Strage di Castel Volturno: A ‘Un giorno in Pretura’ gli atti del processo e le immagini della strage.

NAPOLI, 3 FEBBRAIO ’12 – I media l’avevano ribattezzata “La strage di Castel Volturno”. Ed è stato un autentico scempio. Una mattanza. Il sacrificio inaccettabile di troppe vite innocenti. Era giovedì 18 settembre 2008 quando un gruppo scissionista del clan dei Casalesi, guidato da Giuseppe setola (che era uscito dal carcere fingendosi non vedente), fece fuoco in strada uccidendo sette persone. Il bersaglio principale fu Antonio Celiento, un pregiudicato affiliato ai casalesi, titolare di una salagiochi a Baia verde. Ma a perdere la vita furono anche sei immigrati africani, sorpresi in una sartoria all’angolo di due strade della periferia di Castel Volturno. Erano sei ragazzi onesti, tutti giovanissimi (il più vecchio aveva trent’anni), giunti in Italia per vivere e lavorare. Ne vogliamo ricordare i nomi: Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams del Ghana, El Hadji Ababa e Samuel Kwako del Togo; Jeemes Alex della Liberia. Nessuno di loro era coinvolto in attività di tipo criminale, nè era in alcun modo legato alla camorra locale o alla “mafia nigeriana”, che in quei luoghi gestisce lo spaccio e prostituzione per conto della camorra locale. Il giorno successivo al massacro la comunità immigrata mise in piedi una vera e propria sommossa contro la criminalità organizzata e contro le autorità, chiedendo che gli assassini venissero assicurati alla giustizia, fu un episodio unico. Una presa di posizione forte e decisa. Un atto di coraggio che raramente si verifica tra la gente spaventata, e a volte omertosa, di quelle zone.

Il pm Alessandro Milita della dda di Napoli ha parlato di quanto accaduto in quel maledetto 18 settembre come di una “operazione militare”. “Una delle pagine più nere della storia criminale italiana”. In quei giorni Giuseppe Setola, detto o’ cecato, conduceva una campagna di vendette e ritorsioni. Da aprile 2008 a gennaio 2009, il gruppo criminale al suo comando si è reso responsabile di una mattanza dietro l’altra, uccidendo in tutto 18 persone: negozianti che non pagavano il pizzo, affiliati puniti per insubordinazione e parenti di collaboratori di giustizia che avevano inferto al clan Bidognetti colpi letali. I sei africani rimasti uccisi probabilmente erano stati scambiati per un gruppo di spacciatori nigeriani ribellatisi al controllo del clan. Invece non c’entravano nulla con la mafia. In Italia cercavano solo una vita dignitosa.

Il processo e l’approfondimento tv. La strage ha originato un processo. Un processo che in solo un anno e mezzo di udienze presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha portato alla condanna di Giuseppe Setola e dei suoi 4 complici, autori della mattanza e degli altri delitti. A partire da sabato 4 febbraio, per tre puntate, “Un giorno in pretura”, il programma condotto da Roberta Petrelluzzi, si è poi occupato della vicenda. Ha ripercorso le udienze tenute davanti la Corte di Assise presieduta dal giudice Elvi Capecelatro. Ha rievocato le parole dei magistrati e degli inquirenti chiamati come fonti di prova, i fatti di quella tragica notte, i 9 mesi di latitanza di Setola, e i delitti compiuti dai suoi uomini. Sono apparse anche delle fotografie, a sintetizzare l’orrore di quella scia di sangue che ha macchiato la provincia di Caserta, detta oggi la “terra di Gomorra”.

FEDERICA FIORDELMONDO

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