Strage di Cristiani in Nigeria: quali risposte del diritto internazionale?

11 GIUGNO 2012-Un’altra domenica di sangue si è consumata in Nigeria, in realtà l’ennesima strage di Cristiani rivendicata dall’ormai famoso gruppo islamico Boko Haram. A sette giorni dalla strage di 15 cristiani nella chiesa di Bauchi (Nigeria centrale), ieri si è consumato un altro atroce delitto. Prima a Biu (nello stato nord orientale del Borno) dove un commando di 5 uomini ha aperto il fuoco contro i fedeli, uccidendone uno e ferendone diversi, due delle quali sembrerebbero in gravi condizioni di vita. Poco dopo, a circa 400 km su ovest dal primo assalto, un’autobomba è deflagrata davanti alla Christ Chosen Churc di Jos (Nigeria Centrale) uccidendo tre persone, compreso l’attentatore, ferendone una quarantina circa. “I miei parrocchiani non hanno paura in quanto comunità , perché i cristiani nigeriani non sono una minoranza religiosa isolata e minacciata, ma vivono l’angoscia in quanto cittadini guidati da un governo incapace di garantire la sicurezza in chiesa e in nessun luogo”, sono state queste le parole di Padre Matthew Kukah, vescovo di Sokoto (città del Nord Ovest a maggioranza mussulmana) alla stampa italiana. In Nigeria dunque la comunità religiosa cristiana non è al sicuro, anzi è decisamente minacciata dalla persecuzione da parte dei Boko Haram, un gruppo estremista islamico che con il passare degli anni si sarebbe trasformato in un vero e proprio gruppo terroristico supportato anche da Al Qaida. Il ministro degli esteri italiano Giulio Terzi ha condannato tutto ciò ribadendo ”il massimo impegno dell’Italia, nelle sedi internazionali e in primo luogo in ambito Ue, nel tutelare e promuovere la libertà di religione e nel fronteggiare la sfida posta dal terrorismo’. Il Ministro ha inoltre dato  istruzione a Ferdinando Nelli Feroci (rappresentante permanente italiano presso l’UE) di inserire la questione della tutela delle minoranze religiose nella prossima riunione dei 27 ministri degli esteri.  Il ministro della Cooperazione e integrazione, Andrea Riccardi, ha parlato di ”un disegno ormai chiaro di pulizia etnica e religiosa” sottolineando che la ”comunità internazionale non può più assistere a questo massacro di innocenti senza intervenire”. In molti paesi la questione dei diritti umani è centrale e di primissima importanza, non solo in Africa ma anche in molti paesi del Medio Oriente: basti pensare alle rappresaglie nei confronti dei cristiani copti in Nord Africa o nei confronti delle minoranze sciite nei paesi islamici. La pacificazione dei territori dei così detti “secondo e terzo mondo” diventa sempre più una questione cruciale e di livello globale ma, se si pensa all’Europa come quel grande progetto volto ad una pacificazione mondiale basata su regole universali e condivise, c’è da chiedersi se oggi quell’Europa esista e se abbia la forza per lavorare su questo fronte.

STEFANOPAGLIARINI
@PagliariniSte

D: Che cosa prevede il diritto internazionale di fronte a questi tipi di violenze a sfondo religioso? Ma soprattutto, può il nostro diritto internazionale avere voce in capitolo su una questione in cui sono coinvolti gruppi religiosi a noi vicini, ma che appartengono ad una nazione indipendente e sovrana come la Nigeria?

R: La “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” all’art. 18 recita che : «Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti

La violazione di tale diritto attraverso il compimento di stragi sanguinarie potrebbe essere fatta rientrare nel concetto dei c.d. “crimini contro l’umanità” con cui ci si riferisce (in particolare è la giurisprudenza a definirli) ad azioni criminali che riguardano violenze ed abusi contro popoli o parte di popoli o che comunque siano percepite, per la loro capacità di suscitare generale riprovazione, come perpetrate in danno dell’intera umanità.. Il concetto è spesso ma non sempre diversificato dai c.d. “crimini di guerra” intesi quali violazioni da parte di una o più persone, militari o civili, punibili, a norma delle leggi e dei trattati internazionali e relative al diritto bellico.

A livello internazionale esiste poi un organo, la Corte penale internazionale (CPI), che  ha giurisdizione sovranazionale e che può processare soggetti responsabili di crimini di guerra, genocidio, crimini contro l’umanità, gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra, commessi sul territorio e/o da parte di uno o più residenti di uno Stato parte, nel caso in cui lo stato in questione non proceda in base alla giurisdizione nazionale.
Non è da confondere con la Corte Internazionale di Giustizia anch’ essa con sede all’Aja. Uno Stato non parte non è tenuto a estradare propri cittadini che abbiano commesso tali crimini in un paese parte e attualmente non esistono strumenti di coercizione internazionali per spingere gli Stati non parte ad aderire alle richieste della Corte Internazionale.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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