Strage di Erba: revisione del processo?

 21 MARZO ’13, MILANO – Uno dei più allarmanti fatti di cronaca dell’ultimo decennio è stato quello avvenuto la sera dell’11 dicembre 2006, meglio noto come la Strage di Erba. Quella sera i Vigili del Fuoco intervenirono per sedare un incendio che era divampato all’interno di un’abitazione sita al primo piano di un palazzo. Quando entrarono, scoprirono quattro corpi senza vita ed un sopravvissuto, Mario Fruigerio, gravemente ferito, trasportato d’urgenza all’Ospedale Sant’Anna di Como, dove rimane poco meno di un mese. Le vittime sono Raffaella Castagna, 30 anni, disoccupata, aggredita con dodici coltellate poi sgozzata; Paola Galli, madre di Raffaella, 60 anni, anche lei accoltellata; Valeria Cherubini, vicina di casa, 55 anni, commessa, intervenuta per prestare aiuto; il piccolo Youssef, due anni e tre mesi, figlio di Raffaella. Frigerio è il marito della Cherubini, 63 anni, miracolosamente sopravvissuto alla strage.
Le prime indagini puntarono sul marito di Raffaella e padre di Youssef, Azouz Marzouk, con precedenti di spaccio, ma viene subito dimostrato che al momento dei fatti egli si trovava in Tunisia, in visita dai genitori.
I sospetti caddero sugli altri vicini di casa di Raffaella Castagna, Olindo Romano e Rosa Bazzi che vennero arrestati il 9 gennaio 2007 dopo un lungo interrogatorio. Frequenti erano i litigi e addirittura la Castagna era stata anche percossa una volta a seguito di una lite durante la notte di Capodanno del 2005, tanto che due giorni dopo la strage si sarebbe dovuta svolgere una causa civile tra le parti. Due giorni dopo l’arresto, l’ 11 gennaio 2007, Olindo e Rosa confessarono davanti ai magistrati di essere gli esecutori della strage, con attento e preciso riferimento di dettagli macabri ed agghiaccianti: a incastrarli anche la testimonianza del sopravvissuto Mario Frigerio.
Nonostante Olindo ritratti davanti al gup, dichiarandosi innocente, i coniugi vengono rinviati a giudizio e la prima udienza si tiene il 29 gennaio 2008: gli imputati si scambiano effusioni e se la ridono anche davanti alle immagini del cadavere del piccolo Youssef.
Condannati in primo grado ed in appello all’ergastolo con isolamento diurno per 3 anni, dopo la conferma della Cassazione il 3 maggio 2011, Olindo Romano e Rosa Bazzi si trovano tuttora a scontare la pena nel carcere di Opera: ma ora chiedono la revisione del processo.
Nelle varie udienze, entrambi i coniugi avevano sostenuto di aver confessato perché indotti a ciò dai Carabinieri, i quali in cambio avrebbero loro promesso pene basse e arresti domiciliari: la loro sarebbe stata tutta una messa in scena indotta dal miraggio di benefici. I giudici non poterono dare fondamento a queste parole, di fronte soprattutto alle testimonianze che confermavano che i coniugi avevano creato un clima di terrore all’interno del condominio e mai avevano dimostrato un comportamento amichevole nei confronti della Castagna, come invece gli imputati volevano far credere.
Nel frattempo, Azouz era ritornato in carcere, sempre per droga, a Vigevano e da lì fece arrivare un fax il 24 novembre 2008, proprio all’udienza in cui venne pronunciata la sentenza di primo grado, nel quale parlava di una visita di uno sconosciuto dai suoi parenti in Tunisia, durante la quale questo sconosciuto avrebbe dichiarato di conoscere i reali colpevoli della strage che ovviamente non erano i coniugi Romano.
Magari è sulla base di queste fantasiose teorie che si vuole riaprire il caso della Strage di Erba? Di certo c’è che i legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi stanno lavorando ad una richiesta di revisione del processo, anche sulla scorte delle dichiarazioni di Azouz Marzouk il quale ha nuovamente dichiarato in alcune recenti interviste che i coniugi “non sono i colpevoli, sono solo dei poveretti che stanno pagando per la loro ingenuità”. Gli avvocati Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e il professor Filippo D’Ascola sono già in contatto con degli investigatori privati per verificare la consistenza delle dichiarazioni di Azouz ed individuare elementi nuovi che possano comportare il proscioglimento dei loro assistiti e quindi l’ammissione della revisione.
Si ricorda, infatti, che la revisione è un mezzo di impugnazione straordinario, esperibile senza limiti di tempo, ma per poter essere azionato, necessita di requisiti tassativi, tra i quali il sopraggiungere di nuove prove che da sole o unite a quelle già valutate dimostrano che il condannato deve essere prosciolto.
Al momento, le nuove prove si basano sulle dichiarazioni di un uomo che, ad onor della cronaca, dopo l’assassinio di moglie e figlioletto, faceva serate in discoteca insieme a Lele Mora, essendo entrato nel suo entourage, nell’estate del 2007, dimostrando se non un forte dolore, sicuramente una gran voglia di apparire.
Pare che ci sia molto da fare per gli avvocati della difesa.

MOSE’ TINTI

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