui agli articoli 25 e 258, comma 4 consegue sempre la confisca del mezzo di trasporto.L’art. 260 del suddetto Codice disciplina, invece, l’associazione finalizzata al traffico illegale di rifiuti che  consiste nella condotta di chi, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti. Costituisce aggravante se si tratta di rifiuta ad alta radioattività.

AVV.TOMMASO ROSSI

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