Strage di via D’Amelio: al centro dell’indagine la presunta trattativa Stato-Mafia


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CALTANISSETTA, 8 MARZO ’12 – Come anticipato in precedenza nella Breaking News del mattino, la Dia ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip di Caltanissetta nei confronti di 3 indagati nella nuova inchiesta sulla strage di via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta: si tratta del boss Salvatore Madonia ( la cui notifica è avvenuta in carcere), il quale avrebbe partecipato alla riunione in cui venne pianificato l’attentato e di Vittorio Tutino e Salvatore Vitale, ritenuti entrambi esecutori dello stesso, poiché il primo rubò, in compagnia del pentito Spatuzza, la 126 poi fatta esplodere, mentre il secondo, che abitava nello stesso palazzo della madre del giudice, è considerato ‘ la talpa’ che aggiornava sui movimenti di Borsellino. Anche Tutino era già detenuto mentre Vitale era agli arresti domiciliari in casa di cura per ragioni di salute.
La nuova inchiesta è nata, appunto, dalle dichiarazioni del pentito Spatuzza, le quali hanno portato alla revisione dei processi Borsellino e Borsellino bis. Ora i quattro sono indagati per associazione mafiosa, stage aggravata e per aver agito per fini terroristici. Madonia sarebbe stato il mandante, gli altri gli esecutori materiali e per la prima volta nel processo si sente parlare di finalità terroristiche.

Secondo il Giudice Alessandra Bonaventura Giunta, è oramai un dato assodato che nell’estate del 1992 fu avviata una trattativa fra Mafia e istituzioni per porre fine alle stragi, ma che non vi sono chiari indizi o ipotesi accusatorie che si ricolleghino direttamente all’attentato di via D’Amelio, anche se ha specificato che le indagini non si possano definire concluse e che gli inquirenti della Procura di Caltanissetta continuano ad approfondire determinati aspetti. Qualcuno ha addirittura ipotizzato che Borsellino possa essere stato ucciso proprio perché rifiutava quella trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra. Sta di fatto che i punti bui restano tanti, come quello sul chi fosse l’uomo descritto da Spatuzza come presente alle operazioni per l’attentato e che lo stesso pentito ha detto di non aver mai visto primo. Stesso mistero sulla ormai tristemente celebre agenda rossa, dove Borsellino aveva gli appunti sull’uccisione di Giovanni Falcone. In molti pensano a possibili coinvolgimenti dei servizi segreti, ma certo l’ipotesi è inquietante.

Sui misteri di quelle settimane, i magistrati di Caltanissetta speravano di essere coadiuvati dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex Sindaco Vito, colluso con la Mafia, ma non è stato così e le dichiarazioni di Ciancimino Jr sono state ritenute inattendibili, parlando di ‘pseudo collaborazione’, forse più utile a Cosa Nostra che allo Stato.
Anche il pentito Calogero Pulci è stato destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di calunnia aggravata nel processo Borsellino bis. Forse molte cose su quei giorni funesti e su quella strage non le sapremo mai, come forse non sapremo mai che fine abbia fatto quella agenda rossa del giudice Paolo Borsellino. Lui e Giovanni Falcone resteranno comunque due eroi del nostro Paese.

ANDREA DATTILO

D: La legge sui pentiti è un norma molto delicata e ha fatto condannare molti mafiosi accusati di crimini atroci, ma le dichiarazioni di un pentito possono far fede o abbisognano di riscontri effettivi per portare ad una sentenza?

R: Nel 2001 è stata approvata la legge sui c.d. collaboratori di giustizia che è andata a modificare la precedente normativa risalente a 10 anni prima; la testimonianza di tali soggetti comporta per gli stessi sconti di pena, misure di protezioni ad hoc ed anche misure di assistenza economica ed anche legale a condizione però che il collaboratore riferisca ciò che sa entro un tempo limitato (6 mesi) da quando si dichiara disponibile a collaborare (pena l’inutilizzabilità). E’ previsto che il collaboratore sconti almeno ¼ di pena per avere benefici penitenziari legati allo status di collaboratore di giustizia. Inoltre è prevista la revoca delle misure tutorie e assistenziali accordate quando il collaboratore non rispetta gli impegni assunto al momento dell’inserimento nel programma di protezione ed anche la revisione dei processi nei quali siano state concesse riduzioni di pena conseguenti ad una falsa, incompleta o reticente collaborazione.

In ogni caso le dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia necessitano, per assumere valore di piena prova, di un riscontro sia sull’ attendibilità soggettiva del dichiarante sia sull’attendibilità estrinseca della dichiarazione resa ossia la sussistenza di riscontri oggettivi .

D: I pentiti sono sottoposti a misure di protezione speciale, per lo più devono cambiare città e identità, tale regime è applicabile in via cautelare anche ai familiari del pentito?

R: Vanno innanzitutto distinti i collaboratori di giustizia e i testimoni di giustizia, cioè persone in grado di riferire circostanze utili su gravi fatti di reato. In relazione alle determinate circostanze concrete anche questi ultimi posso essere ammesse ad un programma di protezione stilato dallo Stato, che può constare di cambiamento di residenza, di identità, aiuti economici e protezione di polizia. Per entrambe le categorie, comunque, sono previste delle tutele anche dei familiari.

AVV.TOMMASO ROSSI

 

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