‘Striscia’ non diffamava ‘Affari Tuoi’ per i pacchi

19 MARZO ’13, ROMA – Leonardo Frisani, procuratore aggiunto che si occupa dell’indagine sul caso di presunta diffamazione da parte di “Striscia la Notizia” ai danni del programma di Raiuno “Affari Tuoi”, ha chiesto di archiviare il caso, passando ora la decisione a riguardo al Giudice dell’ Udienza Preliminare, che si pronuncerà il 26 marzo. La convinzione dei magistrati è che il gioco a premi di Raiuno, preso di mira per anni dalla trasmissione di Antonio Ricci, “è stato assolutamente scorretto” e ciò sulla base della circostanza secondo cui “i concorrenti più accorti” siano stati messi in grado di individuare i pacchi contenenti i premi più ricchi”. Di conseguenza, secondo il pg, Ezio Greggio, Antonio Ricci, Jimmy Ghione e Valerio Staffelli hanno descritto la verità nei servizi televisivi e quindi non sussisterebbe il reato diffamatorio.

Il regolamento del gioco è stato nel frattempo radicalmente modificato: “Oggi la trasmissione adotta regole trasparenti e ogni passaggio è blindato a livello di sicurezza”, sottolinea la Rai.

Stando al provvedimento di Frisani, i notai Luigi e Giovanni Pocaterra, che hanno proposto la querela nei confronti di “Striscia la notizia”, non sono stati diffamati perché “conoscevano le procedure della trasmissione, avendole suggerite loro stessi agli organizzatori”. La questione era stata sollevata nel 2005, poi la correttezza del programma finisce sotto l’esame della Procura nel 2009, dopo un esposto presentato da Massimiliano Dona (segretario dell’Unione italiana consumatori), che anche in un libro intitolato “Affari loro” solleva dubbi sulla regolarità del gioco.

Quindi, nel 2009, le indagini portano a disporre accertamenti: gli inquirenti esaminano tutti i passaggi del programma ed il risultato è chiaro: per la Procura nel periodo preso in esame “il meccanismo di predisposizione dei pacchi era stato modificato, consentendo ad alcuni concorrenti di individuare dove fossero nascosti i premi in denaro”. Circostanza confermata da qualche concorrente: tra gli altri, Annalisa Luzzi che – ricorda il pm – “affermava di aver appreso il meccanismo attraverso il quale, in alcune occasioni, sarebbe stato possibile individuare i pacchi contenenti i premi più sostanziosi”. Secondo la Procura, però, “dimostrare il dolo non è possibile” e, pertanto, viene chiesta l’archiviazione. Se c’erano dei meccanismi così evidenti, al punto che si potevano individuare i pacchi più sostanziosi, non si capisce come non poteva non dimostrarsi il dolo, considerando che lo stesso è implicito in un’operazione manipolata. Comunque, nel 2010 il gup accoglie la richiesta di archiviazione, allungando però molte ombre sulla regolarità della trasmissione: per il giudice Valerio Savio, però, “non è possibile ricostruire in quale segmento delle operazioni di gioco, puntata per puntata, può essersi verificata l’alterazione della sua alea”, ma la sua censura è inequivocabile quando sottolinea “i difetti di un gioco che, per garantire trasparenza, avrebbe dovuto avere ben altre modalità di svolgimento”.

Forti dell’archiviazione, i notai di “Affari Tuoi” hanno querelato gli autori di “Striscia”. Tra le ragioni c’è anche la consegna del “Tapiro d’oro” a Luigi Pocaterra. Anche in questo caso Frisani è per l’assoluzione sia della trasmissione che dell’autore del libro Dona: “Si è limitato alla semplice esposizione dei fatti”.

Situazione strana, dove i fatti diffamanti non possono essere provati, ma la loro notizia danneggia ugualmente la credibilità di un programma televisivo, che si è dimostrato processualmente non colpevole e non può vedere i diffamatori condannati; diffamatori, in questo caso, che hanno tutto l’interesse del mondo a gettare fango su di un diretto concorrente.

MOSE’ TINTI

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