Strage familiare: appicca fuoco alla casa, poi si uccide

TRAPANI, 12 GENNAIO ’12 – Un gesto di follia che si trascina dietro cinque morti e un fuoco che cancella le tracce ma non l’orrore. La drammatica vicenda i cui contorni sono ancora tutti da chiarire, si è consumata questa mattina presto in via Omero.Cinque i morti, tra cui una bimba di 8 anni. Stando a una primissima ricostruzione dei fatti, sembra che un uomo di 40 anni, disoccupato, abbia sterminato la propria famiglia, uccidendo anche la figlioletta di 8 anni, poi abbia appiccato le fiamme nell’appartamento. Quindi si sarebbe suicidato. Sotto choc la città di Trapani che ora, mentre piange le quattro vittime della follia, si interroga. La tragedia si è consumata questa mattina presto, in un appartamento al quinto piano di via Omero. L’uomo, Piero Fiorentino, disoccupato era andato nella sua abitazione di via Omero per parlare con la moglie della loro separazione, che si trascinava dietro solo incomprensioni, recriminazioni e liti. Forse Fiorentino voleva a suo modo riannodare i fili di quella relazione, forse era solo l’ennesima occasione per litigare, come avveniva spesso anche arrivando alle mani. Secondo testimonianze raccolte dagli inquirenti tra i vicini di casa, sembra che Stefania avesse denunciato almeno tre volte il marito per maltrattamenti in famiglia. La donna, separata dal marito, viveva con la figlioletta, il fratello disabile e l’anziana madre nell’appartamento di via Omero. Sembra che per garantirsi una fonte di reddito e portare avanti la famiglia da sola affittasse delle stanze di un’altra palazzina di sua proprietà a degli anziani, una sorta di casa d’accoglienza che le garantiva un buon introito mensile. Proprio i motivi economici sarebbero alla base delle continue liti con il marito che invece, tirava avanti con lavoretti periodici come consegne a domicilio di pizza. Stamattina, forse l’ennesima richiesta da parte dell’uomo di denaro alla moglie. L’ennesima discussione, al culmine della quale, esasperato, in un raptus di follia omicida ha ucciso la moglie Stefania Mighali 40 anni a coltellate. Ma le vittime di questa follia sono di più. Uccisi anche la figlia di 8 anni Daniela; il cognato portatore d’handicap Hanz (55 anni) e la suocera, Nunzia Ritinella di 77, i cui corpi carbonizzati sono stati rinvenuti dai vigili del fuoco all’interno dell’appartamento. Ora gli inquirenti stanno lavorando per capire se il fuoco che ha dilaniato l’abitazione abbia intossicato e ucciso per soffocamento la bambina, il cognato e la suocera di Fiorentino oppure se gli stessi siano stati massacrati in precedenza e l’incendio sia stato appiccato poi, per cancellare le tracce della mattanza. Come ultimo gesto estremo, l’uomo si è buttato dal balcone, lanciandosi nel vuoto. Un volo di alcune decine di metri, che non gli ha lasciato scampo. Indaga la Procura di Trapani, che secondo quanto è stato possibile apprendere, avrebbe aperto un’inchiesta sull’incendio. Sul posto si è recato il procuratore capo di Trapani Marcello Viola con il medico legale che, nella difficoltà degli accertamenti sui cadaveri carbonizzati delle quattro persone, avrebbe riscontrato solo sul corpo della moglie dell’omicida, Stefania Mighali, segni di ferite di arma da taglio che probabilmente le hanno causato la morte. Saranno disposte quattro autopsie. Indagini in corso.

TALITA FREZZI

D: Come mai a seguito della strage familiare e del suicidio del killer, la Procura sta lavorando sull’incendio?

R: La Procura, con l’apertura di un procedimento penale sulla vicenda, potrà svolgere tutte le indagini necessarie per accertare la reale dinamica della tragedia ed i soggetti coinvolti ed in particolare le cause e gli eventuali responsabili dell’incendio che è divampato nella palazzina. In questo modo si potranno accertare anche le cause della morte delle altre vittime (figlioletta, cognato, suocera dell’omicida) ossia se siano morte per mano dello stesso Fiorentino (come la moglie) oppure se siano soffocate a causa dell’incendio.

D: Nei casi in cui il responsabile del crimine si tolga la vita, come procede la magistratura?

R: Qualora l’omicida si toglie la vita, la magistratura non potrà esercitare l’azione penale nei suoi confronti (il Pm, se siamo nella fase delle indagini preliminari, chiederà l’archiviazione del procedimento), mentre se la morte del reo avviene dopo la condanna ciò estingue la pena, ma rimangono integre tutte le obbligazioni civili derivanti dal reato, ad esempio il risarcimento del danno

D: Il fatto che le quattro vittime della follia siano tutte parenti dell’assassino, costituisce aggravante ai fini della pena, anche se l’omicida è morto?

R: Il reato di omicidio è aggravato (e la pena prevista è l’ergastolo) qualora il fatto venga commesso ai danni dell’ascendente o discendente, contro il coniuge, il fratello o sorella, padre o madre o figlio adottivi, affine in linea retta. Nel caso di specie, però, come sopra detto, l’omicida è deceduto perciò non potrà essere esercitata alcuna azione penale nei suoi confronti.

AVV. VALENTINA COPPARONI

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