Tenta rapina con arma giocattolo ma il titolare reagisce e lo uccide

ARZANO (NAPOLI), 11 MAGGIO ’13 – Entra i gioielleria e minaccia il titolare con una pistola giocattolo ma finisce per essere ucciso. È successo ad Arzano, nel napoletano. Un uomo di 30 anni, Pasquale Perrotta, originario di Nola, ieri sera verso l’orario di chiusura è entrato nella gioielleria “Il gioiello” di via Napoli 108. Con un’arma, risultata poi essere giocattolo, ha minacciato il titolare di consegnarli denaro e preziosi. Il titolare però, un 45enne di Casoria, ha reagito estraendo la sua pistola, regolarmente detenuta, da sotto il bancone e ha sparato contro il rapinatore. Un solo colpo, al cuore, è stato fatale per il 30enne. A quanto pare Perrotta non aveva complici, la sua arma giocattolo era priva del tappo rosso. Sull’accaduto indagano i carabinieri della locale stazione.

ELEONORA DOTTORI

D: Quale condotta integra il reato di rapina?

R: Il delitto di rapina si consuma quando un soggetto si impossessa di una cosa mobile altrui per mezzo della minaccia o violenza sulle persone ed è punito con la reclusione da 3 a dieci anni. Tale condotta subisce un aggravamento di pena quando la violenza sulle persone o la minaccia siano commesse con armi o da persona travisata o da più persone riunite.

La differenza tra furto e rapina sta proprio nella violenza e minaccia alla persona, che nel furto manca.

D: Nel nostro paese è vietato fare fuoco per difesa personale?

R: L’uso delle armi da fuoco per difesa personale non è escluso nella misura in cui detta difesa sia considerata “legittima” dal nostro ordinamento, cioè proporzionata alla messa in pericolo della propria incolumità personale. Quando si ravvisa un’ipotesi di “legittima difesa”, il soggetto che la esercita non è punibile.

La modifica di legge introdotta nel 2006 ha stabilito che, laddove vi sia una violazione del domicilio, sussiste il rapporto di proporzione quando il proprietario usi un’arma regolarmente detenuta per la salvaguardia della
propria o la altrui incolumità o anche dei beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

D: Quando si può parlare di legittima difesa e quando si ha un eccesso della stessa?

R: La punibilità del soggetto che agisce per legittima difesa è esclusa quando lo stesso si trova a dover reagire contro un pericolo attuale e imminente di un’offesa ingiusta alla propria incolumità o ai propri beni. La reazione difensiva deve essere però “proporzionata” all’offesa compiuta o che sta per essere compiuta. Quando tale proporzione non c’è, il soggetto che reagisce per difendersi incorre in eccesso colposo di legittima difesa e la sua reazione, se provoca un’offesa, non è più giustificata dall’ordinamento, divenendo lo stesso responsabile del relativo delitto, nella sua forma colposa.

Esiste poi nel nostro ordinamento la c.d. difesa legittima putativa. Si ritiene legittima e non viziata da eccesso colposo, dunque, quella difesa posta in essere nella convinzione di reagire in maniera proporzionata all’offesa che si sta per subire, ad esempio il soggetto che spara reagendo alla minaccia di un’arma giocattolo veritiera.

Ma c’è anche la possibilità che l’uomo sia indagato per omicidio volontario, cosa capitata determinate volte in casi analoghi, laddove si venga a dimostrare che l’azione del rapinatore era ormai terminata e non vi fosse alcuna necessità di difendersi legittimamente.

D: Rispetto alla fattispecie di omicidio colposo come può incidere una ventilata legittima difesa?

R: Quanto si procede per omicidio colposo, ove si ritenga sussistente una difesa legittima e, quindi, proporzionata, posta in essere dall’omicida, quest’ultimo deve dichiararsi non punibile.

AVV.TOMMASO ROSSI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply